Pubblicato da: lastejan | 23/05/2017

L’esilio

“Dal 22 al 25 verrà rifatta la pavimentazione dei pianerottoli del terzo, quarto e quinto piano. Quando questo avverrà, sarà vietato camminare sul pavimento fino alle ore 17.”

Con questo oscuro messaggio, l’amministrazione ci ha annunciato una delle scomodità più grandi di quest’anno. Non abbiamo capito cosa intendessero dire finché non abbiamo visto cosa è successo agli abitanti di piano terra, primo e secondo piano: due operai piuttosto stupidotti hanno sigillato porte di casa e scale con il nastro adesivo.

Così, senza eccezioni: una volta strappata la vecchia moquette e spalmato il cemento fresco, nessuno poteva più entrare né uscire di casa.

Dei coglioni, in pratica. Come se in un palazzo con 58 appartamenti si potesse impedire per 6 ore al giorno alla gente di entrare e uscire. E infatti la gente è entrata ed è uscita ugualmente, lasciando impronte (di scarpe e di zampe, ché voglio vedere come spieghi al cane che oggi la deve fare nella sabbietta del gatto) che poi hanno irrimediabilmente macchiato il pavimento dell’ascensore, delle scale e penso anche delle loro case.

Noi del 3°, 4° e 5° non credo che abbiamo lasciato impronte, ma ieri è stata proprio una giornata del cavolo: dalle 8 in poi rumori spaventosi, alle nove uscendo mi sono dovuta sorbire la predica che poi non sarei più potuta ripassare – “Oh, mi scusi, signor operaio, allora lascio perdere tutto: appuntamenti, lavoro, figli. Che restino fuori fino alle cinque, sopravviveranno, gli butterò un panino dal balcone.” Non gliel’ho detto, tanto non avrebbe capito. Il piano era prendere le scale e poi dall’ultimo scalino entrare direttamente dalla porta, visto che per fortuna abitiamo a fianco delle scale.

Sono andata bel bella a lezione di musica, e mentre tornavo l’Uomo mi ha chiamato, annunciandomi feralmente che col cavolo che saremmo potuti tornare a casa, perché sarebbe stato impossibile far passare i bambini da una scala all’altra evitando il cemento. Quindi? Quindi suoceri.

Siamo andati a pranzo con loro e dopo siamo andati al lago, dove tutto sommato abbiamo trascorso un piacevole pomeriggio: il Pupino si è fatto graffiare da una gatta, il Pupo ha mostrato fiero i suoi quaderni di scuola, Ranocchietta è stato ingozzato da suo nonno con cookies e ciambella, cosa che mi fa incacchiare, ma certo meno dell’insalata al rum. Io però ero molto nervosa, perché alle sei e mezza avevo lezione di italiano e non avevo con me i miei libri, non potevo prepararmi e sapevo che appena tornata a casa avrei dovuto preparare la lezione, sistemare i pupi e magari anche lavarmi, visto il caldo torrido. Però non potevo farci nulla, ho cercato almeno di rilassarmi e godermi il bel tempo, e alle cinque e mezza, chissà perché così tardi, siamo ripartiti. E tornando cosa è successo?

E’ successo che l’Uomo mi ha chiamata in panico, e che io per fortuna ho deciso di rispondere col vivavoce, anche se normalmente mentre guido ignoro il telefono, e mi ha avvertita che stava arrivando una tempesta di grandine, e che ci stavo proprio entrando dentro, perché era sopra la città e stava andando verso il nostro quartiere.

Merda.

Ho ingranato la quarta e sono corsa come una pazza nell’unico posto che avrei fatto in tempo a raggiungere, forse!, prima che si scatenasse il finimondo, il garage del mio palazzo. Per fortuna l’ho trovato aperto e mi sono fiondata dentro, mentre fuori si sentiva già rumore di pietre, che però non erano pietre ma grandine.

Salvata la macchina, ho avuto anche la fortuna di incontrare la vicina, che mi ha tenuto Ranocchietta mentre io parcheggiavo in modo meno maleducato possibile e lasciavo un biglietto di scuse con numero di telefono e di citofono.

L’Uomo è dovuto rimanere in ufficio un’ora in più prima di poter tornare a casa, e poi, passata la tempesta, ha portato la macchina nel garage dell’ufficio, dove sa che non è occupato.

L’allerta meteo è finita alle sei di stamattina, mentre ieri sera e nella notte si sono sentite le sirene dei pompieri passare in continuazione. La mia lezione è stata annullata, ma un allievo per arrivare puntuale ha pensato bene di non guardare il cellulare ed è passato proprio in mezzo all’Apocalisse.

