Pubblicato da: lastejan | 23/05/2017

L’esilio

“Dal 22 al 25 verrà rifatta la pavimentazione dei pianerottoli del terzo, quarto e quinto piano. Quando questo avverrà, sarà vietato camminare sul pavimento fino alle ore 17.”

Con questo oscuro messaggio, l’amministrazione ci ha annunciato una delle scomodità più grandi di quest’anno. Non abbiamo capito cosa intendessero dire finché non abbiamo visto cosa è successo agli abitanti di piano terra, primo e secondo piano: due operai piuttosto stupidotti hanno sigillato porte di casa e scale con il nastro adesivo.

Così, senza eccezioni: una volta strappata la vecchia moquette e spalmato il cemento fresco, nessuno poteva più entrare né uscire di casa.

Dei coglioni, in pratica. Come se in un palazzo con 58 appartamenti si potesse impedire per 6 ore al giorno alla gente di entrare e uscire. E infatti la gente è entrata ed è uscita ugualmente, lasciando impronte (di scarpe e di zampe, ché voglio vedere come spieghi al cane che oggi la deve fare nella sabbietta del gatto) che poi hanno irrimediabilmente macchiato il pavimento dell’ascensore, delle scale e penso anche delle loro case.

Noi del 3°, 4° e 5° non credo che abbiamo lasciato impronte, ma ieri è stata proprio una giornata del cavolo: dalle 8 in poi rumori spaventosi, alle nove uscendo mi sono dovuta sorbire la predica che poi non sarei più potuta ripassare – “Oh, mi scusi, signor operaio, allora lascio perdere tutto: appuntamenti, lavoro, figli. Che restino fuori fino alle cinque, sopravviveranno, gli butterò un panino dal balcone.” Non gliel’ho detto, tanto non avrebbe capito. Il piano era prendere le scale e poi dall’ultimo scalino entrare direttamente dalla porta, visto che per fortuna abitiamo a fianco delle scale.

Sono andata bel bella a lezione di musica, e mentre tornavo l’Uomo mi ha chiamato, annunciandomi feralmente che col cavolo che saremmo potuti tornare a casa, perché sarebbe stato impossibile far passare i bambini da una scala all’altra evitando il cemento. Quindi? Quindi suoceri.

Siamo andati a pranzo con loro e dopo siamo andati al lago, dove tutto sommato abbiamo trascorso un piacevole pomeriggio: il Pupino si è fatto graffiare da una gatta, il Pupo ha mostrato fiero i suoi quaderni di scuola, Ranocchietta è stato ingozzato da suo nonno con cookies e ciambella, cosa che mi fa incacchiare, ma certo meno dell’insalata al rum. Io però ero molto nervosa, perché alle sei e mezza avevo lezione di italiano e non avevo con me i miei libri, non potevo prepararmi e sapevo che appena tornata a casa avrei dovuto preparare la lezione, sistemare i pupi e magari anche lavarmi, visto il caldo torrido. Però non potevo farci nulla, ho cercato almeno di rilassarmi e godermi il bel tempo, e alle cinque e mezza, chissà perché così tardi, siamo ripartiti. E tornando cosa è successo?

E’ successo che l’Uomo mi ha chiamata in panico, e che io per fortuna ho deciso di rispondere col vivavoce, anche se normalmente mentre guido ignoro il telefono, e mi ha avvertita che stava arrivando una tempesta di grandine, e che ci stavo proprio entrando dentro, perché era sopra la città e stava andando verso il nostro quartiere.

Merda.

Ho ingranato la quarta e sono corsa come una pazza nell’unico posto che avrei fatto in tempo a raggiungere, forse!, prima che si scatenasse il finimondo, il garage del mio palazzo. Per fortuna l’ho trovato aperto e mi sono fiondata dentro, mentre fuori si sentiva già rumore di pietre, che però non erano pietre ma grandine.

Salvata la macchina, ho avuto anche la fortuna di incontrare la vicina, che mi ha tenuto Ranocchietta mentre io parcheggiavo in modo meno maleducato possibile e lasciavo un biglietto di scuse con numero di telefono e di citofono.

L’Uomo è dovuto rimanere in ufficio un’ora in più prima di poter tornare a casa, e poi, passata la tempesta, ha portato la macchina nel garage dell’ufficio, dove sa che non è occupato.

L’allerta meteo è finita alle sei di stamattina, mentre ieri sera e nella notte si sono sentite le sirene dei pompieri passare in continuazione. La mia lezione è stata annullata, ma un allievo per arrivare puntuale ha pensato bene di non guardare il cellulare ed è passato proprio in mezzo all’Apocalisse.

Stamattina abbiamo trovato tombini tappati, qualche mezzo allagamento, alberi sbattutini e molte foglie, mucchietti di ciottoli e grandine qua e là, intonaci sbriciolati, ma tutto sommato non è stato niente in confronto a due anni fa, e stiamo tutti bene. Fiuu.

Oggi non ho grandi obiettivi, mi basta che sia un po’ più tranquillo di ieri.

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