Sarà l’estate, sarà che finalmente c’è un po’ da fare, sarà che non c’ho voja, ma ultimamente mi sembra di non avere niente da dire.
Invece ci sono un sacco di cose da raccontare. Per prima cosa dobbiamo far slittare la partenza per Zena di una settimana, perché mio suocero deve essere operato. Per fortuna non è niente di grave. Inzomma, neanche tanto piacevole, però dicono che è un intervento di routine e che forse addirittura il giorno stesso potrebbero rilasciarlo. Comunque è meglio che rimaniamo ancora questa settimana, così siamo vicini a ll’ospedale nel caso lui abbia bisogno di qualcosa, possiamo seguire bene tutta la faccenda, portiamo su e giù da lago la suocera, che non può dormire da noi perché non c’è spazio e non può dormire da sua madre perché… beh, perché. Perché probabilmente dopo 24 ore si accoltellerebbero con una spatola da burro. Nessuna delle due ne ha voglia. In questa famiglia i rapporti madre-figlia sono totalmente fuori dai canoni.
Io devo ammettere che mi è dispiaciuto enormemente rimandare la partenza. Lo so che dovrei pensare solo “Oh, no, mio suocero! Il padre del mio Uomo!” E l’ho pensato, eh! Però io impazzisco quando mi cambiano i programmi, ero ansiosa di andare a Genova per poter finalmente vedere un po’ di gente, andare al mare, mollare Jan a qualche zia e finalmente uscire una sera con Sami… Avevo proprio bisogno di staccare, ecco, e invece il giorno prima è saltato tutto. Sentire invece che mio suocero doveva essere operato mi ha fatto stranamente poco effetto. Non perché non mi preoccupi, bensì perché me lo sentivo. Non so da quando, penso da quando ci ha chiamati da Vienna, terrorizzato perché facendo 3 km a piedi all’una del pomeriggio sotto il sole ha avuto delle fitte al cuore. Ora, a parte che pure a un elefante in quella situazione verrebbe un colpo, quindi figuriamoci un signore di 67 anni suonati che fa zero movimento e mangia austriaco, era chiaro per me che fosse qualcosa di un po’ più grave di un colpo di sole. Insomma, i presupposti c’erano tutti, secondo me. Poi il medico gli ha prescritto dei medicinali da cavallo e per fortuna si è convinto a venire qui a Villach, anche se suo figlio è dovuto andare a prenderlo. Ma in realtà non era un presentimento tipo “Con dei sintomi così, è probabile che debba andare in ospedale”, ma uno tipo “Andrà in ospedale, me lo sento.” Cioè più istintivo che pensato. Quindi quando la suocera tutta preoccupata me l’ha detto io non sono andata in panico come loro. No, ho aspettato che andassero via e poi sono scoppiata a piangere perché avevo davanti a me un’altra settimana di ansia, raddoppiata dal suocero operaturo.
Lo so, sono una merda. Sono un’egoista e penso solo a me. E ‘sti cazzi, sì! Per la prima volta in vita mia ho un bisogno fisico di vacanze, e mi slittano di una settimana, mettendomi davanti una settimana peggiore delle precedenti.
Va beh. In compenso restando qui potrò vedere la Silvia e la Cleo e vedere se Jan farà amicizia con la Cleo. In cosa consista l’amicizia fra poppanti non lo so, ma spero di scoprirlo. Forse si passano i sonaglietti sbavati, oppure cercano di afferrarsi a vicenda, chissà. Oppure piangono in sincrono.
La nonna, appresa la notizia su suo genero, non ha rilasciato commenti, come del resto si conviene a una novantenne austriaca. In compenso ha accolto con gioia la notizia che partiamo più tardi. Non perché sia contenta che stiamo più tempo nelle sue vicinanze, ma perché le scazza che andiamo in Italia. In generale le scazza che andiamo da qualunque parte.
“Vorremmo andare al lago.” “Ci sono le zanzare! Restate qui!”
“Vorremmo andare a fare la spesa.” “Sempre a fare la spesa! Cosa avrete mai da comprare??”
“Andiamo in Portogallo.” “Cosa ci andate a fare?? Restate qui che è più bello!”
“Dobbiamo andare dal pediatra.” “Sempre dai dottori, andate! Ma lasciate in pace quel bambino!” “Ma come?! Deve fare i vaccini?” “Ma va’, ai miei tempi non si facevano i vaccini!” “Infatti i bambini morivano spesso.” “… e comunque non così tanti!”
Ecco, questa è una selezione delle sue perle di saggezza. L’ultima è: “Che cosa ci andate a fare in Italia?? Lasciate stare, fa caldo, andateci in autunno!” “Ma nonna, i parenti della Stefania sono in Italia, andiamo da loro!” “E quel povero bambino! In Italia fa CALDO, poverino, lasciatelo in pace!” “Fa caldo anche qui. Ci sono 32 gradi e a casa nostra non si possono aprire le finestre.” “Ma in Italia fa PIU’ caldo! E le zanzare!” “Sì, certo, e pensa agli pterodattili che ci sono qui… Stai tranquilla, il pupo rimane comunque in casa nelle ore calde.” “Andateci in autunno! L’Italia non è un posto dove portare i neonati: FA CALDO! E poi ci sono LE ZANZARE! Delle zanzare speciali, più pericolose, si chiamano TIGRE*!” “… Nonna, sai, ci sono bambini anche in Italia. E ce ne sono certi che vengono al mondo anche d’estate…” “FA CALDO!”
*le zanzare tigre… Deve aver letto per sbaglio un giornale di dieci anni fa, perché non è che siano proprio la novità del momento.
Va beh. Novant’anni. Novant’anni. Lasciamo perdere. A parte che io sono italiana e la mia famiglia è in Italia, e che se voglio portarci mio marito e mio figlio, ce li porto quando ci va. A parte che non esiste che della gente non veda i propri parenti più stretti per dei mesi perché “fa caldo”, e non parliamo dei parenti nigeriani di un albino residente al Polo. No, no, basta, non devo neanche pensarci. E’ inutile che mi incazzi per una vecchietta che ha partorito sotto le bombe e parla dell’Anschluss come se fosse ieri. Un’altra epoca, un altro modo di pensare, proprio un altro mondo. Per lei se vai a Tarvisio in macchina c’è il rischio che te la rubino più che se la parcheggi a Villach. In realtà il rischio è molto più alto a Villach, ma lasciamola vivere nel suo mondo col motore a scoppio.
Tornando a me e alla mia allegra famigliola, nel palazzo succedono cose turche, ma raccontiamolo in un altro post.