Stamattina abbiamo trovato tombini tappati, qualche mezzo allagamento, alberi sbattutini e molte foglie, mucchietti di ciottoli e grandine qua e là, intonaci sbriciolati, ma tutto sommato non è stato niente in confronto a due anni fa, e stiamo tutti bene. Fiuu.

Oggi non ho grandi obiettivi, mi basta che sia un po’ più tranquillo di ieri.

Pubblicato da: lastejan | 20/05/2017

Di feste, psicologi e un po’ di lavoro

Sono stritolata dagli impegni, faccio tantissime cose, alcune anche importanti, però non ho neanche il tempo di pensare a scrivere. Vediamo se riesco a rendere l’idea.

Mercoledì pomeriggio il Pupino ha fatto la sua prima Festa dei Genitori all’asilo, con canti e poesie e balli. Come suo fratello maggiore, mentre tutti cantano lui mantiene un’aria scazzata e poco convinta, minimizza i gesti che altri bambini esagerano comicamente e a malapena apre la bocca. Però non è scoppiato a piangere come alla festa di Natale, è già un passo avanti. Io ci sono andata con la morte nel cuore, immaginandomi il solito pomeriggio di solitudine in mezzo a genitori che non mi cagano, ma ho avuto fortuna e la mamma dell’ex migliore amico del Pupo, una che mi aveva moltissimo aiutato quando l’Uomo stava a Vienna e mi aveva tenuto il Pupino mentre io facevo visite mediche, mi ha onorato della sua compagnia. Ha tenuto in braccio Ranocchietta, le ho raccontato del litigio del Pupo e di suo figlio – di cui non sapeva niente – e mentre glielo raccontavo loro hanno fatto pace, dopo 4 mesi in cui non si sono parlati. Ranocchietta ha dato spettacolo, è stato in piedi a svuotare scatole di Lego giganti, dopo poco aveva una corona adorante di fan grandi e piccoli, i secondi che non riuscivano a trattenersi dall’accarezzarlo e perfino baciarlo, se riuscivano.

Il Pupino e il Pupo non li ho visti per un’ora buona, sono spariti a giocare e basta. Ogni tanto tornavano per dirmi quanto avevano mangiato, ma sono fiera di annunciare che nessuno di loro due è riuscito a ingurgitare più di me, che mi sono fiondata sul buffet per rimediare alla mia iniziale solitudine. Il buffet, l’unico lato positivo di queste pallosissime feste.

Giovedì pomeriggio siamo stati da uno psicologo per il Pupo. Dopo innumerevoli crisi di rabbia (almeno una al giorno, spesso anche due o tre) e l’ennesimo muro della maestra, ho chiesto consiglio alla pediatra, che ha detto che o è molto curioso, o è molto intelligente, ma che in entrambi i casi abbiamo bisogno di qualcuno che ci consigli, quindi ci ha spedito da questo dottore. Molto simpatico, il Pupo si è trovato subito bene e gli ha fatto un test di intelligenza. Fra due lunedì ne sapremo di più.

Giovedì mattina invece io ho incontrato le signore della DA e abbiamo discusso il programma dell’anno prossimo, che sarà molto interessante, e io ho esposto i miei numerosi progetti, molti dei quali sono stati accolti, anche se comunque significano solo più lavoro per me e non più soldi, ma chissene, sono cose belle, poi fra due anni e mezzo la segretaria va in pensione e io vorrei prendere il suo posto.

Abbiamo invitato da noi lo Sguardo di Satana, la migliore amica del Pupo, ma non può venire perché ha la bisnonna moribonda e sua madre stessa dice che in questo periodo è “un po’ difficile”, tipo che è Satana in persona, non solo lo sguardo. Abbiamo invitato anche un altro suo compagno, ma lui non l’ha riferito a sua madre e quindi evidentemente non gli interessa, e ciao. Ho il terrore che diventi un bambino asociale, da cui nessuno vuole andare, ma secondo l’Uomo è normale così, a quest’età. Io però mi ricordo che andavo a casa di questo e di quello già alle elementari. Chissà.

Finalmente sono andata dall’oculista, è venuto fuori che mi si è incurvata la cornea. E io pensa e ripensa ho capito che sarei diventata cieca a breve. Poi ho guardato sull’onnipotente google (ma quanto ha cambiato il mondo Google?!) e ho scoperto che questa parola orribile che mi hanno detto altro non è che l’astigmatismo. Sono astigmatica. Miope e astigmatica. Eccheccazzo, adesso capisco perché non riuscivo a leggere gli spartiti!

