Pubblicato da: lastejan | 13/03/2017

E., lo sguardo di Satana

Mi permetto di citare il famoso film degli anni ’70 per descrivere il delizioso essere demoniaco che è stato ospite a casa mia venerdì.

Venerdì il Pupo ha compiuto sette anni, evento che ha evocato l’evanescente (ev-ev-ev) Nonno Italiano e la zia A. e che richiedeva ovviamente grandi festeggiamenti.

Io ho fatto una torta di limone, come richiesto dal festeggiato, e la zia A. – alias mia sorella – l’ha decorata in modo strepitoso, cosa che io non ho mai imparato a fare e per cui lei invece ha un gran talento. Abbiamo gonfiato palloncini, lustrato la casa, fatto pizzette comprato Coca, creato meravigliosi spiediti di frutta ricoperti di cioccolato con degli occhietti incollati di zucchero (ragazzi, quanto sono fiera di quei cosini!) e tanto altro ancora.

Erano invitati quattro bambini, che elencherò in ordine di crescente pericolosità:

-V., figlia della mia nuova amica, bambina tranquillissima e timida, molto simpatica.

-E., migliore amica del Pupo, bimba deliziosa e beneducata, pare con un passato da terrorista.

-L., maggiore dei tre fratelli amici del Pupo.

-R., anche detto “bambino di merda”, mezzano dei tre fratelli e ahimé migliore amico del Pupo.

Sono arrivati molto puntuali, come sempre qui in Austria. La madre di E. mi chiede quando deve tornare a prendere la figlia, io le dico alle cinque e mezza e lei fa un balzo, che non so se sia di sollievo o di delusione.

Io ero preoccupata per via dei due maschi, che conosco bene e so essere scatenati e maleducati, per cui avevo organizzato dei giochi da fare all’aria aperta. Ho avuto fortuna, c’era bel tempo. I primi venti minuti sono serviti a vedere che aria tirava tra i bambini e sembrava tutto a posto. Molto vivaci, come mi aspettavo, E. si rivelava pian piano diversa dalla bambina rispettosa e affettuosa che incontravo per strada, i due fratelli facevano un po’ troppo casino, ma il Pupino si era ben integrato nel gruppo, tutti giocavano coi palloncini e tutto sommato potevo stare tranquilla. Era però chiaro che avrebbero demolito la casa e svegliato Ranocchietta, così io e mia sorella li abbiamo fatti tutti vestire e siamo andate nel parco, lasciando a casa mio padre, mio marito e il piccolo dormiente.

Al parco c’era un vento incredibile, così dopo una corsa coi sacchi, una con le uova sui cucchiai, una scorpacciata di uova sode e qualche giro a mosca cieca abbiamo deciso di tornare. Un uovo aveva il guscio duro, ed E. ci picchiava sopra selvaggiamente con un cucchiaio. “E., dai, prendine un altro, questo lo apriamo a casa.” Pam, pam, pam, picchiava sul guscio. “E., per favore basta, rischi di colpire gli altri.” Pam, pam, pam, mi ignorava, presa dall’uovo. Con gentilezza le ho tolto il cucchiaio di mano. “Te ne dò uno io, ecco.” Lei prende l’uovo, estrae il tuorlo, lo getta in mezzo ai gusci vuoti e mangia l’albume. Vedevo le cinque e mezza, orario di fine della festa, come un traguardo non vicinissimo, ma raggiungibile.

Dopo la corsa coi sacchi E. si è comportata piuttosto male, facendo volare via apposta il suo sacco e lasciandolo correre così lontano che mia sorella è dovuta correre fino alla strada, molto trafficata, per recuperarlo. Rideva come una scemina ed era piuttosto maleducata, ma pensavo ancora di avere la situazione sotto controllo.

