Pubblicato da: lastejan | 20/10/2018

Il Grande Capriccio e il bagno a secco

I “terrible twos” non si chiamano così a caso. Sono quel periodo infernale tra i 18 e i 36 mesi (come la forma di Parmigiano, sì) in cui i bambini, pur conservando l’aspetto esteriore di angelici coniglietti puffolosi, sono posseduti da un demone azteco che si sta vendicando dei coloni europei.

Dopo il talco, l’immancabile saccheggio del labello (ogni bambino deve saccheggiare almeno un labello o la sua infanzia non sarà stata degna di essere vissuta), lo srotolamento della carta igienica e l’apertura del pannolino pieno di cacca sul tappeto, Ranocchietta ha completato con successo due ulteriori tappe dell’essere un tappo: il primo grande capriccio e lo svuotamento di un flacone di [detersivo, shampoo, struccante, profumo]. Inserite voi il prodotto preferito, a patto che sia molto velenoso, molto costoso, molto puzzolente o tutte e tre le cose insieme.

Il Primo Grande Capriccio arriva sempre inaspettato, anche se il comportamento stronzoide degli ultimi giorni avrebbe dovuto metterci in allarme. Capriccetti durante le passeggiate, rifiuti i cibi non abbastanza graditi, prepotenze. Ma in realtà non te lo aspetti mai, e quando succede per prima cosa ti spaventi: “Oddio, come urla! Sta male? Gli fa male qualcosa? Guarda come inarca la schiena, e sbatte le gambe, deve avere dei dolori atroci! O povero piccino, vieni q… no, non mi picchiare! Ma hai visto? Mi picchia! No no, tesoro, sono io, sono la m… AHIA! Ma è fuori? Chiamiamo il medico, è impazzito!”

Non è impazzito: è stronzo. Solo che tu non lo sai e ti preoccupi da morire, perché queste scene sono fatte apposta per demolirti dall’interno e obbligarti a cedere. Al primo figlio ancora non sai cosa sia e chiedi aiuto a parenti, amici, anche al pediatra: signora, sono capricci. Non lo assecondi, non lo rimproveri, lo ignori e stia solo attenta che non si faccia male.

Allora tu ti costringi a resistere alle lacrime e agli urli, al lancio di oggetti, alla schiena inarcata in un parossismo di sofferenza dell’anima: non ha niente, è solo un capriccio, non ha niente.

Alcuni cedono alle lacrime, si sciolgono, concedono e permettono, e alla fine diventano due perfetti genitori ammaestrati a cui basta un labbruzzo sporto all’infuori o un respiro trattenuto un po’ a lungo per prostrarsi ai piedi del pargolo e obbedirgli. Mission accomplished, bambino, batti cinque.

Altri cedono alla violenza, perché bisogna ammettere che ti fanno venir voglia di spolverare loro il sedere col battipanni, e anche lì il risultato, si sa, è catastrofico. Non c’è neanche bisogno di parlarne, no?

Se resisti è una strada lunga e difficile, ma alla fine avrai un bambino equilibrato, il miglior premio che si possa ricevere. Uno che sa accettare rifiuti e sconfitte, per dire. Roba rara.

Al primo grande capriccio del secondo figlio, il dubbio che stia male dura pochissimi secondi, poi ti ricordi: ah, giusto. Vai, figliolo, urla più che puoi, sbatti i piedini e contorciti. Dai, che puoi urlare più forte di così, fammi vedere cosa sai fare.

Al terzo, figuriamoci.

Così ieri Ranocchietta di ritorno da una passeggiata ha fatto il suo Primo Grande Capriccio e, dal suo punto di vista, è stato un fiasco: c’erano gli urli belluini, le lacrime, i contorcimenti, le gambe che sbattevano senza posa, la schiena inarcata!, il moccio, i singhiozzi… niente. La madre insensibile usciva ed entrava dalla stanza e il padre degenere non se ne è neanche quasi accorto. “E’ successo qualcosa?” “Naa, capriccio”.

Perfino i fratellini, allarmati, dopo una breve spiegazione (“capriccio”) si sono seduti sul divano e hanno assistito allo spettacolo da circo offerto gratuitamente dal piccolo. Solo il Pupino, non avendo mai visto una cosa così da spettatore, si è impietosito e ha provato ad accarezzarlo per calmarlo, ma i pugni e i calci rotanti che volavano l’hanno presto convinto ad allontanarsi.

Alla fine singhiozza solo. “Finito il capriccio?” “Sì.” “Bene, dai, andiamo a lavare la faccina. Vuoi un grissino?” “Sì.” Bon, finita.

Oggi ci ha riprovato a pranzo: non voleva pane, solo formaggio e prosciutto. Dopo dieci minuti di urli e minacce (giuro, ci minaccia col ditino), ha rinunciato e si è mangiato anche il pane.

Però si vendica, inconsapevolmente, con quelle azioni per cui vorresti iscriverli a un asilo diurno e notturno per i prossimi due anni, per non doverci passare: “Qua qua.”, e mostra contento il flacone del bagnoschiuma per bambini. La faccia è lucida, le manine anche, quindi… se l’è bevuto. Corsa in bagno, bestemmie contro chi produce i bagnoschiuma al sapore di “tuofigliolovorràbere”, lavaggio di faccia e mani, infine messa in sicurezza del bagnoschiuma. Dove?? Dove cavolo lo metto? Qualunque “in alto” esista in casa è ricoperto di oggetti e flaconi fragili e pericolosi. Dove?? Sul piattino del sapone nella vasca, ok.

Poi tutto cuccioloso viene da me, mi sale in braccio, io lo accarezzo e scopro che le gambe sono appiccicose… se l’era spalmato su tutto il corpo! Di nuovo in bagno, lo infilo direttamente nella vasca, lavo, asciugo, rivesto e infine… scopro che i miei pantaloni sono ricoperti anch’essi di una patina appiccicosa e al profumo di melone.

E niente, ora sparisco nuovamente perché sta cercando di aprire una banana con il forchettone degli spaghetti.

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Responses

  1. Blop aveva iniziato i terribili due molto presto, più o meno alla nascita direi. BlopBlop sembrava esserne quasi immune, ma da qualche settimana ha deciso che i capricci sono molto divertenti e si sta lanciando nelle sperimentazioni. Solo che abituati a quella belva (ehm) di suo fratello, quasi non ce ne accorgiamo e lui si lascia sempre convincere da “vuoi un biscotto?” diventerà obeso di questo passo.


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