Pubblicato da: lastejan | 05/01/2011

Le implicazioni austriache del battesimo

Cari figli e genitori italiani, mi sento in dovere di avvertirvi, nel caso prendiate la sana decisione di emigrare: in Austria e in Germania si pagano le tasse alla chiesa cattolica. Non nel senso che credete voi,  l’8 per mille e quelle menatine. Nel senso che in Germania ve le prelevano direttamente dallo stipendio, mentre in Austria arriva il bollettino da pagare in stile canone RAI. In base al vostro reddito, naturalmente, perché sono Giusti.

Se siete stati battezzati, voi siete romani cattolici. Se siete battezzati ma non praticanti, siete romani cattolici. Se siete battezzati, ma né praticanti, né credenti, siete ugualmente romani cattolici. Questo in Italia non frega a nessuno, a livello burocratico, e questo mi stupisce, ma almeno quest’inculata ci è risparmiata. Qui invece risulta su tutti i documenti, e al compimento della maggiore età vi arriva una cortese lettera della “Kirchenbeitragsstelle” che vi spiega che “poco da molti rende possibile molto” e che purtroppo non conoscono ancora la Vostra situazione finanziaria. Vi pregano di rendergliela nota, altrimenti calcoleranno loro, guardando nei registri delle finanze qual è il vostro lavoro, e vi faranno pagare la somma corrispondente.

Per legge, in Austria, le chiese cattolica ed evangelica (e non so quali altre, ma per esempio i musulmani queste cazzate non le fanno) hanno accesso ai vostri dati anagrafici. Anzi, molto meglio: è direttamente il Comune a far sapere loro chi è cattolico. Passano loro i dati e ZAC! arriva la letterina.

A me è arrivata ieri. La mia reazione è stata una serie di improperi e urli in diverse lingue, digrignare di denti, minacce al mondo cattolico e via dicendo. Sapevo che c’era questa cosa, ma non pensavo che il comune della mia città scrivesse agli uffici della chiesa che io mi sono sposata e che consegnando i documenti ho comunicato la mia cattolicità. Anche perché io non l’ho fatto! Me lo ricordo benissimo: l’impiegato del comune mi chiede la confessione. Gli dico “Niente confessione”. “Ma come? Lei è italiana! Non è cattolica?” “No, non sono niente, non frequento la chiesa, me ne tengo ben alla larga.” “Quindi lei non è stata battezzata?” “Sì, ma non è stata una mia decisione. Sono stata educata come cattolica, ma da diversi anni non lo sono più”. “Ma se lei è battezzata, per lo stato vale come romana-cattolica, io ce lo devo scrivere” “Ci scriva un po’ quello che le pare, se proprio si deve”. Era arrivato perfino al punto di insinuare che il mio arabo consorte (ah, questi TREMENDI arabi!) mi volesse vietare di professare la mia religione. Gli ho riso in faccia è gli ho detto che è una cazzata, perché il Consorte non è affatto religioso e non gli interessa quello che ne penso io. Ci mancherebbe!

Insomma, siccome un anno fa quello zelante impiegato ha scritto nel computer che io sono romana-cattolica, i romani-cattolici si sono sentiti in dovere di cercare di mungermi. E ‘sti cazzi!!

Stamattina sono andata al comune e per prima cosa ho firmato la mia “uscita” dalla chiesa romana-cattolica. Perché questa pagliacciata? Perché devo firmare un foglio per far sapere allo Stato della mia non-religione? Perché sennò pago. O firmo, o pago. Non che mi dispiaccia, però mi scazza perché se mai la famiglia lo venisse a sapere (e mio padre è qui, quindi l’ha saputo) ci rimarrebbe malissimo credendomi una Senzadio destinata alla dannazione eterna. Poi sono andata all’Ufficio del Canone della Chiesa. Eh sì, esiste e si chiama così. Alla reception (c’è una reception, cazzo!) una signora tremebonda e cortese, ma sotto sotto disgustata dalla mia uscita dalla Chiesa Romana Cattolica, mi ha chiesto di aspettare. Ho aspettato, e poi una giovane rossa di capelli mi ha invitato cortesemente nel suo ufficio. E sì, c’è più di un ufficio. Ce ne saranno 4, più tutta la parte di uffici che non vediamo. E questo per una città di 70.ooo abitanti.

La rossa era molto piccata, al limite tra la cortesia e il mandarmi affanculo. Ha detto che era una mia scelta, e che quindi dovevo decidere io (ghe manchieiva ancun!), ma che firmando quel documento io risultavo in tutto il mondo come priva di religione e non più cattolica come fino ad oggi. Che non era solo l’Austria, ma il mondo intero (questa del mondo intero le piaceva, l’ha ripetuta più volte) mi riconosceva come cattolica poiché ero stata battezzata, quindi era normale che loro mi mandassero le tasse cattoliche da pagare. Ha preso atto del fatto che sono in maternità, si è segnata la data di nascita di Jan e si è interessata di sapere se mio figlio era stato battezzato e se l’avevamo registrato come “senza confessione”. Le ho detto “Ovviamente.” Con stizza (non esagero, era proprio stizzita) ha strappato in tanti pezzi la lettera che mi avevano mandato e mi ha detto “Bene, signora, tra poco riceveremo dagli altri uffici la comunicazione che Lei ha Lasciato La Chiesa (e magari pure la Retta Via, eh stronza?), in ogni caso ho scritto che Lei è in maternità e non Le arrecheremo più disturbo. Per noi la faccenda è risolta.”

L’ho ringraziata molto e sono uscita dagli uffici della chiesa. Per sempre.

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Responses

  1. grande ste’!
    ma come faccio a riportare questa fantastica storia sul mio blog? ti linko e basta?

  2. applausi e standing ovation.
    Qui in Italia non è così facile (si fa per dire!) uscire dalla chiesa cattolica.
    Ma forse sembra facile perchè sei riuscita a districarti abilmente in tutta la burocrazia, e fai apparire tutto lineare e facile.
    Io e claus ti stimiamo assaj!!!

  3. mamma mia che palle sti austriaci! comunque meglio cos’ che essere obbligati a pagare l otto per mille. Io mi sono sbattezzata (qui in italia) e di consweguenza sono stata scomunicata, chissà se avrebbe effetto anche in Germania..
    comunque sei stata bravissima 🙂

  4. mmamma mia… io li avrei trattati di merda come si meriterebbero… cmq per lo meno ora non devi più nulla di soldi a quella gente… a noi l’8 per mille rimane…sigh!


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