Quando siamo arrivati a casa, l’ho persa completamente: i bambini sono corsi alla tavola imbandita, si sono abbuffati, hanno fatto una gara di rutti e poi sono corsi come dei selvaggi in camera e lì sono cominciati i guai: E. era completamente fuori di sè. Si era già comportata molto male a tavola, cercando di spingere a forza delle patatine in bocca a mia sorella, rovesciando tutto il suo bicchiere nel piatto da portata per il semplice gusto di farlo, urlando senza motivo. Dopo però è peggiorata: si buttava a terra e urlava rivolta a nessuno, lanciava oggetti addosso agli altri bambini, saltava sui letti e lanciava tutto quello che trovava, strappava i palloncini di mano agli altri, correva e urlava, urlava, urlava. Io non volevo rompere le scatole, ma ovviamente ogni tanto dovevo chiederle di calmarsi un po’ Dopo poco i due fratelli terribili hanno cominciato a chiamarmi per chiedermi aiuto: venivano bersagliati da E. e volevano evitare di fare a botte. Beh, almeno hanno evitato. “E., non si lanciano gli oggetti. La devi smettere subito. Fai male agli altri, se fai così nessuno vuole giocare con te.” “Va bene.” e riparte urlando come una furia.

V. in tutto questo era paralizzata dal terrore in mezzo alla stanza: avrebbe giocato volentieri, ma non le piacciono i bambini scalmanati e non riusciva più a inserirsi.

Il Pupo era sull’orlo delle lacrime, gridava “Smettetela di lanciare le mie cose”, mentre anche i due fratelli si erano messi a usare peluches e cuscini come proiettili. Volavano automobiline, pigiami, pupazzi… qualunque cosa.

Nel frattempo l’Uomo e il Nonno si erano defilati con la motivazione “Così non stiamo tra i piedi”, che in effetti era abbasta vero (codardi), lasciandoci con Ranocchietta ancora dormiente, ma che ormai si era svegliato anche a causa del rumore spaventoso.

“Sorella, torta?” “Torta, torta. Vediamo di distrarli.”

Mentre lei dava la merenda a Ranocchietta, io ho preso la meravigliosa torta e lì è successo il patatrac: il Pupino va verso la camera dei bambini, da lì esce come un razzo E., non rallenta, lo scontra e lo butta al tappeto -PAC! All’indietro sulle piastrelle, con la nuca.

Un incubo. Ha iniziato a urlare – buon segno – ma il rumore era stato terribile. Un PAC secco. E’ caduto tante volte, anche in modo brutto, ma stavolta ero davvero sicura che si fosse rotto la testa. Sono corsa da lui, l’ho tirato su con mia sorella, anche lei accorsa come un razzo, E. è andata a nascondersi in salotto con la coda di paglia, il Pupo tremava di paura perché neanche lui l’aveva mai visto cadere così. Gli altri bambini zitti, immobili. Gli tasto la testa terrorizzata e mi sembra di sentire una parte piatta – poi per fortuna mi hanno detto che quasi tutti hanno un punto un po’ piatto sulla testa. Ero convinta che tra poco avrebbe cominciato a schiumare dalla bocca, urlava forte.

“Mi hanno spinta fuori dalla porta!”, si difendeva E., ma aveva davvero toccato il fondo: “No, E., ti abbiamo vista tutti: sei corsa come una matta fuori dalla porta e l’hai visto, il Pupino, potevi fermarti. Ti devi dare una calmata.” “Ma io…” “Senti, se fai una porcata, ammettilo: chiedi scusa e comportati meglio.” “Scusa…”

Io ero terrorizzata, come mia sorella. Cosa si fa? Si chiama un’ambulanza? I genitori della bambina posseduta? La mamma di V. che mi ha detto “Chiamami se serve aiuto”?

Ho chiamato l’Uomo. Non rispondeva. Il Nonno. Telefono spento. L’Uomo di nuovo, e ancora, e ancora, finché non ha risposto “Vieni a casa! Aiuto, testa ammaccata, paura, lo ha ucciso di sicuro, ambulanza, corri, pazza furiosa!”

Nei dieci minuti di attesa tutti i bambini, compreso il Pupino, si sono calmati, e per salvare la situazione abbiamo tirato fuori la torta. “Oh, un pirata!” “E’ Napoleone, R.” “A me sembra un pirata.” “Perché non conosci Napoleone.” Il Pupino era normale, reattivo, concentrato sulla torta, ma mi aspettavo da un momento all’altro che svenisse o chissà cosa. Tremavo dal terrore e dal senso di colpa per aver permesso a quella bambina di venire a casa mia.

