Pubblicato da: lastejan | 12/07/2018

Di studenti rognosi, libri gratis e solidarietà fra colleghi

Insegnare all’università è molto bello: oltre a fare davvero figo quando lo racconti, gli studenti sono in generale molto beneducati e timorosi, visto che a fine anno avranno un voto. Si scusano se non vengono, offrono di fare compiti extra, alcuni mi chiamano “Frau Professor”, facendomi morire dal ridere.

Tutto ciò però può cambiare quando tocchi loro una cosa: la media. La loro dannata, inutilissima media. Ci tenevo anche io alla mia media, ma mi rendevo conto che era una mia responsabilità: se toppo un esame, si abbassa. Non immaginavo l’inutilità della media dei voti nel mondo degli adulti, e non ho mai voluto credere a chi mi diceva “Tanto poi dopo la laurea non serve più a niente”.

Non serve più a niente davvero, non gliene frega niente a nessuno. Al massimo può essere argomento di aneddoti fra colleghi o amici, ma non ha influsso su un’assunzione, non serve scriverlo nel curriculum. Se hai un 110 e lode, magari, ma c’è così tanta gente che lo prende che ormai anche quello è diventato retorica. Io ho preso 108, embè? A un certo punto non te ne frega niente neanche a te.

Loro però ci sono dentro, la media è sacra, e così mi si sono scatenate contro due serpi velenose: una secchiona a cui ho rovinato la media e un’asina che ha paura dell’ennesimo brutto voto, che puntualmente ha preso. La seconda mi ha scritto lamentandosi del voto, l’ho incontrata ieri sacrificando il mio tempo libero e l’ho messa a tacere mostrandole il suo test: Caporetto. Ci tenevo a vederla perché volevo anche dirle che non la lascerò sbrodolarsi nell’autocommiserazione, ma il prossimo semestre cercherò di farla migliorare. Che il brutto voto se lo merita, ma ammiro il suo tentativo e il suo amore per l’Italia e la aiuterò.

Il problema è che questa scema nel frattempo aveva fatto una cosa perfida: sia lei che l’altra, che ha preso un “discreto”, macchia indelebile nel suo libretto immacolato, hanno pensato bene di fare dei reclami “anonimi” a un mio superiore e a un mio collega (che chissà perché pensavano fosse un mio capo). Non sto a dirvi tutte le cattiverie e bugie che hanno scritto, il succo è che sono simpatica, ma incapace, e per colpa mia loro non hanno imparato niente.

Alla prima mail il mio collega ha detto: “Guarda che è arrivata questa mail. Te lo dico per avvertirti, ma stai tranquilla che è solo un’opinione negativa e si capisce che è uno studente scontento.” Alla seconda: “Adesso basta. I contenuti delle mail sono molto simili, e io mi vedo costretto a reagire.”

PANICO. ORRORE. FURORE. Urli di rabbia e disperazione, le mie imprecazioni scuotono il palazzo, finché il giorno dopo, con calma, non lo chiamo e scopro che intendeva: “Le studentesse si sono messe d’accordo e sono due serpi, ora bisogna rimetterle al posto loro, ma come si permettono?” Oh, ok.

Non so bene poi cosa intenda fare, ma credo che voglia portare la questione della diffamazione gratuita dei docenti al consiglio direttivo. Intanto io però sono tranquilla, perché so che gli insegnanti sono dalla mia parte, che sono una di loro e si fidano delle mie capacità.

Certo, non sono un’ingenua: cercherò di migliorare nei punti in cui mi criticano, anche se ingiustamente, così da rendermi inattaccabile. E cambierò il modo di rapportarmi con loro: meglio un po’ meno simpatica, ma che accettino la mia autorità di insegnante.

Nel frattempo ho fatto una cosa che sognavo da sempre: ho chiesto delle copie saggio per l’insegnante a una casa editrice! Sono due libri che vogliamo usare il prossimo semestre, ma che volevo vedere dal vivo prima di metterli con sicurezza nel programma del corso. Vista la debacle col libro precedente (che non avevo scelto io e che era una novità che volevano provare), devo stare attenta a prendere un buon libro. Beh, me li hanno mandati davvero, e con una cortesia squisita. E sono pure belli! Forse è un po’ infantile, ma è da quando compravo al “Libraccio” i libri delle superiori, e vedevo quel talloncino tagliato “Copia saggio per l’insegnante” che pensavo a quanto sarebbe stato bello essere un’insegnante e avere i libri gratis. Almeno qualcuno, insomma, perché costano 30 euro a botta e non posso ridurmi in mutande solo per farmi un’idea del contenuto. E poi mi sento riconosciuta come insegnante, che per me è una cosa bellissima. Con la DA non abbiamo mai chiesto libri, non credo che a nessuno sia venuto in mente di farlo, ma con l’uni ho l’indirizzo email personalizzato e suona già più professionale. E quanto mi piace!

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