Comunque era ora di cambiare gli occhiali, dopo sei anni con gli stessi, così ieri sono stata dall’ottico e ho scoperto questa cosa della cornea spiegazzata e che da adesso le mie lenti costeranno di più, e ho anche scelto una nuova montatura, che per puro caso è della stessa marca della precedente, ma un altro colore e una forma diversa, a cui mi abituerò come sempre con immensa difficoltà. Il fatto di essere andata da sola a fare queste cose ha facilitato enormemente sia la visita della specialista per le lenti a contatto – una ragazza fottutamente entusiasta del suo lavoro – che la scelta della montatura, sostenuta da una commessa anche lei fottutamente entusiasta. Adoro questa catena di ottici, non solo sono bravi, ma si vede che fanno il loro lavoro con passione.

Oggi ci tocca il pranzo coi suoceri, sigh. Però ieri sono andata da loro un’oretta, si sono DAVVERO occupati di Ranocchietta (oddio, è un bambolotto più che un bambino, basta tenerlo in braccio e lui è felice), mentre io davo una ripulita a un angolo di giardino. Sembra sfruttamento, in effetti lo è, però a me piace lavorare in giardino e ora non ho neanche più il balcone.

Infine (ci sono altre cose, ma vedo di tagliare), l’amministrazione ha deciso, prima di rifare la facciata, di sostituire la pavimentazione di tutti i pianerottoli del palazzo, il che significa: puzza, sporco, rumore e un giorno intero minimo in cui noi non abbiamo il permesso di mettere i piedi sul pianerottolo. Ma che cazzo di divieto è? Come si fa? Stiamo tappati in casa, rinunciamo a lavoro, scuola, spesa, portare a pisciare l’eventuale cane? Io per fortuna ho l’appartamento più vicino alle scale, quindi potrò, con un saltello, evitare la colata di simil-cemento e scendere al piano di sotto, anche quello contemporaneamente off limits, e lì facendo un equilibrismo passare alla rampa successiva, il tutto con un bebè nella fascia perché ovviamente ciao passeggino. Questo ovviamente succederà il lunedì, in cui devo andare a scuola musica e la sera fare l’ultima lezione di italiano di uno dei due corsi, senza contare i bambini da portare e riprendere da scuola e asilo. Un applauso alla ditta che ha avuto l’incarico per l’organizzazione.

Basta, vi lascio e collasso sul divano mentre Ranocchietta dorme, l’Uomo cazzeggia e i bambini guardano un cartone di una stupidità abbacinante vicino a me.

Pubblicato da: lastejan | 15/05/2017

Giuro che non lo faccio più

“Non si giura, si promette.” Me l’ha detto tante volte mia mamma, perché non puoi mai essere sicuro di quello che succede. Una promessa non mantenuta è meno peggio di un giuramento rotto. Prendete Harry Potter: cosa succede se rompi un voto infrangibile? Ecco. Quindi non bisogna giurare.

Io però l’ho fatto ugualmente perché ho fatto una cosa che in Austria è punibile con la crocifissione in sala mensa: ho preso degli antibiotici senza ricetta. Neanche su consiglio del farmacista, ma così, di mia spontanea volontà.

E’ successo così: un mese fa era Pasqua ed eravamo dalla mia famiglia, l’Uomo si è ammalato e così anche molti altri intorno a noi. Io stavo così così, ma non potevo definirmi “malata”, non in confronto agli altri.

Tant’è, però, che mi sono trascinata questo leggero malessere fino a oggi: un po’ di tosse, un po’ di mal di gola, un po’ di raffreddore. Un giorno questo, un giorno quello, e ogni giorno pensavo “Dai, sta passando.”

Invece è passato tutto tranne il mal di gola, che si è sviluppato in un crescendo di dolore, fino a farmi passare una notte in bianco. Mi sembrava di avere una nocciola incastrata in gola, e di dover cercare di ingoiarla, invece era sempre lì, a tratti mi sembrava addirittura una noce, con tanto di estremità appuntite. Ho anche temuto che la noce si sarebbe gonfiata fino a soffocarmi, prima di rendermi conto che non si muore di mal di gola. Il giorno dopo la notte in bianco era ieri, la meravigliosa festa della mamma (che non mi piace, sapete), in cui per rendermi gloria i miei figli mi hanno svegliata alle sei del mattino. Oh, grazie.

Ieri sono stata proprio male male male, alla sera finalmente ho capito che dovevo far qualcosa, e cercando fra i medicinali un antinfiammatorio ho trovato un vecchio antibiotico di due anni fa, quando me l’avevano prescritto, ma poi ero peggiorata e mi avevano prescritto la penicillina, quindi la confezione era rimasta quasi intatta.

