Pubblicato da: lastejan | 12/04/2012

Wishlist – sparale grosse

La Brunhilde mi ha coinvolta su mia quasi supplice richiesta in una di queste catene bloggare che a me piacciono un sacco, ma dove nessuno nomina mai me per farle e io mi sento la solita sfigata delle superiori :P

Allora, devo esprimere 10 desideri, direi materiali. Siccome questo è un blog e non il mondo reale, come Brunhilde parto dal presupposto di avere una paccata di soldi (cit. ministro Fornero, che non biasimo affatto per essersi espressa come un essere umano anziché in linguaggio aulico).

1) Sistemo la casa. Ovvero rifaccio i pavimenti di ingresso cucina e bagno con piastrelle ultra fighe e senza tempo. Rifaccio il bagno e tutte le finestre. Metto un Pax Ikea lussuosissimo ed enorme in ingresso e anche uno di quei bei guardaroba appena dopo la porta (pensa te, ho una paccata di soldi e continuo a comprare da ikea. Questo è amore). Finisco di arredare il salotto e ci metto an   che un mega schermo piatto con impianto dolby surround collegato anche a uno stereo e collego anche delle casse in camera da letto e cucina e poi metto un tavolinetto e delle sedie di ferro battuto sul balcone per berci un birrozzo gelato sotto le stelle in estate, io e Consorte.

2) Mollo il Pupo dai suoceri (minacciandoli di morte attraverso una squadra di picchiatori sanguinari che ho affittato con la paccata) e parto con Consorte per un lungo giro della Russia come piace a noi, su treni scassati, a mangiare in bettole, a vedere paesini che non hanno mai neanche sentito la parola “turismo”. E Mosca ovvio. Il Pupo non me lo porto solo perché l’alimentazione russa non è per stomaci giovani.

3) Quest’estate mi prenoto una vacanza di due settimane in un hotel extra lusso vicino a una stupenda spiaggia sarda per far rotolare il pupino nella sabbia e divertirmi come 4 anni fa con l’Uomo on the road (ricordiamo la deviazione sulla provinciale tra le vacche, i fattori che inseguivano due mucche scappate in mezzo alla strada con la forestale che rallentava il traffico per aiutarli e il cane kamikaze che spunta dai cespugli su un rettilineo mentre cai a 100 km/h).

4) Mi compro una Nissan Qashqai. Ah, quanto mi piace! E mi compro anche un Golf megagalattico, tiè. Così restituiamo la macchina dell’Ape Maia alla bisnonna e lei è contenta.

5) Compro un appartamento in Liguria in un posto figo al mare.

6) Compro l’appartamento sopra il mio e sfratto la mia vicina. Sì, sono perfida.

7) Dò un sacco di soldi ai miei fratelli così che si comprino una casa e vadano finalmente a vivere da soli.

8) Regalo a mio papà una mega vacanza in giro per l’Europa per vedere tutti i posti che vuole.

9) Mi compro un dirndl strafico e lo vado a sventolare sotto il naso di mia cognata.

10) Compro una miriade di “cazzatine” tra i 50 e i 2000 euro, che desidero ma che ora non mi azzarderei a comprare. E viaggio.

Bah, che desideri scemi, a rileggerli. Forse avrei dovuto pensarci un po’. Mi riservo la possibilità di modificare e perfezionare la lista quando mi vengono in mente delle cose più intelligenti.

Pubblicato da: lastejan | 10/04/2012

Una parte degli arretrati

Non riesco a trovare un momento per scrivere. Ci sono state un sacco di cose nelle ultime settimane: la vecchietta in ospedale, un nuovo periodo di capricci del Pupo (ne sta facendo uno proprio in questo istante e io mi attengo strettamente alle istruzioni dei pediatri in questo caso: resto vicino a lui e lo ignoro finché non smette), nottate in bianco, visite indesiderate della stupida vicina, saggi di clarinetto (purtroppo non miei), caccia alle uova al nido, Pasqua. Soprattutto sono stata tanto, tanto, tanto stanca. I capricci sfiancano. Sei divisa tra il dispiacere che lui si rovini le giornate facendo scene inutili e il dispiacere che le TUE giornate vengano rovinate, più lo stress sapendo che c’è una baldracca che ascolta tutto quello che succede in casa tua, pronta a lamentarsi alla prima occasione.

Ti passa la voglia un po’ di tutto.

Ultimamente si è sviluppato uno schema perversissimo che mi fa impazzire: se vado a dormire presto, diciamo alle 10, lasciando il Consorte da solo a cazzeggiare al pc, il Pupo dorme bene fino alla mattina successiva. Se invece decido di avere un minimo di vita coniugale e guardo un film con Consorte, o ci beviamo una birra insieme, o facciamo qualunque altra cosa insieme e andiamo a dormire tardi, allora posso star sicura che il Pupo si sveglierà più volte durante la notte, nella maggior parte dei casi tenedomi (o -ci) sveglia fino alle 4 del mattino. E’ tremendo. Ogni volta che resto alzata con l’Uomo, ho la sgradevolissima sensazione tutto il tempo di rinunciare a ore di sonno che non avrò, e di “pagare” il cazzeggio con altre ore di sonno perso. Così sono entrata in una spirale perversa in cui cerco di andare a dormire “a tradimento”: alle dieci mi alzo dal divano, vado in bagno a lavarmi quatta quatta, poi entro in salotto, vado dall’Uomo, gli dico “Sonostanchissimabuonanottesmack”, gli stampo un bel bacio e scappo a letto come se mi inseguisse un’orda di barbari armati fino ai denti. Se gli faccio capire che sto andando a dormire, lui mi chiede di aspettarlo e di bere un po’ di Bailey’s insieme, e allora facciamo tardi, e allora mi diverto, e allora il Pupo piangerà, urlerà e farà casino tutta la notte. No no no, sono stanca, devo dormire, devo andare. Sonno, sonno, sonno.

