Pubblicato da: lastejan | 11/03/2021

La mamma al traino

“Vieni a correre con me, Pupo?”

“Uff, boh. Non c’ho voglia.”

“Dai, vieni, mi fai compagnia. Ora avresti comunque ginnastica, non puoi perdere così tante ore di ginnastica e non fare niente, diventi un mollaccione!”

“Vabeh, dai, vengo.”

Ci ha messo un secolo, a prepararsi. L’ha tirata così tanto per le lunghe che se non fossi già stata vestita per andare, avrei rinunciato.

Alla fine siamo arrivati giù dal fiume, dove c’era un vento gelido da farti cadere le orecchie (ma io lo sapevo ed eravamo opportunamente attrezzati), ho fatto partire Runtastic e siamo partiti.

Dopo qualche centinaio di metri, il Pupo (che ieri ha compiuto 11 anni! UNDICI!) si è voltato e ha detto “Toh, ci sono due come noi, una ragazzina con sua madre, corrono! Pensa che roba se fossero H. e sua mamma, ihih!”

H. è il suo nuovo amore: neanche il tempo di entrare nella prima quarantena, a metà ottobre, e lui si era già innamorato. C’ha il Cupido facile, lui. Lei è minuta, sottile e flessuosa, ha una massa di capelli biondi, fa ginnastica artistica a livello agonistico e pare che sia l’unica in classe, a parte il Pupo, ad avere tutti 10 in pagella (lo so che non mi devo vantare dei meriti altrui, ma accidenti se sono fiera di lui!). La madre è insegnante di ginnastica e matematica.

Come vi potete immaginare, erano davvero loro: ci hanno superati dopo poco e a quel punto è successo quello che temevo, e cioè che il Pupo si è messo a tirare peggio che una muta di cani, nella speranza di raggiungerla, mentre lei continuava ad avere aggraziati incidenti: una scarpa allacciata male, un momento di stanchezza, un elastico che scivola, la coda da rifare, la coda da disfare, mi slaccio la giacchetta, me la riallaccio… insomma, lei rallentando sua madre, il Pupo massacrando la sottoscritta, sono riusciti a ridurre le distanze. Non sono mai riuscita a raggiungerle, figuriamoci: a giudicare dal fisico completamente asciutto della madre, probabilmente è una maratoneta di quelle vere, mentre io sono fierissima se riesco a fare i miei 5 chilometrucci in meno di 35 minuti. Prof. di ginnastica vs. prof. di italiano, non c’è storia. Hanno fatto il nostro stesso giro, quindi siamo stati dietro di loro tutto il tempo. Il Pupo, che la prima volta con me non aveva fatto che lamentarsi e sbuffare, correva avanti e indietro tra me e loro, aspettandomi cavallerescamente e dicendomi “Non ti preoccupare, cammina pure, io ti aspetto, non voglio che tu ti senta male!”, piccolo bacarospo, che ti ho dovuto trascinare fuori di casa!

Durante il percorso ho avuto un incipit di attacco d’asma, fitte alla milza e un paio di accenni del mio stomaco a rovesciarsi.

In 31 minuti abbiamo fatto 4,67 km, potenzialmente il mio nuovo record. Peccato che per permettere a lui di correre dietro alla pischella in salita per gli ultimi metri, io abbia rinunciato a fare i soliti ultimi 300 metri in piano e mi sia dovuta fermare. Vabeh, glielo concedo, la vede poco e tanto fra sei mesi sarà già innamorato di un’altra.

Sono arrivata a casa così accaldata che avrei potuto rifornire di energia termica una villetta bifamiliare per qualche ora. Lui invece saltellava come un coniglietto felice – un coniglietto alto 1,60 m.

Pubblicato da: lastejan | 08/01/2021

Tortellini bolognesi

“Ciao, Lasté, sono la Suocera. Ho bisogno del tuo aiuto per cucinare una cosa italiana.”

