Se si cerca con Google qualche articolo sui capricci dei bambini di due anni si trova sempre la stessa roba: terrible two’s, ignorateli, tenete duro, non lanciate il bambino dal quarto piano.
Ripetono le stesse istruzioni per l’uso talmente tante volte che credo che sia davvero il modo giusto per affrontare queste scenate spaventose. Anche perché lo senti che ignorare i capricci è la strada giusta. Come se non bastasse, io mi ricordo benissimo dei miei capricci, di come i miei mi ignoravano e io continuavo a piangere e urlare, senza più sapere per cosa, perché pensavo “Loro DEVONO venire a consolarmi, non è possibile che mi lascino piangere così, continuerò finché non vengono da me.”
Non venivano, e forse per questo sono diventata una che sa badare a se stessa. Basta poi guardare adesso, da adulta, i risultati dei diversi atteggiamenti dei genitori nei confronti dei capricci dei figli: se li ignorano, durano molto poco. Se li assecondano, diventano più frequenti e più fetenti.
Tra l’altroieri e oggi il Pupo si è esibito in alcune pièces teatrali da far impallidire Mario Merola: urla strazianti, occhi gonfi, fronte imperlata di sudore, orecchie paonazze. Li fa tanto bene, ‘sti capricci, che quasi ti sembra che ci sia un problema reale.
“Ha scoreggiato, allora era mal di pancia!” “Tiene una mano sulla guancia, è mal di denti!” “Ha guardato il mio piatto, è fame!” fino alla classica, inesorabile uscita di mio marito “E’ stato all’asilo stamattina e ora fa i capricci: vuol dire che non è pronto per tutte quelle emozioni.”
Mio figlio è un bambino alto 94 cm, pesante 14 kg. E’ fuori da ogni curva di crescita. I suoi giochi preferiti sono i più casinisti, i più rudi, dove lo si lancia in aria, si corre come pazzi, ci si ammazza di solletico, gli si morsica la pancia. Adora gli altri bambini, adora andare all’asilo. Mio figlio è un vichingo.
Ora, per dire che non è pronto per l’asilo, devi proprio passarci poco tempo insieme. Infatti è così, ma è normale: la giornata del Pupo si svolge dalle 7 del mattino alle 7 e mezza di sera, e l’Uomo lo vede se va bene tre ore al giorno visto che lavora a 40 km da casa. Io che ci passo 12 ore al giorno so che lui con l’asilo ci fa la birra. Per impressionarlo credo che dovrei portarlo a un campo di addestramento per marine americani.
Però vabeh, questa opzione esce sempre fuori, causando molto scazzo di coppia.
Le differenze si sono appianate stamattina, quando senza alcuna causa, se non la proibizione di vedere altri cartoni animati (li guardiamo volentieri, ma non vogliamo esagerare), il Pupo ha cominciato una tragedia greca che si è conclusa solo un’ora e mezza più tardi, quando sempre singhiozzando si è addormentato con la pancia vuota in un’orgia di pupazzi. Quindi non è l’asilo. Nessuno lo dice a voce alta, ma non ce n’è bisogno, lo sappiamo benissimo.
Non è la fame, perché in questi giorni ha poco appetito e soprattutto quando frigna non vuole niente. Non sono le puzze, perché ne è un fautore entusiasta, ormai sono passati i tempi delle coliche. Non sono i denti, sono già tutti cresciuti da tempo.
Sono capricci, e come tali vanno ignorati.
Solo che è dannatamente difficile ignorare uno stronzetto che fa più casino di una festa di studenti Erasmus, che all’una e mezza di notte, falliti tutti i tentativi di calmarlo, urla come un ossesso e con dei potenti colpi d’anca fa muovere il lettino, facendolo stridere sul pavimento. Così facendo produce un casino a tutto tondo: disturba quelli di sopra e di fianco con gli urli, quelli di sotto col lettino che stride e noi sowieso, noi in ogni caso.