E’ tremendo, ve lo immaginate? O rinuncio a stare con l’Uomo, o rinuncio a dormire. Dopo settimane dove fai 4-5 ore per notte, e solo in alcuni casi straordinari 6 o 7, vi assicuro che anche il Consorte più bello e simpatico del mondo perde molta della sua attrattiva.

Per fortuna ieri sera è andata diversamente: per la prima volta il Pupo ha provato a fare il pisolino pomeridiano nel suo lettino “da grandi”, più grande di quello da neonati e dove può salire e scendere da solo, ovviamente protetto da una sponda, e la sera ha voluto andare a dormire di nuovo in quello. Ha avuto un attimo di dubbio in cui si è fatto rimettere in quello per piccoli, ma alla fine è tornato in quello da grandi e, miracolo dei miracoli, ha dormito come un sasso fino a stamattina alle 7.

Meno male, perché le ultime notti sono state caratterizzate da dei capricci così tremendi, così incontrollabili, che per calmarlo abbiamo dovuto bagnargli la faccia con l’acqua fredda, per riscuoterlo dal delirio.

Non capiamo se c’è una causa o se sono solo i soliti Terrible two’s. Certo è che non servono le coccole, le sgridate, l’ignorare. Niente, quando ha questi deliri spaventosi possiamo solo sperare che finiscano presto.

Ieri purtroppo un capriccio mattutino è durato talmente tanto che alla fine è tornata lei, la stronza di sopra, a suonare alla porta. Questa volta abbiamo provato una nuova tattica: sono andata rumorosamente alla porta, ho guardato dal buco e ho detto a voce alta “Ah, è ancora quella lì!” e l’Uomo “Per carità, non aprire neanche!”

Se n’è andata. Però il Pupo ha scelto esattamente quel momento per finire il capriccio, così che ora magari sta pazza crede che noi lo facciamo smettere se lei viene a lamentarsi. Come se avessimo qualche potere sui capricci del Pupo! Lui inizia e smette quando vuole lui.

Questa donna, nonostante tutti i nostri mantra di “Lei non è nessuno. Non ce ne frega niente se le dà fastidio. Un bambino ha diritto di farsi i suoi capricci in pace”, aumenta il nostro nervosismo durante i periodi capricciosi, che ci sono ogni 10 giorni più o meno. Lui urla, urla, urla e noi non solo non dormiamo e non riposiamo, ma abbiamo la spada di Damocle di ‘sta baldracca che viene a dirci come educare nostro figlio. Perché sai, pure lei ha una figlia, sa Come Si Fa. Vabeh, tipa: anche Bossi ha dei figli, ma non vado certo da lui a chiedere consigli su come educarli.

Vorrei scrivere tante altre cose, ma l’Infante mi tallona e vuole che giochi. Ma quando imparano a giocare da soli?? Vorrà dire che tirerò fuori il clarinetto e prenderò 3 piccioni con una fava: intrattengo il nanetto, mi esercito, e soprattutto rompo i coglioni a quella di sopra.

Credo che oggi mi eserciterò con gli acuti. MUAHAHAHAHAHAH!

Pubblicato da: lastejan | 25/03/2012

Gli Dèi mi sono avversi

Diciamo che tu, Lasté, vai sempre a dormire con le galline, perché sai che al più tardi alle 7 un nano ti sveglierà berciando che vuole fare colazione. Diciamo inoltre che tu ami stare alzata fino a tardi, ma ormai hai quasi paura ad andare a dormire tardi, perché se ti va male, quello si sveglia alle 6 e tu ti trascini durante il giorno come uno zombie.

Ma ieri sera ‘sti cazzi. Ieri sera me ne sono fregata e mi sono goduta la vita: ci siamo smezzati un’ottima bottiglia di Gavi (i gusti di mio padre in fatto di vino sono infallibili) e ci siamo dati alla pazza gioia. La pazza gioia comprende guardare un trashissimo thriller su un’onda assassina in New Jersey e un documentario sulle origini del make up nel ’900. Anche altre cose, ma non si scrivono qui.

Ecco, io lo so che non lo devo fare. Se vado a dormire tardi, per di più con del vino sul groppone, gli Dèi mi puniranno. Nel mio caso gli dèi sono impersonati da uno stronzetto di 96 cm (è cresciuto ancora!) che dalle 2 di notte in poi decide che non vale la pena di dormire.

Quindi h.02.00: “Maaaaaamma, papàààà, lallalalalalallalalalà! Maaaaaaaaaaaammaaaaa!” “Cosa c’è??” “Jatte!” “Ok, che palle”.

H. 03.00: “Uaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaahh!” “Che c’…” “Jatte atte atte latte jatte iatte atte latte!” “Ma porc… xsjbcbvksvbjdkbnvdjk” Glielo porto e lui “Grazie gazie gaze graze gazze grazie razie gazie!” Io volevo già metterlo a dormire sul balcone, ma tutta questa gratitudine mi ha intenerita.

H. 03.30: “UAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAH!” No, ora basta. “UAAAAAAAAAAAAAAAH!” No, non me ne frega niente. “UARGHCBIABICBAJKFBA;FKHFL!!!” “CHE MINCHIA VUOI?!” “Fofì!” (come sapete, fofì è il suo ciuccio. Non lo sapevate? Sapevatelo.) “Ma ce l’hai in mano!” “Fo-o-o-o-fì-hi-hi”, in un mare di lacrime. La sottoscritta pur di poter tornare a letto si butta a quattro zampe e come un segugio rintraccia ben due ciucciotti. “Ora però BASTA, ora DORMI!” “Ja, nanna, nanna, copèit, mh mh, ronf fiiii”.

