Pubblicato da: lastejan | 13/08/2017

Mamma e madre

In auto.

“Pruc.”

Uomo: “Ehi, chi è stato?”

Pupino, compiaciuto: “Io.”

Uomo: “Vabeh, dai, ti ammiro: sei sincero.”

Pupino: “Ho fatto una puzzetta a papà perché mi vieta i dolci.” (punizione per un paio di giorni perché continua a chiamare suo fratello “maledetto idiota”, il quale a sua volta lo pesta brutalmente e quindi è in punizione anche lui. Quanno ce vo’, ce vo’.)

Pupo: “Bravo Pupino! Io invece faccio un rutto!”

Uomo: “EHI!”

Pupino: “Nooo… non puoi fare un rutto. Solo a papà puoi fare un rutto. Alla mamma no, perché lei è nostra madre.”

Oggi mi sento privilegiata.

Pubblicato da: lastejan | 06/08/2017

Ore dopo

Ore dopo aver voluto scrivere un post, per una fortunata coincidenza astrale Ranocchietta dorme e l’Uomo, il Pupo e il Pupino sono andati al lago dai nonni. Uh, pazzo divertimento, chissà come mai li ho paccati.

Le nostre vacanze sono state in gran parte molto belle, la Corsica è il paradiso in terra, ma si sono concluse bruscamente causa influenza della zia e sfratto telefonico da parte dell’altra zia. In pratica se lei si ammala, è di sicuro colpa nostra, e dobbiamo andarcene subito perché se no la uccidiamo. Quindi niente, ce ne siamo andati, io e i bambini abbiamo pianto mezza giornata, il Pupino anche di più, ma è passata, bon, che ci vuoi fare.

Così siamo tornati con quasi una settimana di anticipo e ci siamo goduti trapani, uomini non attraenti e comunque mezzi nudi, puzza di colla e di metallo segato. Ah, che bella l’estate coi lavori in corso.

Poi è venuta l’ondata di caldo, non così fetente come in Italia, ma comunque fetente, e siamo rimasti tappati in casa a godere altra puzza di colla industriale e smartellamenti vari.

Due settimane fa hanno detto “Finiamo la settimana prossima”, quindi seguendo la regola “quello che dicono i muratori+una settimana”, la settimana che viene dovrebbero finire veramente.

Ora sono alle prese con la domanda d’esame per il conservatorio regionale, con la richiesta di sovvenzione per i corsi della DA e con un mezzo esaurimento da “ma porca troia, perché non posso avere un fine settimana come tutti i comuni mortali, invece che svegliarmi alle 6 e 45?” – passerà pure quello, al più tardi quando ricominciano scuola e asilo.

E niente, non mi sento brillante, spiritosa e ottimista, ma piuttosto col belino inverso, quindi “non ho altro da dire, su questa faccenda”.

Pubblicato da: lastejan | 06/08/2017

Volevo

Volevo scrivere un post, e invece no.

Pubblicato da: lastejan | 05/07/2017

Vita dietro le sbarre

Dopo innumerevoli sicure previsioni i muratori hanno tirato su l’impalcatura. C’hanno messo un secolo, non so quante volte hanno iniziato e poi smesso senza motivo apparente.

Tant’è che ora siamo circondati dai tubi Innocenti e da un lato sentiamo gli imbianchini dell’ex-Jugoslavia che chiacchierano di chissà cosa, dall’altro i muratori austriaci, scuri peggio di mia sorella in estate, ci allietano passando a dorso nudo davanti alle finestre del salotto (purtroppo hanno tutti le tettine e la panza) gridandosi ordini con un dialetto da scaricatori di porto. Di porto di lago, perché sono di qui.

E’ brutto come me l’ero immaginato: tengo le finestre chiuse per la puzza, il rumore, la polvere, tengo gli avvolgibili abbassati perché detesto l’idea che mi guardino in casa e così pare di stare in una cripta. Non avevo calcolato l’effetto sul mio umore: prenderei tutti a calci. Tra poco andiamo in vacanza e mentre l’Uomo tornerà presto, noi resteremo via più a lungo – a seconda di quanto riusciamo a sopportarci con mia zia – perché così non si vive proprio. Passerei tutte le giornate fuori, ma si sa che con 5 esseri umani le lavatriciate e la preparazione dei pasti occupano svariate ore al giorno. Odio.