Succede ogni tanto: un po’ per paura di fare casino, un po’ per captatio benevolentiae (“Guarda, abbraccio la tua cultura”), un po’ per il bisogno patologico di farsi fare tutto dagli altri, mia suocera mi chiede come cucinare alcune cose. Se ho fortuna sono solo verdure, se sono sfortunata sono misteriosi pacchetti di cibi di tipi diversi. Barattoli, vasetti, sacchetti, per lei è tutto uguale e crede che io nel mio italico DNA possegga tutte le informazioni di cottura e preparazione per tutti i prodotti del mio suolo natio.

Quindi mi chiede aiuto. E io: “Dimmi.” E lei: “Tortellini bolognese. Li faccio col sugo?”

“Mi stai dicendo che sono tortellinI bolognesI o se puoi mangiare i tortellini con il sugo alla bolognese austriaco?”

“No no, si chiamano cosí: tortellini bolognesi. C’è scritto cosí. Voglio sapere se li posso mangiare col sugo di pomodoro.”

“Boh, sì, li puoi fare come ti pare. Va a gusti.”

“Benissimo. Ce lo metto sopra direttamente?”

“Sí. No no no, aspetta: prima li cuoci, giusto?”

“Ah! Sí, sí, li cuocio. Per quanto li cuocio?”

“Dipende, di che tipo sono?”

“Non lo so, sono marroni e…”

“MARRONI?!”

“Sí, sono marroni e di quelli secchi, tipo sottovuoto.”

“No, ‘spe, ferma: marroni no. I tortellini sono giallini, è pasta all’uovo.”

“Boh, non so, per me è marrone.”

Mio marito interviene: “Ah, ma lo sai che mia madre ogni tanto compra quella roba integrale… magari sono con qualche farina particolare.” Giusto.

“Vabeh, procediamo. Sono secchi o freschi?”

“Secchi. Ma fa lo stesso, li cuocio a lungo e andranno bene.”

“Non puoi: se li cuoci troppo si disfano, e addio ripieno. Se li cuoci troppo poco sono duri e indigeribili.”

“Oh, uff. Mi ci siederò vicino e li guarderò.”

“No, dai. Cerca il tempo di cottura.”

“Qui dice: prosciutto. Carne suina. Sale.”

“Quelli sono gli ingredienti. Dai, che un po’ di italiano lo sai! Cerca cottura, preparazione, modalità, consigli…”

“Non c’è scritto niente del genere.”

“E allora boh, cerca un numero!”

“Mh. Qui c’è un disegnino di una pentola e sopra dice 1,5 minuti.”

“Ecco, vedi! Un minuto e mezz… ferma: forse sono 15 e hai letto male?”

“Ehi, mica sono cieca! Certo che ho letto bene! Un minuto e mezzo! Uh, ora che ci guardo bene, dice anche: entro il… 19… 02… 2020. Oh, cavoli. Vabeh, speriamo che siano ancora buoni.”

“Ma sono di quelli secchi, no?”

“Sì sì, sono secchi.”

“Cioè, li hai comprati dove c’è la pasta secca?”

“Boh, li ho comprati in Italia con voi. Certo che c’era la pasta. Dove stanno i tortellini. Ma secoli fa.” (ma dai?)

“No no no, ferma, aspetta: dove li hai presi, da uno scaffale o dal banco frigo?”

“Erano qui nel mio armadietto.”

“AL SUPERMERCATO: erano negli scaffali coi pacchi di pasta o alla fine del banco frigo, dove prendi anche formaggio e yogurt?”

“Ah boh, non lo so. Oh, qui dice “tenere in frigorifero”, opplà, ihihih.”

“Dio santissimo BUTTALI! Buttali! Ma sei matta??! Hai tenuto PER UN ANNO della pasta fresca ripiena in dispensa?? BUTTALI SUBITO!”

“Ah, ihih, va bene, va bene, li ho già buttati!”

Ecco perché erano marroni. I tortellini bolognesi integrali.