Lo guardo, lui mi guarda. Quando dico “lui” intendo il medico sorridente che tiene in mano la scritta col nome del farmaco, disegnato in stile anni ’70 sulla confezione. O questo, o andare in ospedale, farmi prescrivere un antibiotico e cercare una farmacia notturna. O il male, e la mattina dopo mettermi davanti alla porta della dottoressa buddhista alle otto meno un quarto con Ranocchietta, con davanti 10-11 vecchi (stima basata su quelli che vedo ogni mattina portando i Pupi a scuola).

No.

Prendo il bugiardino, leggo, e prendo la drastica decisione: ne prenderò mezza compressa due volte al giorno. E’ un antibiotico ad ampia fascia, raccomandato un po’ per tutto, in primis per le infiammazioni alla gola, quindi direi che ci siamo. Insieme ho preso anche l’antinfiammatorio.

Sto meglio. Non mi viene più da piangere quando deglutisco, non ho voglia di rinchiudermi nel gabinetto e lasciarmi morire di fame. Direi che è un passo avanti.

Mi aspetto comunque effetti collaterali disastrosi causati dalla mia hybris, come l’esplosione di un rene o lo scioglimento del mio stomaco, ma più probabilmente non succederà niente. Ieri sera ho avuto un po’ di bruciore di stomaco, toh. Nel peggiore dei casi invece svilupperò una resistenza a quell’antibiotico e morirò alla prossima pandemia. E vabè.

Pubblicato da: lastejan | 12/05/2017

“Non ho voglia di fare un cazzo”

Me lo ripeto ogni mattina, e infatti non faccio proprio un beneamato cazzo.

A parte preparare la colazione, far vestire o vestire bambini, portarli a scuola, visto che è presto faccio un salto al supermercato a comprare due cose, torno a casa, tolgo di mezzo la roba della colazione. Ma poi non faccio altro, eh. Metto solo su una lavatrice, tolgo la roba asciutta dallo stendibiancheria, perché bisogna, se no restiamo senza vestiti. Metto su una pappa per Ranocchietta, ma prima levo un po’ di piatti dalla cucina, quindi prima devo svuotare la lavastoviglie, ma non faccio altro. Porca miseria, il letto di Ranocchietta! Stamattina era tutto pieno di pipì, devo togliere il sacco a pelo, il lenzuolo, il comprimaterasso e… no, anche la fodera del materasso! Puzza da svenire, altra lavatrice. Ora mi siedo un po’.

Per pranzo, visto che per ora non ho fatto niente e mi sento in colpa, voglio fare qualcosa di buono, faccio una pastasciutta con zucchini, panna e speck. Poi il pomeriggio mi svacco, bambini arrangiatevi. Vabeh, Pupo, guardiamoci un po’ questi libri di matematica che ti ho preso in libreria. Sì, Pupino, facciamo un puzzle insieme. Bravo, comincia, io intanto stendo la biancheria e metto su una terza lavatrice. E poi stendo questa un attimo, che tanto è solo un tappeto.

Basta, questi bambini sono insopportabili, ora li “spengo” suonando il clarinetto. Giusto mezz’oretta. E porca miseria, ora hanno sbriciolato per terra coi biscotti, devo prendere l’aspirapolvere. Vabeh, ora che ce l’ho in mano tanto vale passarlo un po’ dappertutto.

E poi torna l’Uomo, ma va a fare la spesa grande (noi viviamo facendo la spesa!), quindi già che ci sono posso cominciare a preparare la cena per i bambini. E gliela dò. E li mando a lavarsi i denti, far pipì, pigiamino, storia, torna l’Uomo dalla spesa, “Dai la buonanotte ai Pupi”, lui dà la buonanotte e intanto mette via la spesa, bacini, luce spenta, via, tre bambini a nanna.

Preparo una seconda cena e finalmente la giornata è finita.

E anche oggi non ho fatto un cazzo.

(Ogni attività tralasciata – bagno a Ranocchietta pieno di pipì, consolazione di Pupini piangenti, docce di bambini, riordino al volo di superfici a caso, rifacimento di letti passandoci davanti, ecc. – è da attribuirsi alla dimenticanza causata dal caos quotidiano, nonostante abbia passato la giornata a non fare un cazzo e non sia quindi giustificabile.)

Pubblicato da: lastejan | 10/05/2017

Palline da golf e cani ciechi

Stamattina ho fatto la cosa che desideravo e temevo da tempo: la visita oculistica.

Da mesi vedevo male, mi hanno dato un appuntamento tipo alla fine del mondo (due mesi e mezzo di attesa), ma finalmente è arrivata, e con essa il controllo della retina che speravo di poter rinviare all’infinito. La vista è peggiorata di mezzo decimo, che non è un dramma, ma l’esame della retina l’avete mai fatto?