H. 04.00: riemergo da un incubo spaventoso dove la nostra vicina pazza ci spiava con metodi da paparazzi e ci denunciava per aver lasciato piangere il Pupo… “UAAAAAAAAAAAH!”, divisa tra il terrore della maledetta vicina (ma la pagherà, ah se la pagherà) e il furore verso il capriccio notturno del Pupo, balzo come un sol uomo e ruggisco “CHE COSA VUOI?? EH? COSA VUOI DA ME?? LASCIAMI DORMIRE!” “Fofì!” “Ma sai dove te lo puoi mettere???”

[attenzione: il pubblico sensibile è pregato di non scandalizzarsi troppo per il lessico non proprio da pedagoga, ma vi assicuro che anche Gandhi parlava così alla sua discendenza dalle due di notte in poi]

Raccatto altri fofì, che sembrano spuntare sul pavimento come funghi e con una fintissima minaccia lascio la stanza e il Pupo che fa finta di dormire.

Lui sa benissimo che le mie sono minacce finte, infatti:

H. 04.30 (? perdita totale di nozione del tempo): “MAAAAAAAAAAAAAAAAAAAMMAAAAAAA! UAAAAAAAAAAAAAAAAAAHHHHH!” “MA CHE COSA VUOI?? LASCIAMI IN PACE! DORMI! BASTA!” “… fofì…” “UARGH!” ne raccatto uno, glielo lancio nel lettino e con un paio di vaffanculi ben assestati e il dubbio di essere una madre snaturata, lascio la stanza con lui urlante. Chiudo la sua porta con decisione. Lui smette. Ha dormito finora, quando mentre scrivevo l’ho sentito gorgheggiare “Mamma, jatte!”

Ma anche se non si fosse svegliato adesso, noi comunque dobbiamo uscire per andare al compleanno a sorpresa della mamma della bambina romana urlante. Dobbiamo uscire al più tardi alle undici e mezza. E siccome gli dèi mi sono davvero avversi, oggi c’è il cambio dell’ora e tutto si anticipa di un’ora.

Che gli dèi mi vogliano astemia e morigerata, quei vecchi dispettosi?

Pubblicato da: lastejan | 21/03/2012

Ma perché?

Ora ditemi: per quale motivo il mio figliolo si deve far venire mal di pancia esattamente alle 6 del mattino?

Alle sei si è messo a strillare. Pensavo avesse una fame da lupi, anche se alle 3 di notte mi aveva svegliata per poi supplicare “Atte!” e slurparsi un quarto di litro.

Invece no, arrivo lì e lui non è sveglio, bensì nel bel mezzo di un mal di pancia nel sonno. Gambette sparate dritte, urla da muezzin, fiatella spaventosa. Credevo volesse svegliarsi, così ho mezzo aperto l’avvolgibile, da cui entra una luce rossa stupenda, dalla palla rosso fuoco dietro le montagne. Ma no, mi sbagliavo ancora, era profondamente addormentato, eppure urlava. Aaah, ma allora basta il ciuccio! Sciup! Glielo infilo in bocca. Lo toglie e con rabbia, sempre con gli occhi serrati, lo lancia.

Allora finalmente ho capito che era mal di pancia e gli ho fatto dei massaggi per cinque minuti. Lui pian piano si è rilassato, ha fatto un paio di puzze (che in confronto alla fiatella da bambino piccolo sono un vento di primavera) e si è riaddormentato.

Ora io, cretina, son qua alle 6 e venti col terrore di far rumore.

Ah, no, terrore passato: è sveglio.

Ma porc…

Pubblicato da: lastejan | 20/03/2012

Tuffo nel Topfen

Gli austriaci usano molto in cucina una specie di ricotta, un formaggio fresco e sbricioloso, un po’ acidulo, che i tedeschi chiamano Quark. Loro, che si sentono in dovere di dare un nome dialettale perfino ai mesi, lo chiamano Topfen.

Principalmente ci fanno dolci.

I miei suoceri, che mangiano tutto fuorché austriaco, ne avevano una confezione in frigo, che noi ci siamo dovuti portar via alla loro partenza per Cazzeggioland. Siccome scadeva ieri, mi sono fatta coraggio e ho cercato di fare una Topfentorte.

Ci sono millemila ricette austriache e tedesche per questa torta, che se viene cotta diventa anche Kaesekuchen, torta al formaggio.

Ne ho scelta una di una facilità incredibile perché non volevo far danni. Et voilà:

Prima di tutto comprate una base per torta. Ricordatevene, perché se no vi trovate a casa con tutti gli ingredienti e poi non sapete dove spalmarli, dovete rivestire il Pupo e tornare al supermercato. E non è bello.

Potete anche farla da soli, la base, ma già la crema è uno sbattone, chi ve lo fa fare?

Poi buttate in una ciotola grande: mezzo chilo di Topfen/Quark ben sgocciolato, 100 gr di zucchero a velo, il succo di mezzo limone, una bustina di vanillina e poi ci date dentro col mixer. Montate ben bene 250 ml di panna da cucina e teneteli lì da parte. Sciogliete 5 fogli di gelatina, dopo averli ammorbiditi con un po’ d’acqua. Quando sono belli liquidi versateli nella ciotola insieme alla panna, e sbrigatevi a mixare tutto, perché se la gelatina si raffredda e si rapprende son cazzi.

Mettete la base per torta in una forma rotonda che abbia più o meno lo stesso diametro, o se è più piccola tagliate i bordi (della base, non della forma, chiaro). Se siete avventurosi come me, tagliatela prima a metà per avere due dischi.

Spalmate quasi tutta la crema di Topfen sul disco di sotto. Livellatelo bene. Poi mettete il disco superiore e ci mettete il resto della crema, ma giusto da coprirlo.