Lo racconto al telefono a mia zia, lei “Scommetto che appena hai messo giù è corsa a riprenderli.”

Probabile.

Pubblicato da: lastejan | 22/12/2020

Regali

Una cosa stupida dell’essere sempre solo noi due e di non vedere praticamente mai degli amici, è che ci sono cose che non posso dirgli, ma vorrei tanto. Per esempio che è arrivato inaspettatamente presto il bluray di Master&Commander (ordinato in libreria, perché dove vendono i dvd la commessa aveva chiesto con faccia stolida “Cosa? Ma che film è? Ma esiste?”), che temevo sarebbe arrivato tra Natale e Capodanno. Domani mattina vado a prenderlo.

Oppure che so cosa regalargli per il compleanno, a fine gennaio fa quarant’anni e so che per lui è una mazzata (lo sarà anche per me, anche se in fondo è solo un numero). Gli regalo una grappa barricata. L’abbiamo assaggiata a Venezia, siamo rimasti folgorati sulla via di Damasco. Reperirla qui è un’impresa, ma stasera ho parlato con un’amica che conosce il mondo e mi ha messa in contatto con un cuoco di Treviso che fa la spola tra Austria e Italia e lui mi può trovare una buona bottiglia a un buon prezzo. Ci tengo tanto a fargli un regalo “figo”. Gli avrei voluto fare una festa a sorpresa ma… beh, direi che non sarà possibile. Recupereremo quando potremo andare in Italia.

E ora appunto volevo dirgli “Ehi! Ho trovato qualcuno che mi reperisce una bottiglia per te!”, e invece no, taccio.

Pubblicato da: lastejan | 06/12/2020

Ipocondria

“Che schifo questo pane. Non sa di niente, non si sente il formaggio… non si sente niente proprio! … oddio, ho il Covid!”

“Come non hai sentito l’odore?! C’era una puzza di cacca terribile in bagno!” … oddio, ho il covid.

Mi smangia la gola – ho il Covid.

Il Piccolo ha il naso che cola e una febbriciattola per circa un’ora in tutto – ha il Covid.

“Mi sento un po’ strano.” – ha il Covid. “E’ colpa del Piccolo.” – hanno entrambi il Covid.

Sto mangiando troppo per il nervosismo, mi appesantisco, mi sento stanca… ho il Covid. I due grandi stanno benone, ma hanno sicuramente il Covid anche loro. Mia suocera tira su col naso: COVID!

Succede anche a voi? Sto bene, penso ad altro, poi una qualunque cretinata mi causa un lampo di terrore. Solo un attimo, il tempo di capire che è colpa del panico: nonostante i negazionisti, il panico è ovunque, più o meno visibile.

Mi succede spesso in questo periodo, forse pure più spesso che durante il primo lockdown, e forse perché la mia allieva dottoressa è stremata, dice che muore tanta gente e hanno tanti giovani ricoverati, e perché la vicina che è appena andata in prepensionamento (per fortuna, perché ne veniva da un cancro!) sente storie terribili dalle ex colleghe che invece ci sono dentro fino al collo, perché suo figlio fa l’infermiere a domicilio per i malati di covid che vengono curati a casa. Forse anche perché, contrariamente alla prima ondata, la mia città con tutti i suoi “massì, alla fine esagerano tutti” ora è una di quelle con le peggiori percentuali di malati, le più alte.

Io sto a casa, insegno online che è quasi sempre una menata, non vedo le mie amiche se non all’aperto – apertissimo! – a distanza di sicurezza, e comunque per ora solo con una in un mese, i miei figli sono stati 3 settimane a casa, tranne il Piccolo che infatti sicuramente ha il Covid, e non un banalissimo raffreddore perché si è rotolato nella neve per mezz’ora coi pantaloni di cotone – pessima madre, a mia discolpa stavamo tornando dall’asilo. Mio marito non esce ed era asociale già prima. Mia suocera non vede nessuno, non conosce nessuno. Quindi sta paranoia? Boh. Quare id faciam, fortasse requiris. Nescio, sed fieri sentio et excrucior.