Mettono delle gocce negli occhi che ti dilatano la pupilla. Quella si dilata e la luce dà fastidio. Allora loro te le mettono di nuovo, la pupilla si dilata ancora di più e tu preferisci guardare solo il pavimento, ammesso che non sia bianco. Non è abbastanza, però, e te le mettono una terza volta, e a quel punto vedi davvero i draghi e i Pokemon che ti volano davanti agli occhi. In pratica sei sparaflashato, come in Men In Black, e non perdi la memoria, ma sei molto, molto confuso e infastidito. Adesso però la pupilla è bella dilatata, nel senso che ha preso il posto dell’iride e sembri un alieno, e allora ti fanno l’esame: l’oculista disinfetta un monocolo e lo cosparge di gel, poi te lo stampa sul bulbo oculare, facendotelo roteare in tutte le direzioni. A questo punto stai smadonnando da un po’, ma il peggio deve ancora venire: l’esame finisce e ti tolgono il monocolo, e ti dicono “Bene, può andare”, e tu ti ritrovi con la pupilla dilatata da alieno, il gel negli occhi, male al bulbo oculare e ti pare che tanto valeva farsi di droghe pesanti.

Fuori non è mai nuvolo, quando fai l’esame della retina, ma esce un bel sole splendente, quindi immaginatevi come sono tornata a casa: a piedi, spingendo il passeggino a casaccio e alternativamente indossando gli occhiali da sole, ma non da vista, quindi muovendomi in un mondo di ombre, o con gli occhiali da vista, ma senza quelli da sole, soffrendo un male cane e cercando le zone in ombra peggio di un vampiro. Hisssss! Avrei tanto voluto avere un mantello.

Attraversando il centro è sbucata una forma indistinta da un vicoletto e mi ha sbattuto contro le gambe. Era un cucciolo di qualcosa, nero, direi di razza. La proprietaria lo tira verso di sé e dice “La scusi, sa, è cieca.” “Ah, oh. No no, prego. Come, cieca?” “Sì, vede solo un po’ di ombre. Pensi, la volevano sopprimere, ma mi dispiaceva troppo e così l’ho adottata.” “Beh, brava, complimenti!”, e ho aggiunto “Tanto anche io oggi mi sento come lei: mi hanno messo le gocce dall’oculista e vedo a malapena che è un cane e non un gatto.”

Poco dopo l’ho superata di nuovo e ho sentito TONK! “Caìììì!”, la povera bestiola, saltellando qua e là tutta felice, aveva preso in pieno una vetrina. Vabeh, speriamo che impari a orientarsi in altri modi. Dietro di me sentivo la proprietaria che continuava a spiegare alla gente stupita “Sa… è cieca!”, e io pregavo di non andare a sbattere contro qualcosa.

Costeggiando i campi da tennis vicino a casa, ho notato che c’era molto movimento, tutti i campi occupati e dovevano esserci delle gare. “Uh,” ho pensato, “chissà che non ci siano delle palline smarrite!”

ADORO le palline da tennis. Più di loro mi piacciono solo quelle da baseball. Che me ne faccio? Le tengo in mano, le lancio in aria e le riprendo. Non so, mi piacciono, hanno la misura giusta. Ho già 3-4 palline recuperate vicino ai campi, e nonostante sappia che hanno poco valore, perché i tennisti non vanno mai a recuperarle anche se potrebbero, mi sento sempre leggermente in colpa.

Oggi ne ho trovate ben due. Poi pochi metri più avanti ho visto un ragazzo con scritto “Kazachstan” sulla tuta e un allenatore, e mi sono sentita un po’ in colpa, così ho fatto il grande gesto di darle loro. Bah, probabilmente a loro non importa niente, però ha ripulito la mia coscienza sporca e ora mi sento in diritto di incamerare tutte quelle che troverò nei prossimi anni.

E poi basta, sono arrivata a casa, era l’ora di pranzo, sono arrivati gli uomini, è ricominciato il caos primordiale di sempre e ho smaltito l’ultima ora di occhi sparaflashati sdraiata sul divano in semi-coma, mentre i bambini (Ranocchietta dormiva) si sparaflashavano Zig&Sharko e mi sentivo una madre molto così-così.

Ora ci vedo, più o meno.

Pubblicato da: lastejan | 30/04/2017

Siamo uomini o aspirapolvere?