Oggi ho fatto una cosa molto bella, per cui ero molto agitata, che è andata benissimo, per cui ora sono ancora più agitata: sono andata nel capoluogo di regione alla scuola superiore di musica, quella dove ci si laurea in musica, e ho suonato davanti al professore di clarinetto. Non era un esame né un’audizione, gli ho chiesto consiglio su come continuare, visto che (giustamente!) mi sfrattano dalla scuola musica per far posto ai bambini e ai ragazzi.

Ho suonato abbastanza bene, giusto un po’ di labbro tremolante per la tensione a fine brano, e ho ricevuto molti complimenti. Il riassunto è: su di me si può lavorare e tirar fuori qualcosa di buono. Il fatto che l’abbia detto un veterano di orchestre sinfoniche nazionali mi riempie di orgoglio e di gratitudine per la mia insegnante – e di ansia per il futuro. Potrei andare a studiare lì, con quelli bravi. Sarei come al solito più vecchia di 15 anni rispetto alla media, ma potrei. Ho spiegato che ancora non mi sento di lasciare Ranocchietta a qualcuno, quindi non so se posso davvero fare domanda quest’anno… “Ah, ma per me se lo può pure portare, a me mica dà fastidio.” Quindi potrei davvero.

Mi iscriverò all’esame di ammissione a settembre e vediamo come va e se ha posto, perché è tutto da vedere. Guardando molto in là nel futuro, potrebbe aprirmi la strada a uno studio magistrale all’università per poi insegnare musica e italiano, o un’altra materia umanistica, perché potrei farmi convalidare le lauree e gli anni di insegnamento e fare solo quello che mi manca.

Suona tutto talmente ideale e perfetto che mi viene ancora più ansia.

Pubblicato da: lastejan | 28/06/2017

Pupi su di giri ed influenze esterne

Sono agitati, si nota. Il grande perché sta per arrivare la pagella e mancano solo 10 giorni alla fine della scuola, il medio perché sente l’agitazione nell’aria peggio dei cani che sentono i terremoti. Il piccolo non è agitato, perché nulla lo tange, se non pappa, nanna, coccole e pannolino, ed è giusto così. Mamma mia, quanto è tenero.

Quindi questi due esagitati, perché “agitati” è un eufemismo, non solo corrono avanti e indietro in casa come dei pazzi (e non mi dite di portarli a pascolare, perché ce li porto, e se non ce li porto è perché non posso), urlando come se fossero ricoperti di formiche rosse, ma sono proprio pessimi: maleducati, volgari, dicono parolacce, si picchiano, si accusano a vicenda, rispondono malissimo. Il primo che dice “Ma tutti i bambini sono così!” vince il premio “Genitore dell’anno”.

Non tutti i bambini sono così.

Così per esempio mi pare assurdo che il Pupo per due giorni di fila arrivi a casa con quasi mezz’ora di ritardo da scuola, la prima volta perché si è fermato a giocare alla fontanella, e passi, e oggi perché due suoi compagni lo hanno convinto ad andare con loro al supermercato e gli hanno comprato la Coca Cola.

Chi dà a un bambino di prima elementare, che abita a 300 metri dalla scuola, così tanti soldi che non solo si compra da bere, ma offre pure agli amici? Chi permette al proprio figlio di prima elementare di andare a farsi le vasche dopo scuola, invece di andare a casa a fare pranzo?

Non lo so, probabilmente dei casi umani che ancora non ho avuto la fortuna di incontrare, ma che di sicuro dovrò conoscere nei prossimi tre anni. Il punto centrale è che IO NO. Mio figlio ha il permesso di tornare da solo da scuola perché so che viene subito a casa. Si può fermare a chiacchierare e giocare un pochino, non ho niente in contrario, ma visto che il tragitto casa-scuola dura circa tre minuti scale comprese, dopo un quarto d’ora mi sento diritto di preoccuparmi e/o scocciarmi. Non gli faccio scenate se arriva un po’ dopo, gli dico che preferisco che non stia via tanto da solo (ha sette anni, santo cielo!) e finito lì. Che però invece di venire a casa vada al supermercato a comprare bevande fetenti con altri bambini di prima elementare, proprio no. Questo mi fa davvero infuriare. Per fortuna ci ha pensato il karma a punirlo, perché ogni volta che beve coca gli viene il mal di pancia, e puntualmente è arrivato anche questa volta.