Pubblicato da: lastejan | 19/11/2020

Il trombettista

La colpa è mia, lo ammetto: io spingo i miei figli a studiare musica, perché credo che sia una cosa meravigliosa e, nel caso del Medio, che ci sia molto portato. Infatti lo è: nonostante sia al secondo anno di tromba, a me sembra che abbia quasi raggiunto suo fratello, che invece è già al quarto. Il suo maestro lo nota, e infatti nonostante ufficialmente il Pupo abbia 40 minuti di lezione la settimana e il Pupino 30, sempre più spesso allunga quella del fratello minore a scapito di quella del maggiore.

Il problema è che lui studia anche. Studia moltissimo, tutti i giorni. Studia i pezzi, si allena nei salti tra le note, studia usando il cd di accompagnamento, tutto il programma! Con entusiasmo e foga. Ogni giorno. Ogni santo giorno. Ogni fottutissimo giorno.

Questo mi riempiva di gioia, ma ora non lo reggo più e mi sento una persona orribile. Mi verrebbe da dire “Te la buco quella tromba!”, da strappargliela di mano, urlargli di smettere, ma niente, non posso e non voglio, devo resistere. Due giorni fa il piccolo lo disturbava, la cosa è sfociata in una lite e il piccolo si è fatto male, e io – pessima madre – sono esplosa: “E basta co’ sta cazzo di tromba! Basta! Sempre lo stesso pezzo! Finiscila!”

Un mostro, sono un mostro. Giuro che non sono riuscita a trattenermi, non ne potevo più: da martedì sono a casa tutti e due i grandi da scuola causa lockdown, io faccio fatica a lavorare, salto come una pallina da ping pong dai compiti al pc di uno ai plichi di fotocopie dell’altro. “Mamma, come si scarica questo documento?” “Mamma, cosa vuol dire questo esercizio?” “Mamma, devo scannerizzare e spedire delle cose”. Poi all’una torna il piccolo e si mettono pure a litigare. Niente, mi è saltata la sicura. Scusarmi subito dopo con il Louis Armstrong in erba non è servito a niente, ha messo via la tromba ed è scoppiato in lacrime.

Il giorno dopo ha ricominciato tutto felice come se niente fosse… sempre con lo stesso pezzo. Ho taciuto.

Pubblicato da: lastejan | 16/11/2020

Pupo has fallen

Dopo un brillante inizio costellato di uno, uno, uno, uno, cioè in italiano una sfilza di dieci in matematica, tedesco, inglese, il Pupo è andato a sbattere contro il muro dell’informatica. Per essere più precisi, contro “elaborazione testi informatici”, in pratica dattilografia. In informatica è bravino, ma la tastiera è la sua grande nemica.

E’ strano, ma in prima media hanno dattilografia, e mica scherzano: devono imparare a battere al computer senza guardare – ho dovuto costruirgli un copritastiera da appendersi al collo – e alla fine dell’anno devono anche raggiungere un certo numero di battute al minuto. Non lo sapevo e mi sconvolge, ma siccome la mia politica materna è di lasciar fare ai professori il loro lavoro, dico al Pupo che è molto severo, ma è un insegnamento utile per il futuro, perché ormai il lavoro al computer è inevitabile.

E insomma, lui odia dattilografia. A sentire lui è inutile, stupida e noiosa. Se date ascolto a me, lui è negato. Nipote fedele di mio fratello, potrebbe avere una brillante carriera di battitore a due dita come lui, invece lo costringono a scrivere in modo rapido ed efficiente. Siccome però ha sempre e solo preso dieci (cioè uno), ha pensato di poter semplicemente ignorare la materia: ha consegnato i compiti fatti benino – anche se la prof non sa che ci ha messo ore in cui ha pianto, imprecato e pestato i piedi – e quindi si è presentato alla prima verifica senza aver studiato neanche mezzo minuto. Non era difficile: avevano un testo di 5 righe di parole senza senso da copiare con la tastiera coperta. Hanno ricevuto il testo un mese fa per esercitarsi a casa. Non c’erano limiti di tempo, ma il programma non consentiva di cancellare. Insomma: puoi essere lento, ma devi sapere dove sono i tasti.