Alla fine rinunci e sei disposto a cedere su tutta la linea: vuoi dormire nel lettone? Va bene. Vuoi un pezzo di torta? Ok. Non ne vuoi più e decidi che me la devo mangiare io? Va bene, cazzo, me la mangio. Vuoi vedere quel cazzo di pinguino? Ci guardiamo Pingu, qui e ora, alle due di notte. Qualunque cosa, basta che stai ZITTO.
Ovviamente, siccome questi sono solo capricci, lui mica smette. Anzi, vede che noi ormai abbiamo gettato la spugna e salta sui nostri corpi stremati, mi ficca un gomito nella giugulare, mi scavalca e reclama a gran voce le pantofole, perché cazzo, sono solo le due e la notte è ancora giovane.
Alla fine riprendi la situazione in mano: il Consorte è piombato in una sorta di stato comatoso, da cui riemergerà solo la mattina (true story bro, stamattina aveva un vuoto di memoria dalle due alle quattro del mattino, mentre io purtroppo ero sveglissima), tu ne hai davvero le palle piene. Basta, ora basta. Prendi il Pupo e lo porti nel suo lettino, gli scarichi addosso 45 peluche, gli dici di smetterla di rompere i coglioni e con un bacino molto poco sentito gli auguri la buona notte.
Lui fa finta, si mette giù e ti dice “Tschuess”. Tu torni a letto bestemmiando in greco, ti infili sotto le coperte, spingi da una parte le briciole di torta e speri di addormentarti. Ci riesci dopo alcuni minuti, e poco dopo LUI ricomincia a urlare.
Ah, ma ora basta, abbiamo detto che ci vuole polso e basta, che urli pure.
Urla, urla, urla. Il comatoso a fianco riesce a strisciare un piede fino al tuo e ti fa una leggera pressione come a dire “Piange, che si fa?” Tu gli urli di non rompere i coglioni anche lui e cerchi di ignorare il tutto. Pensi SERIAMENTE di vestirti e scappare nella casa vecchia. Forse anche senza vestirti. Ti immagini di correre in macchina in mutande e maglia di pigiama e di evitare i pochissimi passanti notturni. Quindi ti ricordi della vicina xenofoba di sopra, dell’ottantenne della porta accanto e della rincoglionita del piano di sotto che è amica della xenofoba. Ti immagini scenari apocalittici di loro che chiamano gli assistenti sociali dicendo “Quel povero bambino urla tutta la notte”.
Allora ti alzi e vai dal demonio ululante. Lo prendi sottobraccio come una baguette, vai in camera da letto e annunci al Consorte comatoso “O te lo prendi tu, o vola dalla finestra!”
Il Pupo sente puzza di bruciato e capisce che con la mamma ha tirato troppo la corda. Tende le braccia verso quel che resta di suo padre e singhiozza “Pa-pà-à-à-à!”
L’Uomo riemerge dall’abisso e biascica “Vuoi vensjcbabcjklvue da pa sh pà?” Ti basta questo, è il segnale: glielo scarichi addosso senza tanti complimenti e scoppi a piangere dalla stanchezza, rabbia, frustrazione.
Lo stronzetto appena tocca il petto del padre – per la millesima volta durante la serata, perché finché non è caduto in coma l’Uomo si è dato da fare in ogni modo per placare la belva – si addormenta di schianto, non senza averti prima mandato uno sguardo lacrimoso che dice “Ecco, lui SI’ che mi vuole bene”.
Così abbiamo dormito fino alle nove, io in un sonno profondo ma agitato, punta dalle briciole di torta, l’Uomo tranquillo e il Pupo a quattro de spade in mezzo al letto, come se non fosse successo nulla. Il sonno dei giusti.
Hai voglia a restare impassibile, non innervosirti, non permettere alla situazione di escalare. Hai voglia a ignorare gli urli belluini.
Comunque stasera avevamo deciso di fare fronte compatto in caso di principio di capriccio, ma il nano ha capito che non era aria e dorme placidamente da ore. Piccolo bastardo scaltro.