Dopo una settimana di comportamenti che definire insubordinati è fin poco – memorabile il momento in cui mio figlio mi ha puntato contro un fucile fatto di Lego, ha detto “Ratatatatatà!” e poi se n’è andato mormorando “Ecco, adesso ha un braccio in meno” – sono scattate le sanzioni in stile Unione Europea vs. Russia: niente dolci, niente tv, niente amici, cioè non vanno da nessuno e nessuno viene qui. Dopo un giorno ancora non è cambiato niente, ma cederanno. Oh, se cederanno.

Piuttosto che portare questi due mostri in vacanza in Italia, dove vengono viziati come se non ci fosse un domani, li iscrivo all’accademia militare per i pochi giorni che restano prima di partire.

Pubblicato da: lastejan | 19/06/2017

Di clarinetto e impalcature, di nuovo

Finisce l’anno scolastico, il primo del Pupo – che si agita per la pagella come quei secchioni (non farò nomi) che dicono “Oddio, la verifica è andata MALISSIMO” e poi quando hanno il voto commentano “Oh, 8. Pensavo peggio, dai” – e il quarto per me alla scuola musica. Quest’anno mi hanno ancora permesso di fare lezione individuale, oltre al trio, ma l’anno prossimo no. Il direttore ha gentilmente detto alla mia insegnante che devo lasciare il posto ai bambini, per cui la scuola è originariamente pensata. Ha ragione.

Quindi? Il trio, che una volta era un quartetto, è diventato un mezzo flop, perché una delle mie compagne ha troppo da lavorare e non riesce a studiare, e l’altra non nasconde neanche che non ha tempo né voglia di studiare e, senza esagerazioni, quest’anno ha fatto schifo. Cavoli, piuttosto lascia e diventiamo un duo, ma un trio che non può suonare da nessuna parte perché un componente si rifiuta di studiare è ridicolo.

Il prossimo anno potremmo continuare col trio e a volte infilare una lezione individuale di straforo, ma per me è troppo poco.

D’altra parte l’alternativa è troppo: andare la Konservatorium nel capoluogo di regione. Ci sono diverse possibilità di frequentarlo, ma comunque sono più di 35 km di macchina – il treno costa moltissimo e la stazione è lontana sia da casa mia che dalla scuola. La mia insegnante dice che sarebbe l’ideale per me, ma che teme che coi bambini non riuscirei a studiare abbastanza a casa. Io non sono preoccupata per quello, ma per l’investimento enorme di tempo per andare lì, e soprattutto non credo che l’insegnante tollelerebbe un bambino di un anno che mi accompagna ovunque.

In ogni caso gli ho scritto chiedendogli consiglio e senza nominare Ranocchietta, tanto è solo una domanda generica.

Sono piena di dubbi.

Ma veniamo al rognoso tema delle impalcature: le mettono? Non le mettono?

Hanno deciso di trovare un compromesso: ne hanno messo su un terzo, a dir tanto.

Sono stati qui per qualche giorno nell’arco di due settimane, hanno cagato una decina di bottiglie nelle aiuole e per terra e poi sono spariti.

Visti però i continui ordini perentori di sgomberare i balconi SENNO’, ho chiamato l’amministrazione per avere delucidazioni, e loro mi hanno detto che arrivano, presto monteranno l’impalcatura dal lato dei balconi e in men che non si dica arriveranno al mio balcone. Subito, signora, in questi giorni. Non si preoccupi, se Lei quel giorno non c’è può farli venire un’altra volta, tanto – attenzione – restaurano contemporaneamente anche il palazzo di fronte, quindi non c’è fretta.

Questo è stato lunedì scorso. Ovviamente da allora la situazione non è cambiata di una virgola, ma adesso ho le idee più chiare: un’impresa di costruzioni, o molto piccola o molto disorganizzata, ha inviato qui 4 (QUATTRO) operai per montare dieci piani di impalcature su due facciate di due palazzi diversi, e ora i quattro dell’oca selvaggia (ma in genere se ne vedono solo due) stanno riverniciando con calma olimpionica il terzo piano dall’alto del palazzo di fronte al mio.