Pranzo, frutta. Una scodella piena di uva sta al centro della tavola e tutti si servono. A un certo punto l’Uomo tira più forte che può che staccare un raspo, questo cede all’improvviso e lui rovescia un intero bicchiere d’acqua addosso al Pupino, che reagisce in modo misurato come al solito e scoppia a piangere disperato. “Papà ha rovesciato l’acquaaaa! Perchééééé? E’ freddo freddo freddo!! Mammaaaaaaa!”

Lo accompagno a cambiarsi e gli spiego che non l’ha fatto apposta. E’ un incidente, uno sbaglio. “Buaaaah!” “Ma dai, ora ti cambi e sei asciutto!” “Perchéééé papà rovesciaaaatoooo!” “Non voleva farlo! E’ stato un pochino scemino, dai! Forse oggi è un po’ plem-plem, perdonalo!” Allora lui si calma e poi con voce saggia mi spiega: “Perché papà non è mica un aspirapolvere, lui è una persona. Può anche rovesciare il bicchiere.”

Eh sì, non si può mica essere tutti aspirapolvere.

Pubblicato da: lastejan | 25/04/2017

Bambini che ti seguono

Ieri sono arrivata come al solito a pelo prima che il Pupo uscisse da scuola e ho deciso di aspettarlo all’uscita, anche se lui non vuole perché è “grande”. E’ arrivata anche la mia amica, che si è ricordata che sua figlia sarebbe uscita dopo perché fa religione, ma è rimasta lì a chiacchierare, io con un bebè nel passeggino, lei con due nani nel biplano su ruote. Quando è arrivato il Pupo, invece di andare abbiamo continuato a chiacchierare e lui con noi, e noi chiacchieriamo in italiano. A un certo punto mi sono accorta che vicinissima a noi c’era una bambina sui 9-10 anni, che addirittura un po’ ci girava attorno, come uno squaletto biondo in grigio e rosa. Un po’ guardava i bambini (checché ne dicano i sostenitori dell’uguaglianza – parità, furbi, non uguaglianza! la parità, ci vuole!  fra sessi, il 99% delle bambine è attratto dai bebè, mentre il 99% dei maschi non lo è), un po’ noi. Dopo un po’ abbiamo commentato ridendo che doveva essere un po’ spiazzata a sentir parlare una lingua straniera da così tante persone, e infine ci siamo salutati. Noi verso il supermercato, loro verso casa. E’ un po’ che prendo in giro la mia amica, che mi racconta di venire spesso seguita fino a casa da bambini che non conosce: siccome ha molti figli, forse i bambini altrui credono di doversi unire tipo classe dell’asilo. Le ho consigliato di non offrire loro da mangiare, se no non se ne vanno più.

Dopo un paio di metri mi sono resa conto che invece questa volta ero io a venire seguita: la bambina-squalo. Anzi, mi camminava proprio a fianco. “Pupo, ma che la conosci?” “Mmmh, no.” Ha un’aria sconsolata, anche se non triste. Un po’ vacua. Ci guarda e non parla.

“Come ti chiami?”

“Angelina.” (mi dispiace)

“Hai bisogno di aiuto?”

“No.”

“Aspetti qualcuno?”

“No.”

“Vai al doposcuola?”

“No.”

“Vai a casa?”

“Sì.”

“E non ti piace andare da sola, vero?”

“No”, dice pianissimo.

Non le chiedo più niente, continua a camminare in silenzio vicino a noi.

Alle strisce noi attraversiamo, lei va dritta. “Allora ciao!”, le dico. “Ciao”, mormora. Si gira un’ultima volta a guardarci e va via.

Mi ha fatto un po’ pena.

Pubblicato da: lastejan | 25/04/2017

La domanda

Sette e mezza del mattino. Lascio il Pupo davanti a scuola, proseguo col Pupino verso l’asilo. Ci vengono incontro le compagne del Pupo, che prima dell’apertura della scuola sono ospiti dell’asilo che fa anche doposcuola.

Ci sono quasi tutte: L-M la bulla, quella che sputa. J., la figlia dei farmacisti e cocca della maestra. L., figlia della Mamma Lamentosa. E., la tabbozza. A-L, che ha un nome che potrebbe benissimo essere quello di una pornodiva. V., la figlia della crocerossina (non è un aggettivo, è proprio il mestiere della madre).

Mentre ci oltrepassano in una riga compatta, bullandosi con le loro cartelle rosa piene di fatine e i vestiti sbrilluccicanti, A-L ed E. si staccano dal gruppo e mi si parano davanti, e A-L dal nulla mi chiede “L’herpes è contagioso?”

Ditemi che ho capito male. “Come, scusa?”

“L’herpes è contagioso?”

“Beh, ecco, dipende, insomma…” imbarazzo cosmico. “Se è sulle labbra e lo tocchi, sì, certo, è contagioso.”