SBAM! Cinque. Cioè insufficiente. Non ci sono voti più bassi, se sei insufficiente non ci sono diverse sfumature di vergogna come in Italia, ma brucia comunque. Loro lo chiamano “Fleck”, macchia. “Ho preso una macchia”, molto indicato nel caso dell’immacolato curriculum del Pupo.

Come l’ha presa lui?

Benino. Prima mi ha comunicato il voto con scazzo e spregio, “che me ne frega”, poi è scoppiato a piangere in singhiozzi usando come scusa suo fratello che gli aveva fatto cadere uno sgabello su un piede. Infine è venuto da me con la coda tra le gambe e mi ha detto che oggi voleva solo studiare dattilografia.

Chissà se riuscirà a imparare, a me sembra negato per la tastiera. Oggi l’ho visto cercare diversi secondi le tre lettere che compongono il suo nome. Glom.

Pubblicato da: lastejan | 11/11/2020

L’attesa

Stiamo tutti aspettando, in Italia e in Austria. In Italia chevvelodicoaffà, aspettate di vedere se dovete di nuovo difendere il vostro paese seduti sul divano, come scrivevano le persone inacidite su Facebook. In Austria tremiamo: chiudono anche i locali di cibo da asporto? Chiudono gli uffici? Chiudono le chiese? Chiudono i negozi, i centri commerciali? Ma soprattutto: chiudono le scuole??

I fronti si spaccano quando si parla delle scuole: io sono di quelli che si fidano ciecamente di tutti i numerosi studi fatti in Austria per cui da quando i bambini sono tornati a scuola, si ammalano pure di meno, forse perché in classe i loro contatti sono controllatissimi e quasi asettici e non ci sono grigliate con 5 famiglie come in estate. Ora è uscita un’indagine che dice che, da quando fanno didattica a distanza, i ragazzi tra i 14 e i 19 anni si contagiano più spesso, perché uscire non è proibito, visitare gli amici non è proibito e patapunf.

Mio marito è del fronte “Eh, ma è l’unica cosa che rimane da chiudere… oltre agli uffici, i negozi, i centri commerciali, le chiese, i mezzi pubblici.” E io ogni volta “Ma porca miseria, che chiudano prima quelle cose lì!” e lui “Eh…”

Altri invece sono convinti che sia tutto un gomblotto e quindi non importa cosa succede, sarà comunque colpa del Poteri Forti. Ne conosco a bizzeffe, non so mai se ridere o arrabbiarmi.

Quindi alla fine siamo qui a chiederci ogni settimana se sarà l’ultima, se anche quest’anno di scuola sarà rovinato, se da lunedì dovremo lavorare con tre bambini sottoccupati in giro per casa, e inoltre se dovremo condividere i nostri portatili col Grande, che già durante la sua personale quarantena (l’ho scritto? Non ricordo. Comunque tutti i 240 contatti della sua prof. di tecnica erano negativi) stava incollato al pc 3 ore al giorno per fare compiti che si possono benissimo fare in un quaderno, ma doveva farli su Word, che vi lascio immaginare le competenze di Word di un bambino di 10 anni. In pratica io stavo vicina a lui tutto il tempo e gli dicevo cosa schiacciare. Quindi che bello, se richiudono le scuole il mio tempo per lavorare o fare cose in casa o stare dietro agli altri due viene ingoiato dall’assistenza informatica.

