Pubblicato da: lastejan | 15/02/2017

Accenni di mobbing

Le ultime settimane in cui avevo lavorato per l’agente immobiliare, anni fa, erano state molto brutte: il capo faceva vaghi cenni per farmi capire che non mi sacrificavo abbastanza per il mio ambiente lavorativo (ovvero che non pulivo né le finestre, né soprattutto il cesso, e sti cazzi), la sua compagna mi tendeva veri e propri agguati all’orario di entrata per farmi notare gli eventuali tre minuti di ritardo.

Allora la vivevo come una situazione estremamente sgradevole e incomprensibile. Perché, se prima era così soddisfatto, il capo mi trattava così male? A posteriori so che mi sarei dovuta alzare e mandarli signorilmente a cagare. Mi facevano pressione, lui per compiti che non mi toccavano minimamente e lei che non ne aveva assolutamente il diritto non essendo né mia superiore, né una collega, e cercavano probabilmente di convincermi a licenziarmi. Non ci sono riusciti e mi hanno solo non-rinnovato il contratto. Amen.

Quasi quattro anni fa venivo terrorizzata da telefonate al vetriolo della Presidente Piangente, che mi urlava che il sito non le piaceva, mentre io disperata continuavo a dirle che io non ero un’informatica, ma una laureata in lettere, e che quindi non ci potevo fare nulla. Dopo giorni di terrore telefonico, l’ho mandata a cagare e le ho sbattuto il telefono in faccia rassegnando le mie dimissioni dal consiglio direttivo.

Pochi giorni dopo venivo praticamente costretta a “riappacificarmi” con lei, che aveva minacciato di andarsene lasciando l’associazione nel caos, perché non c’era nessuno pronto a sostituirla e la sua è una carica che deve esserci per forza.

Da allora è passata molta acqua sotto i ponti, ma io non ho dimenticato e continuo a considerarla come un serpente velenoso: affascinante dal punto di vista scientifico, ma pur sempre velenoso. Negli ultimi mesi la sua tendenza a dare i numeri è esplosa e ha cominciato a terrorizzare con le sue scenate prima la vicepresidente (che è la DonnaDepri, mica un agnellino, e che infatti le ha reso pan per focaccia e l’ha mandata a spigolare), poi la segretaria, poi me, poi la tesoriera.

La tesoriera gliene ha dette quattro, spingendola (oh, santa tesoriera!) ad annunciare le sue dimissioni anticipate. La segretaria le ha detto di smetterla di parlarle come se fosse una scolaretta. Io… io no. Io ho smesso di rispondere alle sue mail nel fine settimana. Se chiama non rispondo subito, ma lascio passare molto tempo e poi eventualmente richiamo. Tutti accorgimenti per farle capire che non sto qui a pettinare le bambole come lei, ma a crescere una famiglia e, nella cornice di un contratto estremamente limitato, occuparmi solo ed esclusivamente di alcuni compiti riguardanti l’associazione.

Lo so, avrei dovuto mandarla a quel paese pure io, ma non voglio litigare. E’ il mio incubo, anche solo a pensarci mi sento un nodo allo stomaco e mi viene il cattivo umore. Non voglio discussioni, le rifuggo come la peste. Con lei, sia ben chiaro. Il motivo è che non portano a niente, perché è una vecchia rincoglionita e prepotente.

Però non sono neanche ingenua come in passato. Alla quinta email in cui mi chiedeva di risolvere problemi informatici inesistenti (come il ranking di google a seconda delle chiavi di ricerca che immetteva: ma che cacchio c’entro io con le sue ricerche su google??) e di fare cose che non mi spettano e che durano ore, ho… no, non l’ho mandata a cagare. Ho chiamato la segretaria e le ho chiesto consiglio. Cosa risponderle? Come porre un freno alla sua faccia da culo?

Così le ho mandato una mail cortese e asciutta in cui le comunicavo che sì, la sua proposta di cambiamento (disinstallare un plugin, installarne un altro, costruire dal nulla un’altra pagina – inutile! – del sito) era fattibile, ma in molte ore di lavoro. Siccome io questo mese ho già superato di molto il mio contingente, non avevo il tempo di farlo. Punto, cari saluti.

So già che arriverà una risposta velenosa. E’ offesa a morte per un sacco di motivi: nessuno l’ha supplicata di restare quando ha annunciato le dimissioni, nessuno (io in particolare, ha anche cercato apertamente di tirarmi dalla sua) ha preso le sue parti nella discussione con la tesoriera, io le ho dovuto far notare un errore enorme che aveva pubblicato e mandato a tutti i soci,… boh, chissà quante e quali altre seghe mentali si fa.

Tant’è che mi ha messo sotto pressione. Se squilla il cellulare, ho paura che sia lei. Se mi arrivano delle mail, ho paura che siano sue. Ho paura di dover interagire con lei e non vedo l’ora che arrivi agosto per levarmela dalle palle.

Oggi ho capito che anche questo, seppure in piccolo, è mobbing: tormentarmi con diversi mezzi di comunicazione dando ordini su cose che non sono di mia competenza e ben al di fuori di accettabili orari lavorativi, soprattutto per una che ha un contratto che comprende circa 4 ore al mese, è in maternità e ha tre figli.

E niente, l’unica consolazione è che c’è una fine in vista e che lei è sola nel suo delirio di potere. Certo che se hai i deliri di potere quando sei la presidente onoraria di un’associazione culturale con 180 soci, sei veramente alla canna del gas…

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Responses

  1. “Gentile Signora Presidente Piangente,
    con la presente Le comunico che d’ora in poi non risponderò più a nessun messaggio con richieste che esulano dai miei compiti concordati; sarebbe pertanto Suo interesse evitare di sprecare il Suo prezioso tempo inviandomi tale genere di richieste.
    Con ossequi
    Laste”

    • Ora ho adottato la tecnica “stell dich tot” che mi ha suggerito Consorte: a meno che nella mail non ci sia una domanda o una richiesta esplicita, non rispondo proprio.


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