Lei e la tabbozza fanno una faccia preoccupatissima e ripartono senza dire nulla.

Ora vorrei sapere chi di loro ha l’herpes.

Pubblicato da: lastejan | 23/04/2017

La cosa del balcone

Sono anni che spero che rifacciano la facciata del mio palazzo. Da quando è spuntata quella macchia di muffa, e poi è spuntata in un’altra stanza e abbiamo capito che il problema era il muro nord della casa. Da quando, soprattutto, dei vicini che abitano sopra di noi ci hanno detto che tutti, al lato nord, hanno quella muffa, che quindi è sicuramente la facciata.

Rifanno anche i balconi, che non sono pericolosi o pericolanti, ma solo brutti e sciupati, e va benissimo così.

Queste sono le cose positive.

Quelle negative: un paio di settimane di smartellamenti per montare le impalcature, per cominciare. L’anno scorso hanno dovuto rifare due facciate per via della grandinata di due anni fa ed è stata una cosa infinita, tutta un’estate di smartellamenti, e non era interessato nessun lato del nostro appartamento. Un rumore incessante e snervante. Quest’anno ce l’avrò da tutti i lati: camere, cucina, salotto.

Inoltre per rifare il balcone bisogna svuotarlo completamente di qualunque cosa ci sia sopra. Entro il primo maggio e probabilmente fino a fine agosto. Ho detto addio alle viole del pensiero e alle primule, che qui durano ancora un po’, trapiantandole sulla tomba della bisnonna, stamattina. Che strano, io che non vado neanche sulle tombe della mia famiglia, perché mi fanno star male, sono stata mezz’ora a rimestare nella terra dove è sepolta la nonna di mio marito, e suo nonno che non ho mai conosciuto e altri parenti mai visti né sentiti nominare. Sarà una sorta di ammenda appena sotto il pelo della coscienza per non essermi mai voluta occupare delle tombe che per me significano qualcosa. Il fatto è che per me le tombe non significano niente, se non il ricordo più spiacevole legato a quella persona, la morte. Fosse per me, farei compostare tutti. Invece ero lì, stamattina, a cercare di abbellire quel ricordo dei nonni di mio marito, dove lui va spesso ma non fa giardinaggio, e dove mia suocera va solo un paio di volte l’anno con infinito scazzo per mettere un lumino e lamentarsi di quanta fatica le costa. E’ una tomba triste, senza fiori, con un sempreverde che non riesce neanche ad allargarsi, lasciando la metà brulla e grigia. Beh, ora è colorata. Alla bisnonna sarebbe piaciuto così.

Così, dicevo, ho tirato giù tutti i vasi appesi. La lavanda la parcheggerò alla casa al lago, non so ancora se piantarla lì e separarmene o se riprenderla a fine lavori. Ho una rosa, che poco fa ho scoperto essere piena di afidi, porca pupazza, che lascerò dalla mia amica che ha un giardino immenso. La salvia… boh. La metto sul davanzale? Non so. Il rosmarino sembra morto. L’alloro è morto di certo. L’alloro qui non cresce, mi devo rassegnare. Devo trovare una sistemazione per tutti i vasi, uno scaffale di vetro che avevamo trovato in casa e viene bene come portavasi, il tavolino e le sedie pieghevoli, le scale. In pratica sono spacciata.

Avere il balcone vuoto mi fa una tristezza infinita. Mi dà proprio tanto, ma tanto fastidio. Non so perché, ma mi rende triste. Eppure a fine estate potrò usarlo di nuovo, potrei mettere dei fiori autunnali… no, niente, sono triste ugualmente.

E poi c’è la parte forse peggiore in termini pratici: come minimo durante il rifacimento del mio piano, al massimo però per sei settimane e oltre, le mie finestre saranno coperte dalle impalcature e penso ricoperte da una protezione quando ridipingeranno. La vicina col marito vecchietto che si fa le canne ha detto che ci saranno montagne di polvere e non si potrà quasi mai aprire la finestra, lei c’è passata l’anno scorso con un lato (cucina e camera) e quest’anno tocca all’altro (salotto e altra camera). Quindi sporco, buio, puzza di chiuso, puzza di vernice, rumore, operai che ti passano davanti alle finestre.

C’ho una “Weltuntergangsstimmung” che non vi dico. Un “umore da fine del mondo”, per descrivere quando ti senti tetro e privo di speranze. Dio che scazzo. Tutta l’estate con rumore e finestre chiuse. E i sonnellini di Ranocchietta? Come farà a dormire con martelli pneumatici e trapani al lavoro?

