Pubblicato da: lastejan | 05/07/2017

Vita dietro le sbarre

Dopo innumerevoli sicure previsioni i muratori hanno tirato su l’impalcatura. C’hanno messo un secolo, non so quante volte hanno iniziato e poi smesso senza motivo apparente.

Tant’è che ora siamo circondati dai tubi Innocenti e da un lato sentiamo gli imbianchini dell’ex-Jugoslavia che chiacchierano di chissà cosa, dall’altro i muratori austriaci, scuri peggio di mia sorella in estate, ci allietano passando a dorso nudo davanti alle finestre del salotto (purtroppo hanno tutti le tettine e la panza) gridandosi ordini con un dialetto da scaricatori di porto. Di porto di lago, perché sono di qui.

E’ brutto come me l’ero immaginato: tengo le finestre chiuse per la puzza, il rumore, la polvere, tengo gli avvolgibili abbassati perché detesto l’idea che mi guardino in casa e così pare di stare in una cripta. Non avevo calcolato l’effetto sul mio umore: prenderei tutti a calci. Tra poco andiamo in vacanza e mentre l’Uomo tornerà presto, noi resteremo via più a lungo – a seconda di quanto riusciamo a sopportarci con mia zia – perché così non si vive proprio. Passerei tutte le giornate fuori, ma si sa che con 5 esseri umani le lavatriciate e la preparazione dei pasti occupano svariate ore al giorno. Odio.

Oggi ho fatto una cosa molto bella, per cui ero molto agitata, che è andata benissimo, per cui ora sono ancora più agitata: sono andata nel capoluogo di regione alla scuola superiore di musica, quella dove ci si laurea in musica, e ho suonato davanti al professore di clarinetto. Non era un esame né un’audizione, gli ho chiesto consiglio su come continuare, visto che (giustamente!) mi sfrattano dalla scuola musica per far posto ai bambini e ai ragazzi.

Ho suonato abbastanza bene, giusto un po’ di labbro tremolante per la tensione a fine brano, e ho ricevuto molti complimenti. Il riassunto è: su di me si può lavorare e tirar fuori qualcosa di buono. Il fatto che l’abbia detto un veterano di orchestre sinfoniche nazionali mi riempie di orgoglio e di gratitudine per la mia insegnante – e di ansia per il futuro. Potrei andare a studiare lì, con quelli bravi. Sarei come al solito più vecchia di 15 anni rispetto alla media, ma potrei. Ho spiegato che ancora non mi sento di lasciare Ranocchietta a qualcuno, quindi non so se posso davvero fare domanda quest’anno… “Ah, ma per me se lo può pure portare, a me mica dà fastidio.” Quindi potrei davvero.

Mi iscriverò all’esame di ammissione a settembre e vediamo come va e se ha posto, perché è tutto da vedere. Guardando molto in là nel futuro, potrebbe aprirmi la strada a uno studio magistrale all’università per poi insegnare musica e italiano, o un’altra materia umanistica, perché potrei farmi convalidare le lauree e gli anni di insegnamento e fare solo quello che mi manca.

Suona tutto talmente ideale e perfetto che mi viene ancora più ansia.

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Responses

  1. Adesso non ti rimetto la marcia trionfale, anche se la meriteresti, solo perché l’ho già messa. Ti propongo invece questa cosa qui, che penso dovresti trovare interessante
    https://ilblogdibarbara.wordpress.com/2013/09/13/musica-spazzatura-2/


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