E’ arrivato l’Uomo e con una calma dovuta solo al fatto che non è stato testimone della caduta ha tastato la testa del Pupino. “Sta bene, dai.” “Ma tu non hai SENTITO, non hai VISTO!” “No, però sta bene. Me lo porto via?” “Sì, ti prego, portalo in salvo. Io ho paura.”

E suonerà stupido, ma io avevo davvero paura: E. dopo la breve pausa per il senso di colpa aveva ricominciato a urlare e lanciare oggetti. Era scoppiato l’odio fra lei e R., o meglio di R. verso di lei, perché lei non era in grado di percepire il clima di insofferenza nei suoi confronti. V. era sempre terrorizzata, ora a maggior ragione, così le ho detto: “V., senti, perché non ti prendi un libro? Ne abbiamo un sacco, scommetto che trovi qualcosa che ti piace.” Lei si è presa una guida sulla natura, si è seduta sul letto del Pupo a gambe incrociate e lì è rimasta fino alla fine della festa, alzandosi solo per prendere un nuovo libro da guardare. Intorno a lei, la tempesta. Lei era nell’occhio del ciclone, avvolta da un’aura di imperturbabilità.

Nel tempo rimasto, 40 minuti che mi sembravano 400, ci sono stati litigi spaventosi, urli, confessioni disperate del Pupo “Mamma, non è come mi immaginavo, questa festa. Io non la volevo così.”, apertura dei regali e lancio degli stessi da parte di E., accompagnati da altre risate isteriche. R. prendeva a colpi di spada di plastica due palloncini appesi a un armadio con stolida ferocia. “R., che fai?” “Mi alleno!” spam, spam, spam. E. gli salta addosso e cerca di strapparli di mano la spada.

A un certo punto i due maschi alfa, L. ed R., l’hanno cacciata dalla stanza “Basta, ci lanci la roba addosso, non puoi stare qui, vattene” e lei è corsa quasi in lacrime sul divano.

Alè, ora devo anche consolare Satana. Ma pensa te.

“E., che succede?” “Non mi fanno giocare con loro!” “Forse stai un po’ esagerando?” “Ma sono loro che iniziano!” “No, senti, ti ho vista: li bersagli con le automobiline. Fanno male, sai? E’ una cosa brutta.” “Ma loro…” “Io loro li conosco molto bene. Sono due scalmanati, siamo d’accordo, ma tu stai davvero esagerando, sei peggio di loro.” “Ma maschi e femmine sono diversi.” “Maschi e femmine sono spesso diversi, non sempre. Nel tuo caso, per esempio, loro sono casinisti e anche tu.” “Ma io sono una femmina.” “E allora?” “Loro sono maschi e fanno cose diverse.” “No, tu non capisci: siete maschi e femmine, ma questo non importa. Di solito i maschi fanno più casino, nel tuo caso ne fai più tu. Questo va benissimo, è il tuo carattere e non c’è niente di sbagliato. Non c’entra essere maschio o femmina. Però devi capire: se tu vuoi fare casino come loro, loro ti tratteranno come loro pari, ovvero molto male. Se li picchi, non è che ti risparmiano perché sei una femmina. Se vuoi fare il maschiaccio va benissimo, ma non aspettarti che loro ti trattino meglio perché sei una bambina. Hai capito?”

Mi guarda con gli occhioni azzurri da cerbiatta, stupendi. Fa flap flap con le ciglia che trattengono una lacrima e dice “Ho capito.” con una nuova consapevolezza. “Dai, vai a giocare”, le dico con aria benevola. Mi dice ancora “Grazie” con trasporto e saltella verso la stanza.

Spalanca la porta, spalanca la bocca e con un urlo primordiale si avventa sui palloncini.

Il resto è confusione e delirio. Alle cinque e mezza puntualissimo arriva il padre di E. a riprendersela. Io apro la porta con un sorriso esagerato e la morte negli occhi, lui mi dice “Tutto ok? Dura, eh?” e io annuisco mentre penso “Brutto bastardo, potevi dirmelo che tua figlia è posseduta.”