Non parlo volentieri con la gente di questo mio terrore, tranne che con altri genitori, perché spesso mi sento rispondere che “Eh dai, c’è chi sta molto peggio…” Sì, ma bene non si sta. Anzi, si sta proprio male. Da quando hanno chiuso tutto lo sport, il Medio, appassionato ginnasta, fa tanti incubi e ha difficoltà ad addormentarsi. Ha paura a scendere le scale di casa da solo, deve sempre accompagnarlo qualcuno. Ha il terrore di prendere l’ascensore da solo, perché ci potrebbe essere dentro qualcuno che lo vuole rapire o uccidere. C’è chi sta peggio, ne sono consapevole, ma un bambino solare e aperto come lui non dovrebbe avere questa cappa di paura addosso.

Quindi sto qua e aspetto, quasi vorrei che lo decidessero, che le chiudessero ste scuole. Sto qua e guardo i bambini che parlano del dettato, della verifica, delle olimpiadi di matematica (il Grande, chi altri sennò?), del progetto di tecnica, delle passeggiate al posto dell’ora di ginnastica, e mi chiedo quanto saranno tristi quando richiuderanno tutto, come glielo dirò. Con una torta in mano, magari.

Piani per l’immediato futuro: fare un salto in Friuli prima che diventi zona rossa o che chiudano le frontiere e fare una scorta vergognosa di riso, biscotti, fette biscottate, cracker, olio, polpa di pomodoro, e poi svaligiare il reparto bambini della libreria qui da noi, prima che si decida che una libreria a due piani con dentro 3 persone inclusi i commessi è un potenziale focolaio. Andare da Intersport e usare il buono da 10 euro ottenuto alla corsa di ottobre, perché scade a dicembre e chissà cosa succede fino ad allora.

Consumismo, consumismo come se non ci fosse un domani! E a volte sembra proprio che non ci sia.

*disclaimer*: non vi preoccupate, nonostante sprazzi di pessimismo cosmico sto benone, l’ottimismo è solo in pausa.

Pubblicato da: lastejan | 05/11/2020

Brutte giornate

Ieri ho avuto una bruttissima giornata io: la mia bici, appena “controllata”, ora non va più – e prima andava bene, c’era solo un difettuccio. Il rubinetto in bagno gocciola. Ho preso una facciata molto dolorosa, una fisica, ho proprio sbattuto la faccia. C’è una montagna di roba da lavare, da stendere, da piegare, la lavastoviglie da svuotare, la cucina, il bagno, il pavimento, le lezioni da preparare, i compiti da correggere… e poi ho dovuto disdire 3 corsi causa covid, a due dei quali sono molto affezionata. E’ stata una brutta giornata, ho pianto come un fontana (la facciata, tra l’altro, non ha aiutato), ho mangiato un sacco di schifezze e ho pure fatto un sacco di incubi.

Oggi era la volta del povero Pupo, alias stangone quasi alto 1,60 m: rientrato con le palle evidentemente girate, è presto passato alle lacrime di stizza, al mutismo. E cos’hai, e cosa non hai, reagisce malissssssimo alle battute di suo padre su possibili problemi di cuore – a 10 anni? Maddai! Ci comunica fra le lacrime che ha preso 9 anziché 10 nella verifica di inglese.

A parte il fatto che sticazzi, 9, leccati le dita e a cuccia, ma lo sappiamo che lui è così, la verifica è una cosa che ha innervosito anche me: l’avevano già fatta tre settimane fa, lui aveva preso 10. Il resto della classe votacci e insufficienze. La prof: “E vabeh, dai, la rifacciamo.” Io in quanto insegnante sono schifata, in quanto madre incazzata nera, perché mio figlio ha studiato tanto per prendere un bel voto, perché ora bisogna annullarlo?

E infatti nella seconda verifica ha fatto un paio di errori di ortografia e ha preso un voto in meno. “Ma piangi per questo? Guarda che se questa non conta il voto migliore, io marcio sulla scuola e faccio la madre italiana, eh!” “No, conta il voto migliore.” “E allora cosa piangi?” E giù lacrime.