Ora disponete sul “tetto” della torta, quindi sulla crema ben spalmata (ma siate delicati, ché ‘ste basi per torta sono fragilissimi), il frutto che volete. Io l’ho fatta coi lamponi, che secondo me col Topfen ci vanno a nozze, ma si possono mettere mandarini, kiwi, ciliegie, pesche sciroppate, coccodrilli, banane. Qualunque cosa. In una ricetta ci mettevano addirittura il papavero, altro ingrediente che infilano ovunque.

Infine fate un po’ di gelatina di quella per le torte di frutta, e quando comincia a raffreddarsi (non aspettate troppo, se no pure lei si rapprende e fa i grumi, ma si può sempre ri-riscaldare) versatela sulla frutta e fate in modo che si distribuisca bene. Io non l’ho fatto e ci sono delle zone con 2 cm di gelatina e alcune con 2 mm.

Tenetela in frigo, poi quando vi va (magari lasciatela un’oretta perché si riprenda dallo star fuori, così sia la gelatina che la crema si rinforzano) la tirate fuori, la liberate dalla forma rotonda ed ecco qui la vostra prima torta austriaca!

Ho usato una forma di quelle dove la base è fissa e il cerchio intorno si può aprire e togliere, perché questa torta è inamovibile. Volevo spostarla sulla base della campana per torte, ma rischiavo di devastarla, quindi ora è sulla base della forma rotonda dentro la campana. Non cercate neanche di toglierla da una forma rotonda non scomponibile, sarebbe una strage!

Pubblicato da: lastejan | 17/03/2012

Periodo molto, molto duro

Se si cerca con Google qualche articolo sui capricci dei bambini di due anni si trova sempre la stessa roba: terrible two’s, ignorateli, tenete duro, non lanciate il bambino dal quarto piano.

Ripetono le stesse istruzioni per l’uso talmente tante volte che credo che sia davvero il modo giusto per affrontare queste scenate spaventose. Anche perché lo senti che ignorare i capricci è la strada giusta. Come se non bastasse, io mi ricordo benissimo dei miei capricci, di come i miei mi ignoravano e io continuavo a piangere e urlare, senza più sapere per cosa, perché pensavo “Loro DEVONO venire a consolarmi, non è possibile che mi lascino piangere così, continuerò finché non vengono da me.”

Non venivano, e forse per questo sono diventata una che sa badare a se stessa. Basta poi guardare adesso, da adulta, i risultati dei diversi atteggiamenti dei genitori nei confronti dei capricci dei figli: se li ignorano, durano molto poco. Se li assecondano, diventano più frequenti e più fetenti.

Tra l’altroieri e oggi il Pupo si è esibito in alcune pièces teatrali da far impallidire Mario Merola: urla strazianti, occhi gonfi, fronte imperlata di sudore, orecchie paonazze. Li fa tanto bene, ‘sti capricci, che quasi ti sembra che ci sia un problema reale.

“Ha scoreggiato, allora era mal di pancia!” “Tiene una mano sulla guancia, è mal di denti!” “Ha guardato il mio piatto, è fame!” fino alla classica, inesorabile uscita di mio marito “E’ stato all’asilo stamattina e ora fa i capricci: vuol dire che non è pronto per tutte quelle emozioni.”

Mio figlio è un bambino alto 94 cm, pesante 14 kg. E’ fuori da ogni curva di crescita. I suoi giochi preferiti sono i più casinisti, i più rudi, dove lo si lancia in aria, si corre come pazzi, ci si ammazza di solletico, gli si morsica la pancia. Adora gli altri bambini, adora andare all’asilo. Mio figlio è un vichingo.

Ora, per dire che non è pronto per l’asilo, devi proprio passarci poco tempo insieme. Infatti è così, ma è normale: la giornata del Pupo si svolge dalle 7 del mattino alle 7 e mezza di sera, e l’Uomo lo vede se va bene tre ore al giorno visto che lavora a 40 km da casa. Io che ci passo 12 ore al giorno so che lui con l’asilo ci fa la birra. Per impressionarlo credo che dovrei portarlo a un campo di addestramento per marine americani.

Però vabeh, questa opzione esce sempre fuori, causando molto scazzo di coppia.

Le differenze si sono appianate stamattina, quando senza alcuna causa, se non la proibizione di vedere altri cartoni animati (li guardiamo volentieri, ma non vogliamo esagerare), il Pupo ha cominciato una tragedia greca che si è conclusa solo un’ora e mezza più tardi, quando sempre singhiozzando si è addormentato con la pancia vuota in un’orgia di pupazzi. Quindi non è l’asilo. Nessuno lo dice a voce alta, ma non ce n’è bisogno, lo sappiamo benissimo.

Non è la fame, perché in questi giorni ha poco appetito e soprattutto quando frigna non vuole niente. Non sono le puzze, perché ne è un fautore entusiasta, ormai sono passati i tempi delle coliche. Non sono i denti, sono già tutti cresciuti da tempo.

Sono capricci, e come tali vanno ignorati.

Solo che è dannatamente difficile ignorare uno stronzetto che fa più casino di una festa di studenti Erasmus, che all’una e mezza di notte, falliti tutti i tentativi di calmarlo, urla come un ossesso e con dei potenti colpi d’anca fa muovere il lettino, facendolo stridere sul pavimento. Così facendo produce un casino a tutto tondo: disturba quelli di sopra e di fianco con gli urli, quelli di sotto col lettino che stride e noi sowieso, noi in ogni caso.

Alla fine rinunci e sei disposto a cedere su tutta la linea: vuoi dormire nel lettone? Va bene. Vuoi un pezzo di torta? Ok. Non ne vuoi più e decidi che me la devo mangiare io? Va bene, cazzo, me la mangio. Vuoi vedere quel cazzo di pinguino? Ci guardiamo Pingu, qui e ora, alle due di notte. Qualunque cosa, basta che stai ZITTO.