Potrei anche trasferirmi nella casetta della bisnonna al lago, ma prima ci sono da fare pulizie più che radicali prima che mi sogni di passare lì dentro più di mezz’ora al giorno. Vi dico solo che la cosa meno schifosa sono le cacche di ghiro. E io ce n’ho per le palle di ripulire aggratis un decennio di sporco accumulato in una casa non mia, mentre ho almeno tre cose – tre esseri viventi – molto più importanti, e molto più miei, di cui occuparmi.

Uff.

Pubblicato da: lastejan | 23/04/2017

Ansia da compleanno

Oggi si festeggia il compleanno del Bullo in un parco giochi indoor – per me la più fedele rappresentazione dell’inferno in Terra. Il fatto che poi il festeggiato sia il Bullo rende l’avvenimento la più fedele rappresentazione dell’inferno in Terra completo di Satana.

Perché il Bullo, che ha passato i primi mesi a picchiare mio figlio e altri compagni di classe, abbia invitato il Pupo alla sua festa, non mi è stato chiaro finché non ho scoperto che ha smesso di picchiarlo (non so se si possa dire altrettanto delle altre vittime) ed è diventato suo amico. Sono troppo sollevata all’idea che mio figlio non sia più vittima di bullismo per preoccuparmi per questa amicizia. E’ comunque, a mio parere, superficiale e limitata alle elementari, visto che questo somaro andrà probabilmente all’avviamento professionale. Che previsione stronza, vero? Eppure è così.

Insomma, oggi c’è il compleanno e io mi sono accorta che ho dimenticato di confermare. I bambini ricevono inviti cartacei per i compleanni, sempre corredati di numero di cellulare di un genitori. Di tacito accordo, i genitori degli invitati mandano sempre un sms di conferma ai genitori del festeggiato. Siccome però il Bullo ha consegnato gli inviti oltre un mese fa, quando ancora il Pupo lo odiava, non avevo confermato allora (e sti cazzi!) e mi sono dimenticata del tutto di farlo.

Poco fa mi sono ritrovata a scrivere febbrilmente un messaggio di scuse e conferma alla madre, ma poi ho lasciato perdere perché manca un’ora al compleanno – dalle 10 alle 13, ma che orario è?!

Il fatto è che io ho paura pure della madre. Il figlio è un colosso biondo e maleducato vestito come uno skater. La madre è bassa e tozza, ricoperta dalla testa ai piedi di tatuaggi del cazzo tipo “Non toccate la mia famiglia”. Non ho letto esattamente questa frase, ma ho letto parole come “famiglia”, “amore”, “per sempre”, sparse qua e là e contornate da rose spinate, caratteri gotici e motivi mezzi sciolti nel tempo che la rendono un misto tra una pubblicità di Ed Hardy e un quadro di Dalì vivente. Più brutta, però. Un mastino umano, come suo figlio.

Ora, forse il fatto di non aver disdetto implica che il Pupo vada alla festa, d’altra parte ho il timore che il non aver confermato implichi una disdetta. E se arrivo lì e mi abbaia contro che non ho confermato e quindi non è stata pagata la quota per il Pupo e quindi non può andarci? E io che ieri ho speso dieci euro (spero che il Pupo mangi e giochi per quindici, come minimo) per una maglietta tabbozza, perché che cavolo regali a un Bullo? Il Pupo diceva che il piace il “Nerf” che è un costosissimo fucile di plastica che spara o acqua, nelle modeste versioni da 30 euro, o proiettili di polistirolo e gomma, in quella lussuosa da 70 euro. Col cazzo e col pensiero.

Sti compleanni mi rovinano: oltre al materiale scolastico, alla quota per le fotocopie, a quella per la Croce Rossa Giovanile, l’Associazione Genitori e altre robe, si aggiungono questi malnati compleanni di bambini sconosciuti per cui ogni volta devi sborsare minimo una decina di euro, ma so che c’è chi ne spende molti di più, e mi chiedo se non pesino questi 50-100 euro extra per ogni anno scolastico agli altri genitori. Poi qui hanno pure la faccia di dirti cosa desiderano. Fanno la “lista compleanno” all’ipermercato di giocattoli, i genitori inseguono figli e altri genitori chiedendo cosa vogliano i pargoli per il compleanno. Ma ‘sti cazzi, io regalo libri. E una maglietta al Bullo, per forza, che se no col libro ci faceva i filtri per le canne fra sei anni. “Pupo, il Bullo non è uno che legge, vero?” “Mh, no, proprio no.”

Ancora un quarto d’ora e devo prepararmi in fretta e uscire. Ansia. Cazzo, non ho fasciato la maglietta. Salvatemi. Per favore, un’invasione aliena mi salvi. NON VOGLIO.

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