Mentre E. si mette la giacca, gli altri bambini in camera ballano in cerchio e cantano “E. se ne vaaaa, E. se ne vaaaa!” con evidente sollievo. Li richiamo all’ordine, mi vergogno di loro, ma nella mia testa sto cantando con loro. A quel punto E. subisce un altro cambiamento: corre dal Pupo, lo abbraccia stretto stretto, dice “Ciao, Pupo, grazie!” e lui la bacia con trasporto (io e il padre “Ma ohu!”). Poi va da V., che continua imperterrita a leggere nella sua bolla pacifica, e le salta addosso. Lei si ritrae spaventata, dice “Cosa c’è? Cosa vuoi?”, ma E. non se la fa scappare, la stringe fra le braccia, le stampa un bacio sulla guancia e le dice “Grazie, V., per aver giocato con me!”

Io ero basita.

Andata via lei, la situazione si è calmata rapidamente. Dopo poco è stata ripresa anche V. e poi ho mandato a casa i due fratelli, che abitano di fronte.

Io ho passato la serata a tastare la testa del Pupino, a chiedergli di seguire il mio dito con gli occhi. Non riuscivo a dire altro che “E’ pazza! Quella bambina è pazza!” e scuotere la testa.

Mi è dispiaciuto per lei. La mia impressione è stata che non fosse cattiva, ma fuori controllo. Una bambina che non riesce a controllare le proprie emozioni. Non direi iperattiva, perché a scuola ha una buona condotta e riesce bene, ma in determinate situazioni esplode.Io non la inviterò più finché non saprò che è cambiata, ho paura di lei. Credo che sia sulla buona strada per perdere tutti i suoi amici. Il Pupo ha chiesto tutta la settimana di spiegargli perché lei gli avesse lanciato degli oggetti duri in testa, se si vogliono tanto bene. E che gli dico?

Ho saputo poi che era stata una volta a casa di V., e che era finita che V. e i suoi fratelli erano scappati e l’avevano lasciata sola nella loro stanza, in piedi su un letto a urlare da sola. Più tardi una V. in lacrime aveva commentato “Eppure sembrava tanto carina.”

Proprio come dico io: eppure sembrava così carina.

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Responses

  1. Mi e’ salita l’angoscia a leggere. Io forse avrei chiamato i genitori di E. dopo la caduta del Pupino, soprattutto se vi siete spaventate cosi tanto. Io comunque avevo (e ho sempre) un’amica che era un po’ cosi. Adorabile, ma scalmanata. Non lo faceva nemmeno apposta, magari voleva abbracciarti e rischiava di spaccarti un braccio. Una volta alla materna ci hanno portato in piscina e lei mi ha tenuto con la testa sott’acqua finche’ mio nonno non si e’ letteralmente lanciato in acqua per salvarmi. 30 anni dopo siamo ancora vive e amiche, quindi c’e’ speranza anche per E.

    • Ho pensato a chiamare i genitori di E., ma non volevo neanche… non so. Non volevo passare per incapace io, non volevo che lei si sentisse troppo in colpa perché ci si sentiva già abbastanza… volevo mantenere la calma tra i bambini. Capisci cosa intendo?
      Però non so se “scalmanata” sia il termine adatto. Gli altri due sono degli scalmanati e si feriscono spesso o combinano casini, ma lei era come in trance, non mostrava reazioni alle parole di nessuno. Non ascoltava neanche il Pupo che le chiedeva di smettere, e io so e vedo che lei gli vuole molto bene… non lo guardava neanche in faccia, faceva queste cose assurde senza curarsi di eventuali danni a persone o cose, come se fosse sola. Comunque mai più, guarda.

      • Capisco cosa intendi, magari parlarne in futuro con la mamma? Con tatto, ovviamente, per vedere cosa si può fare anche per aiutarla. Tipo, lo fa anche quando sono solo in due o se e’ un gruppo più grande? Perche’ poi e’ ovvio che se fa cosi ogni volta nessuno la invitera’ mai più. (Dico cosi’ mai non ho ancora trovato il coraggio di parlare con la mamma del bimbo che picchia spesso Luca perche’ mi dico che magari lo sa gia’ e ci sta male e mi dispiacerebbe infierire).
        Potrebbe avere difficoltà a gestire un surplus di emozioni? Tipo e’ talmente contenta che va in trance. Luca fino a qualche tempo fa quando era particolarmente contento diventava un altro e faceva danni. Lanciava roba ovunque, rompeva i suoi giochi se invitavamo qualcuno, non ascoltava piu’. Pero’ aveva 2 anni – 2 anni e mezzo e adesso non lo fa piu’.