Ovviamente, siccome questi sono solo capricci, lui mica smette. Anzi, vede che noi ormai abbiamo gettato la spugna e salta sui nostri corpi stremati, mi ficca un gomito nella giugulare, mi scavalca e reclama a gran voce le pantofole, perché cazzo, sono solo le due e la notte è ancora giovane.

Alla fine riprendi la situazione in mano: il Consorte è piombato in una sorta di stato comatoso, da cui riemergerà solo la mattina (true story bro, stamattina aveva un vuoto di memoria dalle due alle quattro del mattino, mentre io purtroppo ero sveglissima), tu ne hai davvero le palle piene. Basta, ora basta. Prendi il Pupo e lo porti nel suo lettino, gli scarichi addosso 45 peluche, gli dici di smetterla di rompere i coglioni e con un bacino molto poco sentito gli auguri la buona notte.

Lui fa finta, si mette giù e ti dice “Tschuess”. Tu torni a letto bestemmiando in greco, ti infili sotto le coperte, spingi da una parte le briciole di torta e speri di addormentarti. Ci riesci dopo alcuni minuti, e poco dopo LUI ricomincia a urlare.

Ah, ma ora basta, abbiamo detto che ci vuole polso e basta, che urli pure.

Urla, urla, urla. Il comatoso a fianco riesce a strisciare un piede fino al tuo e ti fa una leggera pressione come a dire “Piange, che si fa?” Tu gli urli di non rompere i coglioni anche lui e cerchi di ignorare il tutto. Pensi SERIAMENTE di vestirti e scappare nella casa vecchia. Forse anche senza vestirti. Ti immagini di correre in macchina in mutande e maglia di pigiama e di evitare i pochissimi passanti notturni. Quindi ti ricordi della vicina xenofoba di sopra, dell’ottantenne della porta accanto e della rincoglionita del piano di sotto che è amica della xenofoba. Ti immagini scenari apocalittici di loro che chiamano gli assistenti sociali dicendo “Quel povero bambino urla tutta la notte”.

Allora ti alzi e vai dal demonio ululante. Lo prendi sottobraccio come una baguette, vai in camera da letto e annunci al Consorte comatoso “O te lo prendi tu, o vola dalla finestra!”

Il Pupo sente puzza di bruciato e capisce che con la mamma ha tirato troppo la corda. Tende le braccia verso quel che resta di suo padre e singhiozza “Pa-pà-à-à-à!”

L’Uomo riemerge dall’abisso e biascica “Vuoi vensjcbabcjklvue da pa sh pà?” Ti basta questo, è il segnale: glielo scarichi addosso senza tanti complimenti e scoppi a piangere dalla stanchezza, rabbia, frustrazione.

Lo stronzetto appena tocca il petto del padre – per la millesima volta durante la serata, perché finché non è caduto in coma l’Uomo si è dato da fare in ogni modo per placare la belva – si addormenta di schianto, non senza averti prima mandato uno sguardo lacrimoso che dice “Ecco, lui SI’ che mi vuole bene”.

Così abbiamo dormito fino alle nove, io in un sonno profondo ma agitato, punta dalle briciole di torta, l’Uomo tranquillo e il Pupo a quattro de spade in mezzo al letto, come se non fosse successo nulla. Il sonno dei giusti.

Hai voglia a restare impassibile, non innervosirti, non permettere alla situazione di escalare. Hai voglia a ignorare gli urli belluini.

Comunque stasera avevamo deciso di fare fronte compatto in caso di principio di capriccio, ma il nano ha capito che non era aria e dorme placidamente da ore. Piccolo bastardo scaltro.

Pubblicato da: lastejan | 15/03/2012

Autocompiacimento

Mi merito una brioche vuota riempita di nutella dell’Esselunga perché:

ho svitato e sfilato il vecchio frigo (rotto) a incasso dalla cucina,

l’ho fatto scivolare su due sedie,

ho tagliato il cavo di alimentazione che non si poteva tirare via,

ho messo dei cartoni per terra,

ci ho fatto scivolare sopra il frigo,

l’ho trascinato grazie ai cartoni fino all’ingresso,

ho pulito bene bene lo schifo che c’era dietro e intorno al frigo, e ora potrò usare quello spazio per metterci piatti e pentole.

Il tutto da sola.

Diciamo che me ne merito pure due, di brioches, ma sono virtuosa e mi fermo a una.

Pubblicato da: lastejan | 13/03/2012

Io volevo fare la stronza

Ogni tanto mi capita di farmi dei tuffi nel passato con youtube e ascoltare canzoni degli ultimi anni, facendo riemergere tanti di quei ricordi da restare quasi in botta per un paio d’ore.

Stasera sono capitata nel tunnel Silvestri-Gazzè-Tiromancino-Subsonica. Sono quindi passata da una me scanzonata e un po’ cazzona a una me alternativa, mi sono fatta un breve trip ultraromantico e sono atterrata su “Tutti i miei sbagli”, che mi suscita tante sensazioni fittizie. Parla di una donna stronza. Secondo molti nei commenti si riferisce anche o solo alla droga, ma sinceramente mi stanno in culo quelli che vedono riferimenti alla droga dappertutto. Alla fine è una canzone, ognuno la vede un po’ come vuole. Però se senti “Lucy in the sky with diamonds” e pensi che parli di una crisi mistica dei quattro baronetti, allora hai un problema.

Per tornare a bomba, canto e mi ricordo di me come stronza fatale, cosa che non sono mai stata e che non sarò mai. Quella che ti prende e ti molla come le pare, quella per cui fai le pazzie, quella di Radiofreccia per cui Freccia esce di testa. Quella che quando balla tutti rimangono incantati. Io al massimo sono quella che quando balla tutti si rotolano dal ridere. Mi spiace così tanto di non essere stata così, che ascoltando questa canzone mi piace immaginarmi di esserlo stata.