Questi quattro manzi abbronzati e tatuati pensano nell’arco di tre mesi di: mettere su due impalcature (chissà se hanno il materiale per due palazzi!), smontare le ringhiere di 40 balconi, isolare termicamente e riverniciare in totale 20 piani (10 da noi, 10 di fronte), montare le ringhiere nuove di 40 balconi.

Direi che per l’anno nuovo dovrebbero farcela, no?

Pubblicato da: lastejan | 11/06/2017

Vittoria personale

Non parlerò di bambini, nonostante occupino il 110% delle mie giornate.

Oggi parlo di me e di quello che sono riuscita a fare, o che sono a un pelo dal riuscire a fare.

Ho proposto l’anno scorso dei corsi di tedesco per italiani. Sono riuscita a parlarne con il sindaco, a cui non è fregato niente, alle assistenti della vicesindaco – che ne sono entusiaste e promettono pubblicità e sovvenzioni, a svariate persone interessate. Ho trovato due insegnanti, ho proposto due modelli di corsi, che si faranno dall’autunno, e un corso di prova in estate. Ho trovato un posto dove fare lezione.

Se tutto va bene, a metà luglio ci sarà il corso di prova. Ne sono molto fiera perché ho fatto tutto io, dall’idea alla realizzazione, il 99% delle mie scelte è stato approvato e già si parla di questi corsi ancora prima che li pubblicizziamo.

Cavoli, è la mia creatura. Fate il tifo per me perché vada tutto bene.

Pubblicato da: lastejan | 05/06/2017

Abracadabra

“Abracadabra! Tu adesso sei un passero!”

“Rabacadabra! Allora tu sei una lumaca!”

“Non puoi far magie, sei un passero.”

“Tu sei una lumaca! Io ti manzo! GNAM!”

“Io striscio dentro a un albero, tiè. Abracadabra, tu sei un colibrì!”

“Io sono un brie!”

“Non un brie, un COLIBRI’!”

“Brie!”

“Vabeh.”

“Rabacadabra! Tu sei dal culetto una lumaca!”

“Di nuovo? Ok. Uuuh, sono una lumaca e striscio… abracadabra, tu sei un BRIE!”

“Rabaca…”

“Non puoi fare magie, sei BRIE! Sei un pezzo di formaggio!”

“Rabacadabra!”

“Noo, devi stare fermo, sei un formaggio, sei brie!”

“Rabacadabra!”

Pubblicato da: lastejan | 02/06/2017

Impalcature

Con un giorno di anticipo rispetto a quello annunciato e con un mese di ritardo rispetto a quando ci hanno costretti a svuotare i balconi, il 31 maggio hanno iniziato a costruire l’impalcatura. Lato cucina-camera mia, in una mattina avevano tirato su due piani di roba.

Due giorni dopo, sono ancora lì. Ogni tanto vengono, vanno in giro a petto nudo – in alcuni casi per la gioia della sottoscritta – coi nomi tabbozzi dei figli tatuati alla Robbie Williams e bevono. Bevono acqua e tè freddo, e questo noi lo sappiamo perché sono tanto maiali da lasciare le loro bottiglie dappertutto, per terra, sul muretto, nell’aiuola, un tappeto di bottiglie di plastica piene e vuote. Non ho però capito cosa vengano a fare, perché l’impalcatura è sempre alta uguale e stanno per periodi sempre più brevi. A questo ritmo, chissà quando arriveranno al mio balcone e chissà per quanti mesi dovremo sentire trapanare la facciata. Li odio già.

Il Pupo sogna di arrampicarsi sull’impalcatura, il Pupino probabilmente zitto zitto lo farà. Ranocchietta non lo sa, ma è un problema anche per lui, perché io col passeggino quasi non riesco a passare e se va male devo passare dal garage, se va malissimo portarmelo in collo, quando ormai pesa di sicuro più di dieci chili.

Ma non parliamo di queste cose sgradevoli. Diciamo di cose belle.

