Pubblicato da: lastejan | 27/08/2018

Fine estate e ferite di guerra

Di cose ne abbiamo fatte: un paio di montagne, raccolta di fragole e lamponi, marmellate, rettilario, parchi vari, tanti bagni, ieri il circo (che odio e mi ha messo addosso una tristezza indicibile, ma una promessa è una promessa), musei all’aria aperta, escursioni di vario tipo. Mi sembra sempre troppo poco, forse perché vorrei fare troppo, ma il mio ideale è quello di una persona con tre bambini camminanti, e invece ne camminano solo due e mezzo. Stiamo eliminando il passeggino, ma ancora un po’ Ranocchietta ha il diritto di accovacciarsi a terra e rifiutarsi di proseguire, e io ho il diritto di accorciare i percorsi per non doverlo portare in braccio.

Abbiamo ancora davanti a noi una gita su un monte friulano, anche meta di pellegrinaggio, ma certamente non il nostro, dove si sale con la cabinovia e fanno ottime tagliatelle al sugo di cervo. Voglio ancora andare al museo cittadino e provare a fare salire tutti e tre i nani sulla torre campanaria. Non siamo stati ancora al mega modellino di treni, una mancanza a cui devo rimediare se non voglio essere privata del titolo di madre.

Mi chiedo quali siano le cose di cui si ricorderanno i bambini delle nostre estati. Io mi ricordo dei giri infiniti in bicicletta intorno all’albero del piazzale sotto casa. Di più non potevamo fare perché abitavamo sulla statale e quello era l’unico posto. Mi ricordo delle fontanelle di acqua gelida e buonissima in montagna e dei balconi straripanti gerani. I parchi giochi, soprattutto i girelli, e andare così in alto sull’altalena fino a rischiare di fare il giro (mi sembrava). Quelle rarissime volte al circo – anche se già allora mi metteva tristezza – e le telefonate serali a mio papà dalla cabina telefonica, che se avanzavano 200 lire potevo chiamare la mia migliore amica. Il caldo terribile e le cicale che non stavano mai zitte, le rondini che cinguettano ininterrottamente dietro le nostre persiane, sempre accostate per non fare entrare il caldo. E leggere, leggere, leggere in continuazione.

Il Pupo legge in continuazione. Il Pupino comincia a interessarsi, anche se non ha la costanza di stare tanto seduto a leggere. Sarà perché non sa ancora leggere, deve essere frustrante, però sia lui che Ranocchietta ogni tanto si siedono e si guardano un libro dalla prima all’ultima pagina.

Disegnano in continuazione: Ranocchietta scarabocchi monocromatici che sconfinano su tavoli, fogli dei fratelli, pavimenti. Il Pupino ama ritagliare quello che disegna, quindi abbiamo navi da crociera e camion dei pompieri ritagliati un po’ ovunque. Il Pupo ha la vocazione da Torquato Tasso, ma in versione Uderzo&Goscinny: sta lavorando da settimane a una monumentale avventura di Asterix e Obelix, in cui sostanzialmente succede la stessa cosa che succede sempre nelle loro avventure, cioè arrivano i Romani e loro li pestano e infine i Galli festeggiano. Però siccome un numero di Asterix deve avere tante pagine, succede tutto a ripetizione: quanto è bella la Gallia, arrivano i Romani, pestiamo i Romani, festa. Tornano i Romani, pestiamo i Romani, festa. Andiamo a passeggiare nel bosco dopo la festa, incontriamo i Romani, li pestiamo, festa. I Romani si vogliono vendicare, li pestiamo, festa. In pratica mio figlio convalida tutte le teorie di Propp sulla struttura fondamentale della fiaba “situazione iniziale, rottura dell’ordine delle cose, missione, vittoria dell’eroe”. A volte il Pupino cerca di imitarlo e non solo copia i personaggi, ma anche i fumetti in sè, e siccome non sa scrivere copia le parole come se fossero immagini, un po’ come quelle istruzioni per l’uso scannerizzate dai cinesi che producono frasi fantasiose come “TIPAPE IA IEVA PEP USAPE DISPOSLTIUO” e tu non sai se ridere o piangere.

Tutti e tre sono pieni di lividi e graffi conquistati nei modi più disparati. Il Pupino è sempre il maestro delle botte in testa, adesso ha ancora le tracce di una testata contro un tavolo da ping pong. Il Pupo è pieno di lividi causati dalla sua lunghezza spropositata che lo fa sbattere contro spigoli e maniglie mentre cerca di riprendere le misure al mondo circostante a ogni balzo di crescita. Ranocchietta è quello con le robe peggiori: si è grattugiato un avambraccio sull’asfalto e poi lottando coi suoi fratelli si è aperta la crosta liberando fiumi di sangue e creando una crosta ancora più orribile. Brr. E poi ha cercato per gioco di appendersi a suo fratello medio, strangolandolo, e così il San Bernardo che è nel Pupo l’ha fatto balzare in sua difesa: l’ha spintonato e gli ha chiuso la porta sul mignolino del piede, cosa di cui poi si è amaramente pentito. Unghia rotta, poi staccata, aaah, orrore, una delle cose più brutte mai viste sui bambini. Ora dovrebbe rispuntare quella nuova. Lui ci guarda e fa “Bleah.”

E bon, vediamo come sarà il resto dell’estate. Dopodomani si festeggiano i due anni di Ranocchietta e il dieci di settembre ricomincia la scuola, nonché l’ultimo anno di asilo del Pupino e l’ultimo a casa di Ranocchietta. Sarà un anno interessante.

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Responses

  1. Nooo l’unghia staccata no, é orribile. Qua giusto ieri BlopBlop ha dato una facciata e gli si é rotto un pezzo di dente, questa estate é stata abbastanza sanguinolenta e mio marito continua a dirmi “ed é solo l’inizio”.

    • aaaah, il dente! anche jochi se l’era scheggiato grazie a un diabolico sgambetto di suo fratello grande. spam, facciata sulle piastrelle, dente scheggiato e labbra spaccate. quante gliene abbiamo dette!
      l’unghia è rispuntata. meno male, temevamo già di doverlo chiamare “ivar boneless” come il figlio di ragnar lothbrok di vikings.


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