Ho avuto un paio di pettinature molto discutibili e un guardaroba da pena capitale, ero insicura e ingenua. In generale mi stavo abbastanza antipatica. Non hanno certo aiutato i ragazzi beceri con cui uscivo, ragazzi fondamentalmente senza palle. Ci sono stati amici che andavano e venivano a seconda del vento, amiche che improvvisamente mi odiavano (non so se vi suona strano, ma a me è successo con almeno 3 persone), cose così. Gente a cui ho confidato segreti che il giorno dopo sapevano due città intere.

C’erano anche gli amici veri, quelli che mi apprezzavano per come ero e che sono tutt’ora degli ottimi amici, ma si sa che ci si lascia sempre più influenzare dalle cattive compagnie.

Beh, comunque è andata a finire che ho preso mille facciate e probabilmente ho perso mille occasioni perché non volevo essere quella che fa la figuraccia. Questo terrore della figuraccia tutto italiano. So di una ragazza che ha indossato dei pantaloni bianchi ad un pic nic e inaspettatamente le sono venute le sue cose. Ai tempi mi sembrava una figura tanto di merda da autoesiliarsi in un convento di clausura. Oggi probabilmente manco se ne ricorda. Una volta ho avuto il coraggio di chiedere un appuntamento – in modo velatissimo ed equivocabilissimo per prudenza – a un ragazzo che mi piaceva, mi sono presa un due di picche e… basta. Non è cambiato niente. Siamo rimasti amici e siamo tutt’ora in contatto (l’onnipresente FB). Però all’epoca ho meditato seriamente l’ipotesi di cambiare classe (di solfeggio, non lo conosce nessuno dei lettori, ora non state a scervellarvi) per la vergogna terribile. Uuuh, ho quindici anni e mi piace un ragazzo, sai che vergogna! Vabeh, quattordici anni dopo son buoni tutti.

Chissà come sarebbe stato parlare chiaro con tutti, non scendere a compromessi con me stessa. Se ci penso mi vengono in mente mille casi in cui avrei voluto comportarmi “peggio”. Quando quella mia amica ha smesso di parlarmi e cominciato a sparlare di me, avrei dovuto andare lì e dirle “Che problema hai esattamente?” Quando quel ragazzo mi ha detto “Eh sai, l’università è al primo posto”, gli avrei dovuto ridere in faccia e slinguarmene subito un altro, invece di disperarmi. Quando un altro mi ha detto “Sai, io, lupo solitario…” (questo me l’hanno detto in due, ma credo che sia un leit-motiv maschile) avrei dovuto almeno fingere di essere stronza: prenderlo, lasciarlo, prenderlo, lasciarlo, tutto all’insegna del “tanto sei un lupo solitario, no?”

Non mi pento di essere stata ingenua, per lo meno sono stata sempre dalla parte dei “buoni”. In un film io sarei stata quella per cui tutti fanno il tifo, e non quella che “Eddai, lascia quella vacca, mettiti con l’altra!”, però a volte vorrei esserlo stata.

Vediamo di correggere un po’ di “finali”.

La mia amica L. non mi parla più. Vado da lei, le dico “Perché non mi parli più?” “Perché hai mollato quel ragazzo tanto carino” “Ah, ok, allora ciao.” “Ciao.” E niente più pare a riguardo.

Il mio ragazzo mi dice “Non posso venire da te, devo lavare il cane.” “Bene, allora puoi anche limonartelo, il cane, perché con me non lo farai più.” Bon, cellulare spento. Sono ultra sicura che avrebbe mollato la cannetta dell’acqua, sarebbe balzato sul papero (il motorino, il papero, sapete?) e sarebbe corso da me.

Quando successe questo, invece di stare lì a farmi fintoaccarezzare per mezz’ora e poi stupidamente sospirare con la fiatella, avrei dovuto cacciargli la lingua in gola e risolvere la questione. Tanto sicuramente la fiatella ce l’aveva pure lui, non ce ne saremmo accorti e avrei saputo cosa succede a baciare il proprio migliore amico. Probabilmente sarebbe finita nel sangue dopo un paio di settimane, ma mi sarei tolta il dubbio.

Lo stesso tizio di cui sopra: passo, sorrido per salutarl… non mi saluta, si volta dall’altra parte. Lastè cattiva continua a camminare verso di lui, lo affronta a brutto muso e dice “Senti, stronzetto viziato, il saluto lo toglia a tua zia, non a me, vigliacco!” (successo un annetto dopo, non collegato all’episodio tremendo della fiatella)

Ragazzo becero “Mi dispiace, Ste, ma in questo periodo ho tante cose per la testa e tu non sei al primo posto fra queste”. Invece di restarci di sale (scema!), la faccio finire così: “Te la sei fatta scrivere da qualcuno questa minchiata o ti è venuta spontanea?”

Sempre lo stesso, con cui avevo stupidamente ricominciato a vedermi. Amico comune ignaro: “…e così adesso tu, Ragazzo Becero, te la fai con Tizia!”. Non far finta di niente, diventando paonazza, dire “Oh, buon per lui” e andarsene a piangere in macchina, bensì “Ah sì? Allora te ne limoni un’altra oltre a me? Non l’avrei mai detto, non è che tu sia un Adone.” e godermi la faccia degli amici presenti. E la sua.

Però col tempo sono diventata davvero più stronza, quasi quanto volevo esserlo da più giovane. Mi sono presa una volta la mia rivincita con Ragazzo Becero, con cui sono rimasta molto amica (assurdità da musicisti, a furia di suonare insieme).

“Dimmi, come sta Tizia, che fine ha fatto?” “E’ sposata, ha due figli” “Pensa un po’, due delle tue ex sono sposate e con figli. E la tua morosa come sta?” “Non lo sai? Mi ha lasciato, ma prima mi ha cornificato per mesi.” “Oh, guarda un po’, il karma!” “…”

E’ bello essere stronzi, ogni tanto.

