Pubblicato da: lastejan | 18/02/2017

Il sogno ricorrente delle stanze in più

Da un po’ di tempo faccio un sogno ricorrente facilmente interpretabile: guardo quella porta che non apriamo mai (che in realtà non esiste) e che dovrebbe collegare casa nostra a quella dei vicini, che una volta erano un unico grande appartamento (reminescenza della mia vecchissima casa di famiglia, che era la metà di un appartamento più grande), e la apro. E mi ricordo – come ho potuto dimenticarlo?! – che quando abbiamo comprato casa ci hanno detto di quelle due stanze in più, stanze enormi, che sono nostre di diritto ma che per qualche motivo non abbiamo restaurato. A volte sono stanzoni spogli e con l’intonaco da rifare, altre una cucina e un salotto perfettamente arredati anni ’90. Apro quella porta, li vedo, mi ricordo che esistono e ho un sollievo enorme perché so che potrò finalmente riordinare la casa come vorrei.

In realtà casa mia è grande abbastanza e si potrebbe benissimo mettere in ordine. Solo che io sono molto pigra e poco capace e mio marito è uno che non lascia buttar via niente, così sembra sempre un campo di battaglia. Poi tre bambini piccoli non aiutano, si sa.

Stanotte era la versione degli stanzoni spogli. Ero in soggiorno con le mie amiche F. e D., contentissima di passare del tempo con loro. Cazzeggiavamo, ridevamo, e poi guardavamo quella porta, raccontavo loro delle stanze mai restaurate e loro dicevano “Ma dai, Ste, cavoli, approfittane!”. Io ero restia, perché quelle stanze hanno sempre una porta aperta anche sull’appartamento dei vicini immaginari, e per qualche motivo mi pare di disturbare o di essere prepotente.

Ma no, D. si alza e con le sue maniere marinare dice “Belin, Ste, andiamo a vedere!”

Nella prima stanza scopro che c’è un telone per terra e un barbone vive lì. Ma che cavolo, come è arrivato un barbone qua dentro? Soprattutto: da dove entra ed esce?!

Non è proprio un barbone, ma uno sfattone, giovane. E’ l’amico sfattone di D., di cui lei nella realtà mi ha raccontato poco tempo fa. Un tipo veramente molto sfatto, ma buono. E infatti anche questo è un tipo buono, e io gli dico “Guarda, capisco che sia comodo per te, però mi spiace, ma è casa mia.” “Oh cioè, zia, mica dò fastidio”, mi risponde, e io vorrei veramente che si levasse dalle balle, perché so che ha dei genitori da cui andare e perché io voglio le mie stanze in più. Mi immagino già di farne una seconda stanza per i bambini (nella realtà temo che fra un anno avremo seri problemi di spazio in camera loro e dovremo riorganizzare tutto) e uno studio pieno di libri. Quindi sorpresa: la seconda stanza viene usata da ANNI dai vicini come sala da pranzo. Non solo: mi ricordo che io sono stata a pranzo dai vicini (che poi sono il capo di mio marito e sua moglie, mia ex allieva di italiano, ma vabeh, chiara influenza del quotidiano)… proprio in quella sala da pranzo!

Ma porca miseria, com’è possibile che ci sia stata e non mi sia resa conto che era casa mia? Cosa dico loro? Ora devo cercare di far sloggiare uno sfattone buono e il capo di mio marito!

Per fortuna un bebè mi ha svegliata.

Però stanotte il sogno aveva una causa precisa: ieri è venuto l’odioso padre dell’odioso amico del Pupo (quello col coltello a serramanico) a portare suo figlio da me, perché ho portato il Pupo e il socio a pattinare sul ghiaccio. Il padre butta un occhio nel mio ingresso, nota un sacco di cose che devo portare in cantina e fa, simpatico come un dito in culo, “Oh, state traslocando?”

Che simpatia. Che grande simpatia. Poi detto da lui, che ha lasciato per mesi un materasso matrimoniale a decomporsi sotto un letto perché non aveva voglia di portarlo in discarica, mentre sua moglie, incinta, certamente non poteva mettersi a sollevare pesi simili.

Quanto lo detesto.

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Responses

  1. Sorella cara! Io sogno addirittura distese di stanze che si aprono una sull’altra, tipo Versailles, pensa un po’ tu. E anche quelle, nel sogno, so che mi appartengono e “mi ricordo” come e perché fanno parte delle mie proprietà ecc. Nella realtà vivo sola in un appartamento con cucina, retrocucina, sala abbastanza grande, corridoio lungo e largo, quella roba che si usa curiosamente chiamare disimpegno, che ospita agevolmente quattro metri di librerie, quadri e altre amenità, camera, cameretta, studio, ripostiglio, due bagni, tre balconi, soffitt(in)a, garage, e ci sto stretta da matti. Ho sempre detto che se un giorno dovessi diventare miliardaria e avere una villa con trenta stanze, prima o poi arriverebbe il momento che direi: però una stanzettina in più non ci starebbe mica male. E’ che con oltre venti metri di pareti occupati da librerie di spazio ce ne vuole davvero parecchio. Oltre al fatto che sono nata in una stanza in subaffitto con un cesso in comune con altre tredici persone, e ci sono rimasta fino a otto anni: a tutto posso rinunciare, ma allo spazio proprio no.

    • Devo avere lo stesso problema anche io: fino ai vent’anni siamo stati in 5 in 50 mq, con due camere, bagno, cucina. Stavo benissimo nei miei 42 mq a Berlino, ma da sola. Qui secondo me non sentirei il bisogno di altre stanze – in fondo viviamo in quasi 90 mq – se non ci fosse un tale affollamento di COSE, che vorrei tanto caricare su una carriola e scaricare giù dal balcone. Ma ci riuscirò, prima o poi.

      • Ecco, io quello no: fgurati che ho conservato per dodici anni la frizione rotta della 127. E no digo altro, come dice il mio amico Francesco.

  2. dio ma che stronzoooo


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