Pubblicato da: lastejan | 23/04/2017

La cosa del balcone

Sono anni che spero che rifacciano la facciata del mio palazzo. Da quando è spuntata quella macchia di muffa, e poi è spuntata in un’altra stanza e abbiamo capito che il problema era il muro nord della casa. Da quando, soprattutto, dei vicini che abitano sopra di noi ci hanno detto che tutti, al lato nord, hanno quella muffa, che quindi è sicuramente la facciata.

Rifanno anche i balconi, che non sono pericolosi o pericolanti, ma solo brutti e sciupati, e va benissimo così.

Queste sono le cose positive.

Quelle negative: un paio di settimane di smartellamenti per montare le impalcature, per cominciare. L’anno scorso hanno dovuto rifare due facciate per via della grandinata di due anni fa ed è stata una cosa infinita, tutta un’estate di smartellamenti, e non era interessato nessun lato del nostro appartamento. Un rumore incessante e snervante. Quest’anno ce l’avrò da tutti i lati: camere, cucina, salotto.

Inoltre per rifare il balcone bisogna svuotarlo completamente di qualunque cosa ci sia sopra. Entro il primo maggio e probabilmente fino a fine agosto. Ho detto addio alle viole del pensiero e alle primule, che qui durano ancora un po’, trapiantandole sulla tomba della bisnonna, stamattina. Che strano, io che non vado neanche sulle tombe della mia famiglia, perché mi fanno star male, sono stata mezz’ora a rimestare nella terra dove è sepolta la nonna di mio marito, e suo nonno che non ho mai conosciuto e altri parenti mai visti né sentiti nominare. Sarà una sorta di ammenda appena sotto il pelo della coscienza per non essermi mai voluta occupare delle tombe che per me significano qualcosa. Il fatto è che per me le tombe non significano niente, se non il ricordo più spiacevole legato a quella persona, la morte. Fosse per me, farei compostare tutti. Invece ero lì, stamattina, a cercare di abbellire quel ricordo dei nonni di mio marito, dove lui va spesso ma non fa giardinaggio, e dove mia suocera va solo un paio di volte l’anno con infinito scazzo per mettere un lumino e lamentarsi di quanta fatica le costa. E’ una tomba triste, senza fiori, con un sempreverde che non riesce neanche ad allargarsi, lasciando la metà brulla e grigia. Beh, ora è colorata. Alla bisnonna sarebbe piaciuto così.

Così, dicevo, ho tirato giù tutti i vasi appesi. La lavanda la parcheggerò alla casa al lago, non so ancora se piantarla lì e separarmene o se riprenderla a fine lavori. Ho una rosa, che poco fa ho scoperto essere piena di afidi, porca pupazza, che lascerò dalla mia amica che ha un giardino immenso. La salvia… boh. La metto sul davanzale? Non so. Il rosmarino sembra morto. L’alloro è morto di certo. L’alloro qui non cresce, mi devo rassegnare. Devo trovare una sistemazione per tutti i vasi, uno scaffale di vetro che avevamo trovato in casa e viene bene come portavasi, il tavolino e le sedie pieghevoli, le scale. In pratica sono spacciata.

Avere il balcone vuoto mi fa una tristezza infinita. Mi dà proprio tanto, ma tanto fastidio. Non so perché, ma mi rende triste. Eppure a fine estate potrò usarlo di nuovo, potrei mettere dei fiori autunnali… no, niente, sono triste ugualmente.

E poi c’è la parte forse peggiore in termini pratici: come minimo durante il rifacimento del mio piano, al massimo però per sei settimane e oltre, le mie finestre saranno coperte dalle impalcature e penso ricoperte da una protezione quando ridipingeranno. La vicina col marito vecchietto che si fa le canne ha detto che ci saranno montagne di polvere e non si potrà quasi mai aprire la finestra, lei c’è passata l’anno scorso con un lato (cucina e camera) e quest’anno tocca all’altro (salotto e altra camera). Quindi sporco, buio, puzza di chiuso, puzza di vernice, rumore, operai che ti passano davanti alle finestre.

C’ho una “Weltuntergangsstimmung” che non vi dico. Un “umore da fine del mondo”, per descrivere quando ti senti tetro e privo di speranze. Dio che scazzo. Tutta l’estate con rumore e finestre chiuse. E i sonnellini di Ranocchietta? Come farà a dormire con martelli pneumatici e trapani al lavoro?

Potrei anche trasferirmi nella casetta della bisnonna al lago, ma prima ci sono da fare pulizie più che radicali prima che mi sogni di passare lì dentro più di mezz’ora al giorno. Vi dico solo che la cosa meno schifosa sono le cacche di ghiro. E io ce n’ho per le palle di ripulire aggratis un decennio di sporco accumulato in una casa non mia, mentre ho almeno tre cose – tre esseri viventi – molto più importanti, e molto più miei, di cui occuparmi.

Uff.

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Responses

  1. Buona, che poi alla fine del mondo ci sono cose belle che ti aspettano!

    (pensa un po’: quando è uscita tu non eri ancora nata, e io ero ancora vergine!)


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