Pubblicato da: lastejan | 08/03/2012

La ciotola gialla

Ieri mattina stavo male. Male male male, avevo un mal di gola bestia. Era iniziato il pomeriggio del giorno prima, durante la notte mi ero svegliata diverse volte per il dolore e così ho deciso di andare dal dottore, uno nuovo. Non che voglia abbandonare la Sylvia, che ci dà del tu e ci congeda con una pacca sulla spalla ordinandoci di prendere palline omeopatiche e bombe d’antidolorifici, ma lei è a circa tre chilometri da qui, mentre dalla casa nuova posso raggiungere un medico generico di nome Rolf in meno di cinque minuti. E come fai a perderti uno che si chiama ROLF?!

Così ho vestito il Pupo e me stessa e siamo andati da Rolf. Ha una particolarità: sul sito della camera dei medici apre lo studio alle otto e mezza. Sul suo sito personale dice alle 8. Quando arrivi lì alle otto e venti, sulla porta c’è scritto alle 9, ma in realtà è già aperto.

Sua moglie, che come sempre la tipa all’accoglienza è la moglie del dottore, mi annuncia con gioia che siamo vicine di casa e facciamo due caeti. Mi manda da suo marito e lui mi fa “Dica aaaaah” proprio come dovrebbe dirti un medico che ti visita. Mi tira giù la lingua cl bastoncino del gelato, sbircia in fondo alla mia bocca, mi tasta le tonsille ed emette un preoccupante “UH!”

Mi fa prelevare sangue e pipì da sua moglie (cioè, la pipì l’ho prelevata e consegnata io) e poi mi spedisce dalla sua sostituta. Perché ci sia bisogno di farsi vedere da due dottori per la stessa roba non lo so, ma per me è stato interessante: lei mi chiede che sintomi ho, mi tasta le tonsille ed emette lo stesso preoccupantissimo “UH!”

In pratica ho la tonsillite. Antibiotico, gargarismi, vitamine. E va beh, me ne sto.

Per consolarmi un po’, ho deciso di scartare finalmente la mia stupenda ciotola gialla. L’ho comprata a Vienna questo weekend nel negozio più bello della città: articoli per la casa di stralusso.  Non è che l’abbia pagata chissà che, però dieci euri per una ciotola in melamina son sempre 10 euri. Design olandese, giallo girasole, impugnatura e beccuccio. Bellissima.

Quel burlone di mio figlio subito me la prende di mano e se la mette per cappello. Io gli dico “Ma che scemo, dai qua!” e lui per che la prendessi fa uno scatto indietro con la testa, la ciotola cade, rimbalza sul pavimento e si rompe in due pezzi.

Non ne vado fiera, ma sono scoppiata a piangere. Il mal di gola, l’antibiotico, la ciotola nuova, l’Uomo che sarebbe tornato solo molte ore dopo, disperazione.

Mi sono rannicchiata su una sedia come un bambino piccolo, mentre il vero bambino piccolo della situazione guardava me e la ciotola rotta, incerto sul da farsi. Poi ha avuto un lampo di genio: ha preso un aereo e un pezzo di Lego e me li ha messi in mano. Per consolarmi della ciotola, capite? Allora io l’ho abbracciato, e lui ha capito che doveva farmi le coccole. Mi ha preso una mano e ha appoggiato la testa su di me. A quel punto piangevo anche per la commozione, una valle di lacrime. Poi mi ha guardata e mi ha detto “C-peit?” ovvero “coperta” e io “Sì, bravo, accompagnami a letto”. Mi ha tirata per la mano fino in camera mia e mi ha fatta mettere a letto, su richiesta mi ha portato il suo orso preferito, poi è andato a prendere la sua c-peit preferita e si è messo a letto con me.

Nel consolare una donna ha la resistenza tipica di un uomo adulto, cioè meno di 3 minuti, quindi a quel punto ha deciso che mi aveva coccolata abbastanza e ha preso a saltarmi sulla pancia gioiosamente, ma stavo già meglio.

Che ravatto, mi devo far consolare da un bambino di quasi due anni.

Oggi non mi sembra di star meglio, sono stanca morta, lui fa i capricci e probabilmente anche oggi l’Uomo arriverà tardi perché ci sono grandi rivoluzioni in atto al lavoro. E poi ho lezione e mi chiedo come cacchio farò, che quando parlo sembro Shakira.

Pubblicato da: lastejan | 27/02/2012

Come far innervosire la segretaria di un nido

Per settembre ho un bisogno assoluto di un posto all’asilo nido part time. Non mi basta solo il nido, ho bisogno di un nido in particolare, l’unico raggiungibile a piedi in meno di un’ora. Ce n’è uno solo, che però ha due sedi.

Ha due sedi, ma è il più chic di tutta la città. Quando facevo le sedute di agopuntura prima del parto le mamme erano tutte molto chic. “Chic” in una città campagnola come Villach significa che sono in grado di parlare anche al di fuori del famoso dialetto di cui vi dicevo e che di lavoro non mungono le vacche ma, per esempio, fanno le segretarie, insegnano qualcosa, o addirittura si occupano di pedagogia. Lavori normali che le fanno sentire molto fàighe, paragonate alle bovare di cui sopra. (Un giorno dovrò parlarvi delle madri di questa città).

Ecco, quindi siccome erano chic, ancora prima che nascessero i loro figli pensavano a dove mandarli al nido. Quello di cui si parlava di più era il “Raggio di sole”, a quanto pare all’avanguardia educativa, tutto esaurito, metodo Montessori, ti insegnano pure a volare. Ci volevano iscrivere i bambini nel 2010 per il 2011. Pensavo “Ma ‘sti gran cazzi! Ce lo iscrivo quando mi serve, poi mica mi serve l’asilo chic!”