      • Un anno fa mi sarei fatta grandi problemi su questa bambina. Ora no: non entrerà mai più in casa mia a meno che non abbia testimoni attendibili che mi dicano che è cambiata radicalmente. Credo che i genitori sappiano benissimo com’è, visto che anche il fratello era così, solo che lui a cinque anni è già migliorato, lei no.

  2. Tienilo d’occhio nei prossimi giorni: i sintomi della commozione cerebrale non sempre si manifestano subito; controlla sensibilità alla luce, al rumore, al movimento, riflessi, attenzione, memoria. E anche se non manifesta sintomi fallo controllare fra un po’, diciamo un paio di mesi.

    • 36 ore, mi diceva il pediatra. Comunque l’ho controllato in questi giorni (ormai ne sono passati tre) e mi sembra a postissimo. Comunque se mi capita di portarlo dalla pediatra gli faccio tastare la testa.

      • Non intendevo tastare: intendevo tac o risonanza (la pediatra è quella che non vede una vescica infetta che le sta davanti agli occhi e che aspetta tre giorni prima di informarti che lei di circoncisione non sa un piffero salmistrato?)

      • ahah, sì, purtroppo è lei. non so se sia il caso di fare una tac, se lui è del tutto normale. mi sembra un po’ esagerato

      • Parlo per esperienza personale: ero del tutto normale e dopo molti anni si è manifestato il guaio. Che però era lì fin dall’inizio, e ad averlo saputo si sarebbero presi provvedimenti tempestivi. Non voglio terrorizzarti, sicuramente sarà stata una botta senza conseguenze, però se fosse mio figlio (vabbè, nipote, anzi pronipote), io lo farei controllare.

      • non so, ci penso. una volta avevo parlato dei suoi bernoccoli con il pediatra precedente (un ottimo dottore, purtroppo era in pensione) e lui aveva detto di non farmi troppi problemi, perché i bambini hanno la testa molto dura: se non vedevo comportamenti strani, era tutto a posto.

      • Io ero molto più piccola di lui quando ho battuto violentemente la testa, senza apparentemente riportarne alcuna conseguenza. Vent’anni dopo è emerso che il focolaio epilettico che solo in quel momento si è fatto vivo era stato causato da quella tremenda botta.

      • E’ una cosa terribile!

      • Si trattava di piccolo male epilettico, niente convulsioni e tutta quella roba lì. Quello può manifestarsi in molti modi diversi, nel mio caso si trattava di una brevissima perdita di coscienza, non più di un secondo. Poco male quando sono caduta come un sacco di patate mentre ero ferma al semaforo. Decisamente peggio quando mi sono fatta a rotoloni l’intera scala del sottopassaggio di una stazione. E quando ho perso i sensi in autostrada a 130 all’ora sarebbero stati cazzi acidi se non avessi avuto un culo stratosferico.
        Naturalmente tutti i bambini cadono, tutti i bambini battono la testa, anche molto violentemente, e non tutti ne riportano conseguenze; probabilmente quelli a cui succede erano già predisposti. Ma dal momento che non si può sapere a priori, come detto, io un controllino lo farei.

  3. mamma mia che esperienza! ricordo con terrore bambini cosi’ alle feste da bambina. Violenti, scalmanati, fuori dal controllo. A volte si scatenano cosi quando sono fuori di casa, mentre con i genitori si comportano abbastanza bene. Io credo che l’avrei chiusa in un ripostiglio fino all’arrivo dei genitori, ma sono notoriamente una che non ha pazienza, specialmente con i bambini. Complimenti per come l’hai gestita, davvero. (la ex-australiana)

    • Però tremavo dall’apprensione per il Pupino e appena nessuno mi guardava mi infilavo le mani nei capelli e bestemmiavo sottovoce. Diciamo che ho limitato i danni 😛


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