A Ranocchietta è spuntato un dente. Ieri mattina, dopo che ormai mi ero rassegnata a frullargli il mangiare fino alla maggiore età. Sono molto contenta.

E’ un bambino così delizioso che non so cosa dire: dorme bene, mangia tutto quello che gli propino, le sue cacche non fanno più esplodere il pannolino. E’ sempre di buon umore. Se proprio vogliamo trovargli un difetto, cerca di mangiare la mia collezione di libri da cucina, e questo un po’ fastidio mi dà, ma immagino che si tratti di resistere per un annetto, poi si metterà a mangiare altre cose.

Il Pupino è anche lui un bambino delizioso, coccoloso, ciccioso. Piagnone, anche, e piuttosto codardo, e anche un po’ bugiardo, ma poi sorride e gli vengono gli occhi come due spicchi di mandarino, ti biascica un “Mamma ti vojo bene” e gli si perdona anche l’ennesimo capriccio. Non è più molto geloso del fratellino piccolo, a volte addirittura ci gioca senza usarlo come se fosse un pupazzo di gomma, ma solo a volte.

Il Pupo invece ci sa giocare eccome, con Ranocchietta, ma solo se vuole lui, spesso quando io non voglio. Ah, ma un giorno gli vomiterà addosso, e allora capirà perché non lo deve far saltellare dopo mangiato!

Ora non c’è neanche, il Pupo: è andato di corsa, come ho visto dal balcone, dal suo amico M., che questa settimana ha passato due pomeriggi da noi. Il terzo l’ho preso in contropiede e sono uscita con tutti i bambini. Alle cinque mi ha chiamata col cellulare del padre: “Dove siete??”, un po’ imperioso. “Fuori.” “Ma come? Dove siete fuori?” A’ coso, guarda che non ti abbiamo adottato, eh? “E quando tornate?” “Caro M., scusa, ma cosa ti importa?” “Eh, quando tornate può venire il Pupo da me, più tardi?” “Guarda che è tardi, non c’è mica più tempo per venire da te.” “Allora vengo io!” “No, guarda, sei tanto caro, ma oggi no.”

E quindi oggi il Pupo è da lui. E immagino che la prossima settimana toccherà di nuovo a noi ospitarlo. E’ un bambino che non ama stare a casa propria e i cui genitori sbolognano volentieri, quindi ha delle fasi in cui è ogni giorno a casa dello stesso compagno di classe. Prima dal bullo, finché non ha capito che non avrebbe smesso di pestarlo e quindi non era suo amico, poi dalla figlia della mia amica, e ora viene da noi. Per lo meno è beneducato e simpatico, e poi un po’ mi piace far finta di essere una persona socievole.

L’Uomo dice che è la nemesi storica, perché lui da piccolo andava ogni giorno a casa del suo migliore amico, perché da lui non c’era nessuno e doveva riscaldarsi e mangiarsi il pranzo da solo. Dopo due mesi di visite quotidiane, la mamma del suo amico gli ha chiesto cortesemente di venire un po’ meno. Io gliel’ho detto già il secondo giorno.

Sicuramente ci sono altre mille cose da raccontare, per esempio dell’ennesimo bernoccolo del Pupino, dei miei progetti lavorativi che vanno benissimo, ma anche stanotte ho dormito molto poco e non connetto abbastanza da scrivere altro. Sarà già un miracolo se non troverete errori di battitura.

Pubblicato da: lastejan | 23/05/2017

L’esilio

“Dal 22 al 25 verrà rifatta la pavimentazione dei pianerottoli del terzo, quarto e quinto piano. Quando questo avverrà, sarà vietato camminare sul pavimento fino alle ore 17.”

Con questo oscuro messaggio, l’amministrazione ci ha annunciato una delle scomodità più grandi di quest’anno. Non abbiamo capito cosa intendessero dire finché non abbiamo visto cosa è successo agli abitanti di piano terra, primo e secondo piano: due operai piuttosto stupidotti hanno sigillato porte di casa e scale con il nastro adesivo.

Così, senza eccezioni: una volta strappata la vecchia moquette e spalmato il cemento fresco, nessuno poteva più entrare né uscire di casa.

