Pubblicato da: lastejan | 16/03/2017

“In quei giorni…”

La frase del titolo la dicevano in una pubblicità di assorbenti tanti anni fa. La pronunciavano come se fossero giorni carichi di drammaticità. Lo sono, eh, per carità, ma pareva la solita interpretazione maschile e maschilista di un periodo che non hanno neanche il coraggio di chiamare col suo nome: le MESTRUAZIONI. MESTRUAZIONI. Quando l’endometrio si sfalda e per qualche giorno le donne hanno bisogno di assorbenti per raccoglierne i resti. Vi fa schifo, eh? Vi fa impressione? Cacasotto.

Comunque in realtà non volevo arrabbiarmi con l’universo maschile né parlare delle mestreuazioni, ma parlare dei miei personali “in quei giorni”, che sono dovuti a tutt’altro: sono in quei giorni di scazzo cosmico che prendono alle persone private del sonno e del ferro nel sangue.

Ho tre figli con la cacarella, uno dei quali essendo un bebè si riempie di cacca dalla testa ai piedi. Ah, la gioia di grattare via la cacca incollata ai vestiti.

E dire che ho fortuna, perché avendo tre figli con un ottimo sistema immunitario ce l’hanno molto leggera.

Solo che l’accumulo di “mamma fatto cacca!”, mentre stai cercando di sfilare un body pieno di roba cremosa da un bambino che sgambetta senza spalmargliela sulle parti del corpo rimaste pulite, quello che la cacca la fa senza bisogno di aiuto, ma te la viene a descrivere nei particolari e poi ti parla del bullo che lo picchia a scuola, e tu chiami la direttrice e lei dice “Non tollero queste cose, agirò immantinenti!”, e lei convoca il bullo E tuo figlio in direzione, facendolo sentire un criminale, e dice a entrambi che non tollera le risse a scuola (e un paio di cose più sensate, ma io sono incazzata e quindi riferisco solo ciò che la fa apparire una pessima mediatrice). Poi c’è tuo marito, che invece di baciarti i piedi perché ti occupi tu degli ospiti e accompagni tu un giardiniere a potare gli alberi dei suoceri, continua a chiederti se l’ospite (che è praticamente tuo cugino acquisito) e il giardiniere sono belli, attraenti, interessanti o interessati, perché ha visto un reportage in tv sulle donne che a quanto pare dopo qualche anno perdono interesse per il partner (voi del palinsesto, coglioni, ce l’avte anche voi con me?!), e non capisce che il tuo andare a dormire alle nove e mezza (o almeno tentare di andarci) in questo periodo non è causato dalla perdita di inteesse nel partner, ma da un SONNO GALATTICO, e tu lo prenderesti a schiaffi, ma poi crederebbe ancora di più allo stupido reportage. Vai a dormire, e uno dei cacarellosi ha il mal di pancia e ti tiene sveglia fino a chissà quando, te lo metti sulla pancia sdraiato e lo fai giocare finché non è così stanco che lo prendi per sfinimento, ma lo lasci dormire con te – e quindi tu non dormi – perché ti fa pena.

Alle sei ovviamente sono tutti lì, i grandi, pronti a far colazione, litigare, urlare, questionare e fare domande del cazzo come “Ma perché il topo dei denti non è venuto per due giorni e oggi sì?” (perché il topo non dorme da giorni e ha perdite di memoria) o lamentele del tipo “Mamma dà fastidio il sole, mettilo via”, tu li nutri, loro fanno casino e svegliano il piccolo, nutri il piccolo, svegli il marito, porti a scuola i grandi (“Ma mamma, io asilo, Pupo scuola!” e vafammocc’, figlio mio), ritorni e mandi fuori a calci il marito, vuoi far colazione ma ti chiama il potatore di alberi e ti dice “Allora ci vediamo lì fra un’ora!”, tu ti fai di guaranà e ti trascini lì con Ranocchietta e poi torni per pranzo, fai mangiare tutti, i grandi non mangiano perché hanno la cacarella, metti via la roba rimasta, dici:

“Sapete cosa? Guardate i cartoni. Io non sto in piedi, se non dormo faccio qualche cretinata”, e ripensi al momento stamattina in cui hai quasi infilato un dito nell’affettatrice insieme al pane, porca pupazza.

Vai a dormire con Ranocchietta, lui cerca di staccarti il naso e poi si addormenta, tu ormai già dormivi e “AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAH!” riparte la lagna eterna del Pupino, che litiga col Pupo, e si insultano, fanno gli sgarbi, ti svegliano di botto con quegli urli che ti fanno venire la tachicardia e via, fanculo tutti, vestiamoci e andiamo a fare una passeggiata.

Ecco, in quei giorni, in questi giorni, io speriamo che me la cavo.

(e se ci sono errori e una sintassi da brivido fa niente, perché non riesco manco a rileggere, che c’ho il calo della vista e l’appuntamento dall’oculista a MAGGIO)

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Responses

  1. Se hai bisogno di asilo politico ho una cameretta con un divano letto, sono un’ottima cuoca e ho la spiaggia a dieci minuti a piedi da casa. In un condominio silenziosissimo in una zona silenziosissima. Nel frattempo l’Uomo si prende una settimana di ferie e i pupi se li spupazza lui (poi magari quando torni gli chiedi se a fine giornata aveva voglia di scopare con la giardiniera).

    • Ahah, suona stupendo! Come quando da madre raggiungi l’orlo dell’esaurimento e sogni malattie contagiose ma non mortali per cui starai due settimane in ospedale in isolamento nutrita e difesa dal mondo esterno.

      • Beh, tutto questo puoi averlo senza neanche doverti ammalare, pensa un po’. L’unica condizione è che tu non abbia qualche stupido pregiudizio nei confronti del disordine.

      • lol, una come me? ma ti immagini?

      • Beh, non si può mai sapere: a volte il pregiudizio si nasconde proprio là dove meno te lo aspetti.

  2. Dimenticavo: ho anche tre balconi, di cui uno con vista mare. E una sedia a dondolo.

  3. Metere ‘mi piace’ poteva sembrare un dileggio. Ma mi hai fatto ripensare a quello che ha passato a suo tempo mia mamma (e soprattutto mia nonna): sono il secondo di 7 🙂

    • Un’eroina dei suoi tempi! E’ una cosa più difficile di quanto ci si immagini – lo dico anche al costo di spaventare chi non ci prova – ma d’altra parte anche molto più bella di quanto ci si immagini. Più di tre non farei, però nonostante tutti gli sguardi di compassione che mi rivolgono, la gente non si rende conto di quanto sia bello avere questa truppa e crescerla.

      • Nel primo paese in cui ho abitato in Alto Adige ho conosciuto una tizia che diceva che di figli bisogna farne tanti perché quando sono pochi, tipo cinque o sei, vengono su che non sanno fare niente. Poi in quel paese ci ho vissuto per altri diciassette anni, e fino alla fine ho continuato a incontrarla in media una volta ogni paio d’anni, e tutte le volte l’ho vista con un bambino per mano, uno in carrozzina e uno in pancia.


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