Alla fine, che ci crediate o no, erano davvero problemi di cuore, di cui con gran fatica non vi metto a parte. Per lui è un problema grosso e in effetti non posso confortarlo. L’ho costretto a vestirsi e a uscire con me e i suoi fratelli, li ho portati a lezione di tromba. Quando ne è uscito stava benone, la lezione era andata benissimo. Non per il Medio, che quasi piangeva perché non aveva studiato, aveva suonato male e si vergognava davanti al gentilissimo maestro che al massimo avrà detto “Mh, non hai studiato molto.”

Dopo abbiamo scarrozzato la nonna al supermercato, che “oooh, come sono dehebooohhhleeeh, non posso portarmi la spesa da sooohhlaaah”, lui si è comprato per ben 1,99 euro una formina per biscotti a forma di ghianda, ha portato la spesa della nonna sentendosi un eroe e alla fine era di nuovo felice.

Poi siamo tornati a casa e si è ricordato con orrore che doveva finire i compiti, ma questa è un’altra storia.

Pubblicato da: lastejan | 01/11/2020

*BREAKING NEWS*

Pappappaaaa parapaaaa

Pappappappappappappaaaa – papaaaaaaaaaaaaaaaaa!

Attenzione attenzione, anche il Medio è innamorato!

“Non te lo dico, mi vergogno… è la Gina.”

O Nina, o Lina, non ho mai capito come si chiami. La madre viene dal Libano, il papà forse dalla Tunisia, hanno tre figli bellissimi, due ragazzi grandi e lei, GinaNinaLina, che ha due occhioni neri, i capelli corvini fino al sedere e più parlantina del Medio, che già parla fin troppo.

La conosciamo da quando era minuscola, ha qualche mese più del Medio e va nella classe parallela, ma siccome hanno gli stessi orari e lei abita nel nostro palazzo, va a finire che tornano sempre insieme, e niente, è scoppiato l’amore.

Pubblicato da: lastejan | 29/10/2020

Dieci ragazze per lui non posson bastare

Il Pupo, il Grande, lo Spilungone che quasi mi raggiunge, e ha appena 10 anni, si è di nuovo innamorato. Lui è dall’asilo che si innamora di una bambina dietro l’altra, mentre il Medio è refrattario a tutto ciò che non sia amicizia. Si era innamorato di Maria, poi di Marlene, di Emily, di Ks., poi di Valerie e poco dopo di nuovo di Ks., con una piccola incursione di una misteriosa Lisa più grande di lui che non ho mai identificato e un anno dietro a J., che per fortuna lo ha rifiutato, perché ha una madre ODIOSA. Sono abbastanza sicura di averne dimenticate altre. “Non sei contento di uscire con Ks.?” “Massì.” La nonna “Ihih, è la tua fidanzata!”, lui ribolle. “Dai, Pupo, lo sa che per la nonna è una battutona buffissima.” “Sì, ma non lo è, e non mi piace neanche più.” “COOOOSA?” Come, la mia futura nuora? Quella che ormai davo per scontato dalla seconda elementare? Chi ha potuto spodestarla?!

Ci ho messo due giorni per riuscire a cavargli il nome della nuova fortunata: si chiama H., è una sua compagna di classe che fa ginnastica artistica – così come moltissimi altri bambini e suo fratello, perché qui c’è una squadra antica, uno dei pilastri sportivi della città. “Ma ti piace perché è bella o perché è interessante, o simpatica?” “Non è schizzinosa”, mi dice con soddisfazione, “ed è così brava a ginnastica che l’hanno messa in un programma speciale.”

Stasera in un momento senza testimoni gli ho chiesto di indicarmela sulla foto di classe: è una bambina bellissima. Il Pupo si è innamorato probabilmente della “più figa della classe”, per dirla come diranno loro stessi fra quattro, cinque anni. Cioè è bella, è simpatica, è una sportiva… Pupo ambizioso! La sua migliore amica è un’altra bambina bellissima. Non so, io in prima media sembravo un sacco di patate con gli occhiali e i miei amici erano degli sfigati di prim’ordine, come me. Com’è che ora sono tutti così fighi?

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