Pubblicato da: lastejan | 02/06/2017

Impalcature

Con un giorno di anticipo rispetto a quello annunciato e con un mese di ritardo rispetto a quando ci hanno costretti a svuotare i balconi, il 31 maggio hanno iniziato a costruire l’impalcatura. Lato cucina-camera mia, in una mattina avevano tirato su due piani di roba.

Due giorni dopo, sono ancora lì. Ogni tanto vengono, vanno in giro a petto nudo – in alcuni casi per la gioia della sottoscritta – coi nomi tabbozzi dei figli tatuati alla Robbie Williams e bevono. Bevono acqua e tè freddo, e questo noi lo sappiamo perché sono tanto maiali da lasciare le loro bottiglie dappertutto, per terra, sul muretto, nell’aiuola, un tappeto di bottiglie di plastica piene e vuote. Non ho però capito cosa vengano a fare, perché l’impalcatura è sempre alta uguale e stanno per periodi sempre più brevi. A questo ritmo, chissà quando arriveranno al mio balcone e chissà per quanti mesi dovremo sentire trapanare la facciata. Li odio già.

Il Pupo sogna di arrampicarsi sull’impalcatura, il Pupino probabilmente zitto zitto lo farà. Ranocchietta non lo sa, ma è un problema anche per lui, perché io col passeggino quasi non riesco a passare e se va male devo passare dal garage, se va malissimo portarmelo in collo, quando ormai pesa di sicuro più di dieci chili.

Ma non parliamo di queste cose sgradevoli. Diciamo di cose belle.

A Ranocchietta è spuntato un dente. Ieri mattina, dopo che ormai mi ero rassegnata a frullargli il mangiare fino alla maggiore età. Sono molto contenta.

E’ un bambino così delizioso che non so cosa dire: dorme bene, mangia tutto quello che gli propino, le sue cacche non fanno più esplodere il pannolino. E’ sempre di buon umore. Se proprio vogliamo trovargli un difetto, cerca di mangiare la mia collezione di libri da cucina, e questo un po’ fastidio mi dà, ma immagino che si tratti di resistere per un annetto, poi si metterà a mangiare altre cose.

Il Pupino è anche lui un bambino delizioso, coccoloso, ciccioso. Piagnone, anche, e piuttosto codardo, e anche un po’ bugiardo, ma poi sorride e gli vengono gli occhi come due spicchi di mandarino, ti biascica un “Mamma ti vojo bene” e gli si perdona anche l’ennesimo capriccio. Non è più molto geloso del fratellino piccolo, a volte addirittura ci gioca senza usarlo come se fosse un pupazzo di gomma, ma solo a volte.

Il Pupo invece ci sa giocare eccome, con Ranocchietta, ma solo se vuole lui, spesso quando io non voglio. Ah, ma un giorno gli vomiterà addosso, e allora capirà perché non lo deve far saltellare dopo mangiato!

Ora non c’è neanche, il Pupo: è andato di corsa, come ho visto dal balcone, dal suo amico M., che questa settimana ha passato due pomeriggi da noi. Il terzo l’ho preso in contropiede e sono uscita con tutti i bambini. Alle cinque mi ha chiamata col cellulare del padre: “Dove siete??”, un po’ imperioso. “Fuori.” “Ma come? Dove siete fuori?” A’ coso, guarda che non ti abbiamo adottato, eh? “E quando tornate?” “Caro M., scusa, ma cosa ti importa?” “Eh, quando tornate può venire il Pupo da me, più tardi?” “Guarda che è tardi, non c’è mica più tempo per venire da te.” “Allora vengo io!” “No, guarda, sei tanto caro, ma oggi no.”

E quindi oggi il Pupo è da lui. E immagino che la prossima settimana toccherà di nuovo a noi ospitarlo. E’ un bambino che non ama stare a casa propria e i cui genitori sbolognano volentieri, quindi ha delle fasi in cui è ogni giorno a casa dello stesso compagno di classe. Prima dal bullo, finché non ha capito che non avrebbe smesso di pestarlo e quindi non era suo amico, poi dalla figlia della mia amica, e ora viene da noi. Per lo meno è beneducato e simpatico, e poi un po’ mi piace far finta di essere una persona socievole.

L’Uomo dice che è la nemesi storica, perché lui da piccolo andava ogni giorno a casa del suo migliore amico, perché da lui non c’era nessuno e doveva riscaldarsi e mangiarsi il pranzo da solo. Dopo due mesi di visite quotidiane, la mamma del suo amico gli ha chiesto cortesemente di venire un po’ meno. Io gliel’ho detto già il secondo giorno.

Sicuramente ci sono altre mille cose da raccontare, per esempio dell’ennesimo bernoccolo del Pupino, dei miei progetti lavorativi che vanno benissimo, ma anche stanotte ho dormito molto poco e non connetto abbastanza da scrivere altro. Sarà già un miracolo se non troverete errori di battitura.

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Responses

  1. Due giorni, hai resistito due giorni. Rido.

    • Sì, poi il giovedì abbiamo saltato perché siamo andati dalla mia amica, ma mi ha chiamato al cellulare per chiedere perché non fossimo a casa. Venerdì ho lasciato andare il Pupo da lui, e un’ora dopo erano tutti e due da me. Sabato ho dimenticato il telefono su “muto”, e ho trovato una sua chiamata persa, ieri me lo sono trovato davanti alla porta e l’ho rispedito a casa, dicendogli che il fine settimana e i festivi NO.
      Oggi chissà, è festa.

  2. no aspetta, ma seriamente? Gli hai dovuto dare gli orari di visita? E’ un bambino intraprendente, o molto solo. Un po’ mi fa pena. Ma certamente, festivi e weekends sono per la famiglia. Ci sarebbe dovuta arrivare anche sua madre/suo padre, se solo si fossero soffermati a pensare. Come minimo ti dovevano chiamare. Ma a me sembrano fantasmi, così.

    • Non credo che sappiano dove va. Lui prende la bici ed esce, e a un certo punto la sera torna. Qui è abbastanza comune lasciar giocare fuori casa i bambini anche di sette-otto anni, però proprio lasciarli girare per il quartiere è raro. La mia vicina tedesca lo fa, però noi siamo dell’idea che lo faccia per seguire la legge della natura, tipo “survival of the fittest” 😀


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