Dei coglioni, in pratica. Come se in un palazzo con 58 appartamenti si potesse impedire per 6 ore al giorno alla gente di entrare e uscire. E infatti la gente è entrata ed è uscita ugualmente, lasciando impronte (di scarpe e di zampe, ché voglio vedere come spieghi al cane che oggi la deve fare nella sabbietta del gatto) che poi hanno irrimediabilmente macchiato il pavimento dell’ascensore, delle scale e penso anche delle loro case.

Noi del 3°, 4° e 5° non credo che abbiamo lasciato impronte, ma ieri è stata proprio una giornata del cavolo: dalle 8 in poi rumori spaventosi, alle nove uscendo mi sono dovuta sorbire la predica che poi non sarei più potuta ripassare – “Oh, mi scusi, signor operaio, allora lascio perdere tutto: appuntamenti, lavoro, figli. Che restino fuori fino alle cinque, sopravviveranno, gli butterò un panino dal balcone.” Non gliel’ho detto, tanto non avrebbe capito. Il piano era prendere le scale e poi dall’ultimo scalino entrare direttamente dalla porta, visto che per fortuna abitiamo a fianco delle scale.

Sono andata bel bella a lezione di musica, e mentre tornavo l’Uomo mi ha chiamato, annunciandomi feralmente che col cavolo che saremmo potuti tornare a casa, perché sarebbe stato impossibile far passare i bambini da una scala all’altra evitando il cemento. Quindi? Quindi suoceri.

Siamo andati a pranzo con loro e dopo siamo andati al lago, dove tutto sommato abbiamo trascorso un piacevole pomeriggio: il Pupino si è fatto graffiare da una gatta, il Pupo ha mostrato fiero i suoi quaderni di scuola, Ranocchietta è stato ingozzato da suo nonno con cookies e ciambella, cosa che mi fa incacchiare, ma certo meno dell’insalata al rum. Io però ero molto nervosa, perché alle sei e mezza avevo lezione di italiano e non avevo con me i miei libri, non potevo prepararmi e sapevo che appena tornata a casa avrei dovuto preparare la lezione, sistemare i pupi e magari anche lavarmi, visto il caldo torrido. Però non potevo farci nulla, ho cercato almeno di rilassarmi e godermi il bel tempo, e alle cinque e mezza, chissà perché così tardi, siamo ripartiti. E tornando cosa è successo?

E’ successo che l’Uomo mi ha chiamata in panico, e che io per fortuna ho deciso di rispondere col vivavoce, anche se normalmente mentre guido ignoro il telefono, e mi ha avvertita che stava arrivando una tempesta di grandine, e che ci stavo proprio entrando dentro, perché era sopra la città e stava andando verso il nostro quartiere.

Merda.

Ho ingranato la quarta e sono corsa come una pazza nell’unico posto che avrei fatto in tempo a raggiungere, forse!, prima che si scatenasse il finimondo, il garage del mio palazzo. Per fortuna l’ho trovato aperto e mi sono fiondata dentro, mentre fuori si sentiva già rumore di pietre, che però non erano pietre ma grandine.

Salvata la macchina, ho avuto anche la fortuna di incontrare la vicina, che mi ha tenuto Ranocchietta mentre io parcheggiavo in modo meno maleducato possibile e lasciavo un biglietto di scuse con numero di telefono e di citofono.

L’Uomo è dovuto rimanere in ufficio un’ora in più prima di poter tornare a casa, e poi, passata la tempesta, ha portato la macchina nel garage dell’ufficio, dove sa che non è occupato.

L’allerta meteo è finita alle sei di stamattina, mentre ieri sera e nella notte si sono sentite le sirene dei pompieri passare in continuazione. La mia lezione è stata annullata, ma un allievo per arrivare puntuale ha pensato bene di non guardare il cellulare ed è passato proprio in mezzo all’Apocalisse.

Stamattina abbiamo trovato tombini tappati, qualche mezzo allagamento, alberi sbattutini e molte foglie, mucchietti di ciottoli e grandine qua e là, intonaci sbriciolati, ma tutto sommato non è stato niente in confronto a due anni fa, e stiamo tutti bene. Fiuu.

Oggi non ho grandi obiettivi, mi basta che sia un po’ più tranquillo di ieri.

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