Pubblicato da: lastejan | 26/06/2015

La giornata di merda par excellence

Si comincia con la mattina: sveglia alle sei e quindici. Il Pupo deve andare dall’otorino a causa del moccio perenne che lo affligge (che poi a lui va benissimo: un po’ tira su col naso, un po’ tira giù con le dita e se lo mangia… appostissimo.)

L’otorino, come recita la voce della segreteria telefonica, riceve solo dalle sette e trenta alle undici e non dà appuntamenti. Indi per cui: sveglia alle sei e quindici. Sveglia il Pupo, fallo mangiare, fallo vestire, avviati, percorri i due chilometri a piedi fino al centro.

Alle sette e quaranta eravamo davanti a una porta chiusa e al cartello “Questa settimana lo studio è chiuso. Rivolgersi al dott. Cip o al dott. Ciop.”

Fottetevi tutti.

Decidiamo di andare dal dott. Cip, il più vicino, ovvero dall’altra parte del centro. Lo studio apre alle otto, quindi noi arrivando alle otto meno dieci saremo sicuramente tra i primi!

No. Il dott. Cip dà appuntamento, eccome, tanto che l’assistente ci preannuncia un’ora di attesa (durante la quale ci siamo consolati con una salutare seconda colazione cioccolatosa al McCafè) e per non finire di stupirci, ce ne aggiunge altri tre quarti.

Alle dieci usciamo di lì col verdetto: adenoidi da operare.

Maciniamo i due km del ritorno, lascio il Pupo all’asilo e vado a casa, dove mi aspettano mia zia e il Pupino – e meno male che c’era lei, se no dovevo portarmi anche il piccolo!

Faccio per svaccarmi su una sedia quando squilla il mio cellulare. “Sono quella dell’assicurazione: sono arrivati i documenti della macchina nuova alla motorizzazione qua sotto, venga a prenderli, così li rimandiamo al concessionario.”

Merda! Cioè, evviva! La macchina sarà pronta per venerdì! Però merda: non ho soldi sul conto grazie all’associazione culturale per cui lavoro, che ha versato tutti i miei ultimi stipendi su un conto sbagliato, e devo pagare un paio di centoni di tasse. Anche qui mi viene in soccorso la zia, che me li presta. Siccome il Pupino oggi non è ancora uscito, lo preparo e usciamo tutti insieme: Lasté, Pupino e zia.

Rifacciamo i due km a piedi, arriviamo alla motorizzazione, ne usciamo vincitrici dopo mezzo minuto (adoro l’efficienza austriaca) e decidiamo di andare a mangiare qualcosa. Abbiamo fortuna: c’è una banda militare per una cerimonia in centro, quindi facciamo pranzo con la colonna sonora.

Torniamo verso casa, strada facendo prendiamo il Pupo all’asilo e infine ci svacchiamo un attimo, mettendo il Pupino a letto. Alle tre dovrebbe arrivare l’altra zia col marito e la cuginetta per fare una passeggiata insieme.

La zia invece arriva con un quarto d’ora d’anticipo, mentre siamo ancora tutti in svacco, con la cuginetta piangente in braccio: le hanno chiuso la manina nella portiera della macchina.

Quindi mi vesto veloce e riparto con loro per il pronto soccorso. Davanti ai loro occhi stupitissimi, veniamo registrati anche se non abbiamo né un documento d’identità, né un tesserino sanitario, facciamo tre minuti di sala d’attesa e poi veniamo chiamati: un paio di medici, alcune infermiere e un paio di apprendisti accolgono la bambina con gentilezza, si rivolgono ai miei zii in buon italiano (l’ospedale organizza corsi per i dipendenti) e poi fanno in rapida successione raggi, diagnosi (un ossicino rotto, per fortuna nel modo più innocuo) e infine una sorta di steccatura. Dopo un’ora e mezza siamo fuori.

Ma non basta. “E gli antidolorifici???!”, tuona mia zia. “Non glieli hanno prescritti, evidentemente non ne ha molto bisogno.” “Ma sei pazza?? Torna a chiedere la ricetta!” Signorsìssignore! Torno dentro perché è inutile discutere. “Antidolorifici?” Mi guardano un po’ stupiti. “Vi prego, una ricetta, la nonna della bambina li vuole a tutti i costi.” “Boh, sì, se c’è bisogno può darle questi…”, e prescrivono un blando antipiretico/analgesico.

Corro fuori, saliamo in macchina (almeno loro ce l’hanno), torniamo a casa e mia zia “E i raggi??” “Chette raggi?” “I raggi, li voglio! Se no in Italia ci fanno aspettare dei giorni per farli!”

Io e mio zio risaliamo in macchina e torniamo in ospedale a chiedere i raggi. Dopo un quarto d’ora ci danno un cd con le lastre. Ora abbiamo il permesso di tornare a casa.

La sera appena gli zii e la cuginetta vanno via metto a nanna i miei, bravissimi, e faccio per tirare giù la tapparella: la cinghia si incastra. Tiro, tiro e l’asse che tiene il rotolo esce dalla sede. Merda. Smonta il vano della cinghia, srotola, riarrotola, rimonta, prendi la scala, smonta il vano del rotolo, rimettilo a posto, rimonta.

Finalmente posso chiudere, saluto i bambini, esco dalla stanza, silenzio.

Si sono ormai fatte le dieci, sono stanca morta. Mi svacco sul divano con mia zia e dopo dieci minuti “MMMMAAAAAAAAAAAAAAAAAAMMAAAAAA!”, il Pupino attacca la sirena. Fanculo. Lo prendo, lo lancio nel mio letto, mi preparo e lo raggiungo. Quel cavolo che vuoi, Pupino, basta che mi lasci dormire!

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