Povera ingenua, ancora non sapevo che in tutta la provincia ci sono solo 6 asili nidi, di cui 3 in città e 3 fuori. Inoltre con “in città” si intendono delle strade secondarie ai confini con la periferia, perché solo lì possono avere un grande giardino. Qui se non hai il giardino nell’asilo non esisti.

Quando a febbraio 2011 sono andata a iscrivere il Pupo per il settembre successivo, hanno represso una risata e mi hanno detto che per una che fa lezione di italiano una volta alla settimana ed è sposata, le probabilità di avere un posto sono praticamente nulle.

Hanno la precedenza:

Madri single che lavorano, madri single, madri sposate dove lui&lei lavorano, e alla fine io, madre sposata dove solo lui lavora, quindi tu stronza puoi startene a casa con tuo figlio. Nessuno pensa al fatto che se cerchi un lavoro, nessuno te lo dà se prima non hai un posto all’asilo. Questo era infatti il mio problema l’anno scorso. Infatti non me l’hanno dato, il posto all’asilo.

Per puro culo ho trovato poi due minilavori e due giornate libere in un asilo di quelli in provincia, che posso raggiungere solo con Consorte facendo un giro assurdo con la macchina. Siccome so che non posso affidarmi al culo, quest’anno volevo fare una preiscrizione a tappeto: compilare il modulo in TUTTI gli asili nel raggio di un km. Non ce n’è neanche uno. Nel raggio di DUE km. Ce ne sono due. Nel raggio di TRE!!! E ‘sti cazzi!

Nel raggio di quattro, infine, ce n’è un terzo. Per primo ho chiamato questo perché so che non è cool e ha più posti. Mi hanno presa per pazza. “Signora, intende per il 2013?” “Ovviamente no, per settembre” “Ma li abbiamo già assegnati, siamo a FEBBRAIO!” “L’anno scorso ad aprile avevate ancora posti!” “Beh, quest’anno no.” Bene, fottiti!

Chiamo, molto retoricamente, il “Raggio di sole”. Una tizia mi dice che non sa, perché manca la segretaria, ma crede che abbiano già deciso. Ma come? Adesso li assegnano due mesi prima?? Provo con l’altra sede, dove una un po’ più informata dice che non hanno ancora fatto l’assegnazione, di chiamare lunedì.

Dopo tre giorni mi chiama sul cellulare una dell’amministrazione del Raggio di sole e mi fa “Lo vuole ancora quel posto al nido?” “SI’. Però di cosa stiamo parlando? Ho chiamato 2 giorni fa e mi hanno detto che lei non c’era.” “Io infatti non so niente della sua chiamata, sono un’altra segretaria.” “Ma allora come fa a sapere che cerco un posto?” “Lei non ha fatto domanda scritta?” “Un anno fa…” “Eh.” “Lei mi chiama per la mia domanda di un anno fa che mi avevate rifiutato?!” “Insomma, le serve ancora il posto o no?”

[Piccola interruzione: mi ha appena chiamata una tipa di un gruppo di gioco genitori-bambini che avevo chiamato circa sei mesi fa, mi ha offerto un posto una volta alla settimana. 'Sta gente non ha il senso della misura.]

Riprendiamo: “Insomma, le serve ancora il posto o no?” “Sì sì sì sì! Per carità, sì!” “Ecco, allora la metto in lizza! La sua situazione è sempre la stessa?” “NO! Ora lavoro in un’agenzia immobiliare e ho un urgentissimo bisogno del posto per potermi far ampliare il contratto!” (faccio cenno al mio capo “Capo, posso raccontare che mi amplia il contratto?” “Fai, fai!”) “Benissimo, allora aggiorno i dati.” “Ma come mai mi chiamate, ora?” “Perché abbiamo aperto una sede extra per i lavoratori della XXXXon, che prima venivano tutti qui, perciò abbiamo più posti liberi in centro!” “Oh, che gioia, Iddio sia lodato!” “Però aspetti a gioire, non è ancora sicuro niente!” “Vabbeh, posso fare un salto a chiedere poi?” “Sì sì”.

Oggi ho fatto un salto. Trovo due segretaria immerse nel lavoro che mi guardano come se fosse appena entrato un motociclista tatuato. Cacchio, sono una madre con un bambino piccolo, cosa vi stupite?

Dico che blabla, la chiamata, com’è la situazione. “Non si sa ancora, ci facciamo sentire nelle prossime 3 settimane massimo”. “Ma ha scritto che ora lavoro di più?” “Sì, certo” “E che mi devono ampliare il contratto?” “Sì, sì” “E che…” “Senta, 5 mattine la settimana?” “Sì!” “Ecco, allora abbiamo tutto.” “Anche che…” “Tutto, tutto.” Mh. Rimango un secondo pensando a come non sembrare una stalker. “Ah, ma non vi ho detto il nuovo indirizzo!” “Ah no, questo è importante, dica!” Ah-a, beccata!

Dò l’indirizzo tutta fiera, ringrazio, sorrido, esco. Poi mi torna in mente una cosa, rientro col Pupo sottobraccio. “Le ho detto che mi vanno bene tutte e due le sedi?” “Sì!!” “Perché sono ugualmente vicine, e quindi… ” “Sì, è scritto sulla sua domanda, non si preoccupi!” (e si tolga dai coglioni, temo) “Scusi, sì, ovvio, grazie, arrivederci.”

Forse sono stata un po’ stalker, ma quelle ce l’hanno un’idea di quanto sia importante per me questo belin di posto?

Vabeh, mi avranno un po’ inveito contro, ma chissene. L’importante è che ci prendano!

« Articoli più recenti - Articoli precedenti »

Categorie

Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.